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Ora il centrodestra si deve sbrigare

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Colpo di scena: il centrosinistra - che ha una esperienza planetaria in quanto a  scissioni, frammentazioni, divisioni - ritrova l’unità. E, puntando sul segretario della Cgil Franco Ianeselli, cerca di tenersi stretta la poltrona di sindaco di Trento, città che le ultime elezioni hanno dimostrato essere un colosso dai piedi sempre più d’argilla. I ghezziani di Futura ancora non sono saliti sull’arca che dovrebbe salvare la compagine da un possibile naufragio, ma il ritorno del Patt - che Ianeselli ha giustamente posto come condizione irrinunciabile - è un puntello fondamentale. Salvo che il Patt non si divida ancora, come auspica chi è vicino a Silvano Grisenti e come ancora spera una parte del popolo leghista.

L’accelerazione del centrosinistra costringe il centrodestra a un colpo di reni. E anche a un ragionamento nuovo. Il motore di quella che oggi è ancora l’opposizione a palazzo Thun, punta tutto su Salvini, in realtà. Ma la stella di Matteo - sondaggi alla mano - brilla un po’ meno e di qui a maggio potrebbe ancora capitare di tutto, nel resto del Paese. Di qui la necessità di trovare una vera alternativa a Ianeselli, che è nuovo (non è mai stato in politica, benché il sindacato sia una scuola politica), giovane (41 anni), pragmatico (la sua Cgil ha sempre saputo dialogare col governo provinciale, puntando sulla concretezza), che ha una laurea in sociologia (con una tesi sul lavoro, ovviamente), la capacità di tenere insieme anime diverse e una leadership già sperimentata dentro il non facile mondo sindacale.

C’è poi un altro imperativo, per il centrodestra: quello di fare in fretta. Competere con un candidato che già da domani può impegnarsi in una non facile campagna elettorale, impone infatti decisioni veloci. Facile a dirsi, ma non a farsi, se è vero che, su questo versante della politica, si fatica  non solo a trovare un nome condiviso, ma anche ad individuare un profilo condiviso. Il dibattito è aperto sull’età, sul genere e sulla sfumatura politica del possibile candidato.

Di nomi se ne sono fatti tanti. E non sono mancate autocandidature e, se preferite, candidature “spintanee”, prodotte insomma da una precisa spinta più che da una (inesistente, in politica) spontaneità. Ma ora c’è un avversario ben definito. Dunque c’è poco da cincischiare. Serve un candidato che sia sufficientemente giovane,  esperto ed esterno alla politica (ma che comunque sia un buon conoscitore della materia) e che sappia fare sintesi all’interno di una coalizione che è forte e coesa quando si tratta di mettere insieme un cartello elettorale, ma che è meno compatta quando si tratta di mettere in piedi un preciso programma (contratto?) di governo. La “gara” è appena iniziata.

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