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Le mascherine e le paure degli altri

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C’è una scena del film Sex and the City 2 che riguarda “mascherine” un po’ particolari, quelle portate per ragioni religiose da alcune donne musulmane. Siamo negli Emirati Arabi dove le signore si coprono il naso e la bocca con un velo nero, detto shayla.

Carrie, una delle quattro amiche americane protagoniste della fortunata serie, è davvero incuriosita, come diavolo faranno a mangiare le patatine fritte? Poi lo vede: scostano il velo ogni volta che ne mettono una in bocca.

Forse la sola esperienza positiva nell’indossare la mascherina anche in spazi aperti e isolati (diciamolo, poco sensatamente), è stata quella di metterci nei panni di certe donne di religione islamica, abituate a nascondere una parte del volto. Forse d’ora in avanti ci sembreranno meno aliene.

L’esperimento sociale “tutti mascherati” è agli sgoccioli. Ragionevolmente, l’uso della mascherina in Trentino presto dipenderà dalle distanze, e da altre variabili relative ai contesti. Lo chiamo esperimento sociale, perché ha rivelato inclinazioni. Ha testato disposizioni. Ha evidenziato ribellioni. Ha richiesto fiducia e spesso un’ubbidienza orba.

Esco con il mio cane la mattina presto. La mascherina in tasca, fuori città non c’è nessuno in giro. Dietro una curva avanza un signore anziano che cammina da solo con la mascherina in mano. Come nel film western Mezzogiorno di fuoco, vediamo chi la estrae prima, io o lui. Lui. Ma si blocca a metà gesto. Perché mentre ci guardiamo negli occhi a entrambi scappa un sorriso. Basta con ’ste mascherine, pensiamo, senza dircelo. Sono stato irresponsabile? Non credo.

Ho passato le ultime settimane - per la verità, gli ultimi mesi - a leggere tutto il leggibile: pareri medici e contropareri medici, statistiche e diagrammi, ordinanze e suggerimenti, dichiarazioni ufficiali e non ufficiali, illazioni e interpretazioni, contestazioni alle “aperture” e contestazioni alle “chiusure”, inchieste e comunicati. Sono informato, come molti altri, su tutti i dispositivi di protezione. Grazie al cielo mi sento libero di pensare, aldilà degli schieramenti precostituiti e oltre le strumentalizzazioni politiche che hanno sponsorizzato le differenti posizioni sulle misure sanitarie. Responsabilità è una bella parola.

Abbiamo tutti la responsabilità di capire come stanno andando veramente le cose, sia dal punto di vista sanitario, sia dal punto di vista sociale. Abbiamo la responsabilità di sapere quali sono e quali non sono i rischi in diverse situazioni. Abbiamo anche la responsabilità di non diffondere spavento.

Leggo di un bando comunale per ripensare la città di Rovereto in chiave Covid. Sono arrivate 21 proposte di professionisti chiamati a riprogettare l’uso degli spazi e della socialità. Trasformare la città? Mi sembra inquietante. Calma ragazzi, non occorrono guardiole, percorsi obbligati e sorvegliati, cabine di sanificazione con spazzole rotanti tipo car wash. Per il semplice fatto che il tormentone Covid passerà, e se tornerà una stagione di contagio, più o meno grave, come certuni gufano, di certo la affronteremo in maniera più preparata e razionale.
Presto potremo tirare un sospiro di sollievo e camminare fischiettando all’aperto.

Ma l’esperimento sociale “tutti mascherati” ci ha segnati. Perché si respirava male. Perché abbiamo preso le multe. Perché togliersi la mascherina per baciare qualcuno ti fa sentire un delinquente. Perché abbiamo letto di speculazioni e di furbate. Ma anche per altri motivi, simbolici. Coprire il volto è un atto carico di significati. In Africa occidentale, per esempio, le maschere non sono considerate oggetti: sono persone, cioè chi si copre il volto diventa la maschera. Questo valeva anche nel mondo antico, in lingua latina maschera si dice proprio persona.

Nella fisiognomica c’è tutta una lettura della bocca: le labbra grosse sono “incompatibili con la malvagità”, se molli e mobili corrispondono al carattere, labbra carnose denunziano sensualità, labbra increspate danno indicazione di avarizia, e così via. Sono diagnosi arbitrarie, beninteso, ma che interessano la psicologia e l’antropologia. Vedendole, le bocche.

Il mio cane è vecchio, lento e buono. Mi capita di incontrare persone che ne rimangono comunque terrorizzate; io e lui ci guardiamo, tranquilli. Pazienza. Va bene l’empatia, ma non possiamo farci carico di tutte le paure degli altri.

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