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Renzi all'attacco del centrosinistra

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Pensavamo che la pandemia fosse il vero drammatico ostacolo, ma dimenticavamo l'immarcescibile Matteo Renzi che, come Robespierre, ha fatto cadere nella cesta di vimini della ghigliottina politica le teste dei suoi ex partner di governo.

Il tutto in attesa di fare altrettanto con quelle dei suoi già compagni del Partito Democratico, che oggi potrebbe essere il vero sconfitto di una folle partita d'azzardo, giocata tutta sulla pelle degli italiani, nel momento forse più difficile e complesso della nostra vicenda nazionale dal dopoguerra ad oggi.

Esibendo la sua solita modestia e ritrosia, Renzi, gongolando, ha coronato il suo premeditato disegno distruttivo, che appaga il suo "ego", consegnando il futuro nelle mani del sovranismo e del populismo delle destre, che ringraziano commosse ed incredule davanti ad un'opera che nemmeno Salvini avrebbe potuto ipotizzare. 

Con una premeditazione evidente, Italia Viva sta frantumando, nel gioco mortale dei veti contrapposti, quel poco che rimane della cultura e della tradizione del centrosinistra italiano, per proporre infine soluzioni di compromesso che vedano comunque Renzi come il "salvatore" di una patria che, nel frattempo, rischia di non esistere più.
Solo il profondo senso dello Stato e dei valori democratici del Presidente della Repubblica e la generosa disponibilità del Presidente Draghi, accanto ad una profonda conoscenza dei meccanismi politici, riusciranno forse ad evitare lo sfascio, affidando l'Italia nelle mani esperte ed autorevoli di chi già ha saputo salvare l'Unione europea ed il suo sistema economico.

Ma ciò non muta nulla nella sostanza dell'agire di una formazione politica, come Italia Viva che si è rivelata essere solo "un'arma di distruzione di massa" e come tale priva di qualche minimo residuo di coscienza. Non si tratta qui di difendere il premier uscente, che qualche errore l'ha pur commesso soprattutto in termini di autoreferenzialità, ma di evidenziare, ancora una volta, la situazione nella quale versiamo, con un'emergenza che non sembra destinata a cessare nel breve periodo; con un'economia pesantemente ferita dalla crisi in atto; con una credibilità all'estero che rasenta la comicità e con l'urgenza di predisporre piani e strategie per programmare la spesa pubblica dei prossimi anni, sulla base degli aiuti comunitari, occasione unica di riscatto per questo Paese e per i suoi martoriati cittadini.
Di fronte a questi passaggi difficili ed oltremodo ardui, quella sorta di "carrozzone di viandanti senza mèta" della politica ci ha condotti, per i capricci del suo cocchiere, sull'orlo di un baratro che forse eviteremo nell'immediato, ma che ci segnerà per il futuro, soprattutto in termini di credibilità sui mercati e nei consessi internazionali.

È l'eterna «Italietta» da avanspettacolo quella che questa incredibile situazione consegna alla storia; un'«Italietta» dove si costruisce in una stanza e si distrugge in quella confinante; un'«Italietta» delle convenienze elettorali, anziché delle prospettive comuni; un'«Italietta» dove le percentuali di rappresentanza, ancorché non testate, non contano nulla ed anzi sovvertono i principi di maggioranza a loro piacimento; un'«Italietta», infine, dove pare ci si debba sempre arrangiare per sopravvivere.
Condivido pienamente ciò che scrive il direttore dell'Adige nel suo "fondo" del 4 febbraio. Non interessano adesso le manovre di palazzo ed i tatticismi del singolo vantaggio, mentre la politica deve riacquistare la sua funzione di stimolo e sostegno al lavoro che attende il Presidente del Consiglio dei Ministri incaricato, perché la sua grande autorevolezza da sola non basta ad affrontare i problemi che ci sovrastano.

Quello che è adesso essenziale è stringerci tutti attorno alla Presidenza della Repubblica, ultimo baluardo della coscienza civile e del senso di responsabilità di questo Paese, cercando di essere, nei comportamenti individuali come nelle scelte di governo dei territori, almeno un minimo migliori e più seri di chi a Roma ha giocato d'azzardo con i nostri destini.

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