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La scuola nel limbo: troppe incertezze

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Bocciature 2020, la grande incertezza. Quest'anno non si boccia, era stata l'unica indicazione passata all'inizio della quarantena. Invece sì, si boccia, ma solo in casi gravi, è il messaggio di questi giorni. A parte il fatto che non si decide mai alla leggera di fermare un ragazzo - e quindi la bocciatura avviene sempre in «casi gravi» - il dubbio lascia molti nel panico.

Tra un messaggio e l'altro sono passati due mesi, e nel frattempo i ragazzi si sono orientati. Il ripetuto «liberi tutti», a fianco di «tutto andrà bene», era già suonato come un'amnistia generale. Ora sembra che non sarà così. Primo collegamento del mattino e prima domanda: «Prof, ma allora quest'anno si può bocciare o no?». Ragazzi, quest'informazione non dovrebbe incidere sui ritmi del vostro lavoro. Dovreste studiare per voi stessi, non in vista dell'esito. Aggiungo che nelle valutazioni di scrutinio si tiene conto anche della pagella di gennaio, quando ancora di quarantena non si parlava. Sono valutazioni non condizionate da difficoltà di collegamento o panico da Coronavirus. «D'accordo, prof - si inserisce un compagno di classe - però molti di noi hanno il loro metodo: nel primo quadrimestre non studiano, tanto si sa che quei voti non contano niente. Poi si danno da fare per rimediare nel secondo quadrimestre. Quest'anno, però, ci hanno detto che ce la saremmo cavata comunque. E noi allora perché mai avremmo dovuto metterci al lavoro?». Viva la sincerità.

Il candore degli adolescenti riesce ancora a disarmarmi. Assumo un'aria grave e rispondo: sapete che questi discorsi non li voglio sentire. Il vostro dovere è impegnarvi da settembre a giugno. Si accende veloce un microfono: «Ma dai, prof - aggiunge un ragazzo - la "recuperatona" di maggio ci sta!». La «recuperatona», come la chiamano loro, non dovrebbe esistere, ma tanti di loro ci contano. Adesso, cambiati gli orientamenti, in molti temono di non avere più tempo. Il punto non è tanto decidere se promuovere tutti o meno, quanto rendersi conto che la scuola ha bisogno di «patti chiari». Ragionamenti sul lungo periodo. Di questo oggi si sente la mancanza. Altra classe, stessa urgenza: «Siamo ancora in tempo per farci interrogare? Possiamo offrirci volontari? Farà la media matematica dei voti?». Ricordatevi, il voto non è solo media, è giudizio globale.

Certo però che i numeri hanno un peso. Prende la parola una ragazza: «Prof, ma lei cosa pensa del fatto che i piani sono cambiati?». Quel che penso io poco importa, ragazzi: promozioni o bocciature sono sempre decisioni collegiali. Purtroppo, mentre avanza a grandi passi la fase 2, mentre si organizzano parrucchieri e ristoranti, la scuola rimane nel limbo dell'etere. Perfino le modalità dell'esame di Stato non sono ancora chiare. I ragazzi avrebbero bisogno di risposte definitive, ma io in questo momento non ne ho. Finisco il ripasso su Foscolo e inizio Manzoni. Al momento l'unica certezza è che la prossima settimana spiegherò il «Cinque maggio». Da bambina, sui banchi della scuola elementare, l'avevo imparata a memoria.
Eliana Agata Marchese

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