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La Lince: il grande predatore silenzioso

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Tra gli animali che ancora mancano al mio palmares di fototrappolatore c’è uno dei più grandi carnivori presenti tra le valli e le foreste delle nostre Alpi: la lince.

Data l’elusività e la grande difficoltà nell’imbattersi (anche solo fotograficamente) in questo predatore, ho deciso comunque di dedicarmi nella sua descrizione utilizzando come fonte il materiale reperibile nell’archivio del nostro quotidiano.
La lince rappresenta la terza specie di grandi carnivori presente nel nostro territorio, ma a differenza di lupo e orso, per i quali è presente sia una florida letteratura sia una diffusa conoscenza e consapevolezza tra la popolazione, su questo silenzioso felino permane un alone di mistero e di dubbio difficile da penetrare. Sicuramente, il fattore determinante l’assenza dai palcoscenici mediatici e la poca notorietà della lince è la sua grande elusività e la difficoltà nell’incontrarla: basti pensare che il (non molto) materiale reperito su questo animale in natura è, in realtà, frutto di un grande e sudato lavoro operato dai servizi forestali, impegnati nel monitoraggio degli esemplari presenti nel territorio nazionale.



Insieme al Gatto selvatico (Felis silvestris silvestris) la Lince appartiene a quel ristretto gruppo di felini selvatici e autoctoni presenti nei nostri ecosistemi europei, ma a differenza del gatto selvatico, decisamente più piccolo di dimensioni e non certo annoverabile tra i grandi carnivori, questa si pone al vertice della piramide alimentare mostrando doti predatorie per nulla inferiori a quelle sfoggiate dai più noti Lupo e Orso.
Citando un’efficacie descrizione offerta sul sito del nostro servizio provinciale preposto al monitoraggio dei grandi carnivori, la Lince euroasiatica (Lynx lynx) può essere descritto come un felino di medie dimensioni (molto variabili tra maschio e femmina), dal portamento elegante e molto difficile da vedere in natura. Alta tra i 60 e i 75 cm alla spalla, può arrivare a pesare anche quaranta chilogrammi negli esemplari maschi più possenti; all’aspetto, si distingue poi dall’essere solo un “grosso gattone” per possedere una corta coda e le caratteristiche orecchie dritte, sormontate da lunghi ciuffi di peli sulla punta.

Davvero poche sono, tuttavia, le persone che possono affermare di aver incontrato questo animale in natura (una di queste è l’autore del presente video riportato sul nostro sito): nonostante abiti, infatti, quasi tutti gli ambienti naturali (seppur preferisca quelli montani) la lince fa dell’elusività e della diffidenza nei confronti dell’uomo dei pilastri fondamentali del suo comportamento quotidiano.

Se si unisce, infine la scarsa diffusione sul territorio italiano e la vita prevalentemente solitaria che conducono gli esemplari (i quali vivono in coppia esclusivamente nel periodo degli amori, per poi separarsi al suo termine) all’eccezionale vista e udito che questi possiedono, è facile comprendere come la lince sia probabilmente il grande mammifero più difficile da incontrare dall’uomo all’interno del nostro territorio.
A differenza delle abitudini in natura su questo animale sono molto ricche le notizie relative alla diffusione e agli spostamenti: pur essendo diffusa in quasi tutta Europa, dai Carpazi alla penisola iberica, ed essendo stata accertata una vivace popolazione proveniente dalla Slovenia sulle Alpi carniche, quello della diffusione nella nostra Provincia può essere, sicuramente, preso come esempio
della grande capacità adattiva di questo predatore che, per converso, non appare prolifico come altre specie di grandi carnivori.



Per incontrare le tracce del primo esemplare di lince giunto sul territorio provinciale in tempi recenti bisogna andare indietro alla primavera del 2008 quando un maschio, chiamato B132, fece la sua prima comparsa: questo animale (che all’epoca aveva solo due anni) era giunto in Trentino dopo una lunga peregrinazione partita dal Cantone svizzero di San Gallo, un’area a presenza stabile di linci, e possedeva un radiocollare che consentiva al Servizio Foreste e Fauna di monitorare con precisione i suoi spostamenti. Dopo essere transitato prima per l’Engadina, poi per la Lombardia, aveva trovato un areale adatto alla sua sopravvivenza tra la Val di Sole e il gruppo delle Dolomiti di Brenta, fornendo importantissime informazioni sulle sue abitudini e sulle dinamiche della sua vita. Scaricatesi le batterie del radiocollare, è iniziata tra il 2010 e il 2011 una vera e propria missione di cattura di B132 da parte dei tecnici forestali con l’obiettivo di riposizionare su di esso un nuovo apparecchio in grado di continuare a monitorarne gli spostamenti.

Solo nel 2012, dopo una lunga e faticosa attività di monitoraggio attuata mediante l’uso di fototrappole e di ricerca delle sue impronte impresse sulla neve, si è giunti alla cattura di questo esemplare adulto e all’apposizione di un nuovo radiocollare intorno al suo collo. Dai dati ottenuti negli anni successivi la cattura erano emerse, così, delle informazioni davvero importanti: B132, dopo aver continuato a soggiornare nell’area battezzata come “casa”, aveva mutato radicalmente le sue abitudini, spostandosi marcatamente verso sud e verso il confine bresciano, cambiando zona di caccia. Un cambiamento che sembra essere dovuto alle sue interazioni con la popolazione di orsi presenti nella parte occidentale del Trentino, i quali, con una forma di cleptoparassitismo, si ritiene avessero cominciato a nutrirsi sempre più di frequente delle prede cacciate da questa lince e nascoste come riserve di cibo.

Negli ultimi anni (scaricatesi nuovamente le batterie del radiocollare) è cominciata una nuova fase di monitoraggio, più “passiva” e meno densa di informazioni; le fototrappole sono diventate, quindi, il principale strumento per acquisire notizie su B132, anche se “le catture” si quantificano nell’ordine di al massimo un paio all’anno, a testimonianza ulteriore della sfuggevolezza di questo affascinante predatore che rimane sicuramente l’obiettivo più ambito per ogni fototrappolatore.

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