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De Cataldo: "Criminalità

pronta a sfruttare il virus"

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Giancarlo De Cataldo, stiamo vivendo un romanzo criminale?

«Direi un film di fantascienza distopica. A me piacciono molto i film di fantascienza, ma non mi piace esserne protagonista. Anche le rappresentazioni più terribili ci attraggono perché finiscono bene: oggi il lieto fine non si vede». L’autore di Romanzo criminale, Sbirre, Suburra, e altri capolavori tra il giallo e il noir, ammette: «Stare a casa non è bello. Nessuno sta bene in questo stato. Ma c’è chi sta meno bene di altri».

A chi pensa?

L’altro giorno ho realizzato un videoappello per invitare gli italiani a stare a casa. Ma penso anche a chi una casa non ce l’ha. Dove sono i tanti homeless di Roma? Che ne è di loro? Andate a vedere i video realizzati su questo tema da Zerocalcare, il vignettista che ha trovato ancora una volta il modo di affrontare questo tema in modo caldo e ironico. Di fronte alle persone costrette a rovistare nei cassonetti della spazzatura non potremo più girarci dall’altra parte, una volta terminata questa emergenza. È vero che si è messa in moto una forte solidarietà gli uni con gli altri, ma nella nostra società chi sta meglio reagisce meglio. Io stesso ho i miei spazi e non ci sono problemi: ora sono qui nella terrazza condominiale ma non c’è nessuno. Vedo il cupolone di San Pietro. Ma so che non è così per tutti.

Cosa dovremo cambiare, prima di tutto?

La dislocazione delle risorse per una sanità più potente. Ci sono grandi medici in Italia, che stanno facendo sacrifici enormi. Ma una sanità più ricca ci avrebbe consentito di vivere meglio questa emergenza. Ricordo che in passato negli ospedali c’erano molti reparti pronti all’uso in caso di emergenza: ma questi posti letto sono stati tutti tagliati, nel nome dell’efficienza economica.

Lei crede che questa crisi metta a rischio la nostra libertà per sempre, creando un pericoloso precedente?

In questo momento la priorità riguarda il contenimento della diffusione del virus. Ho letto un sondaggio che dice che il 90% degli italiani è favorevole alle misure prese dal governo. Eviterei qualsiasi polemica, ma certo questo è un argomento che poi dovrà essere affrontato. Teniamo a memoria la lezione. Pensiamo ad esempio alla modalità di convocazione “agile” del Parlamento.

Ma la mancata convocazione del Parlamento non potrebbe diventare un vulnus pericoloso?

Lo ripeto: il tema delle liberà e dei diritti è centrale. Prepariamoci ad affrontarlo nel migliore dei modi.

Non la preoccupa vedere l’Esercito nelle strade di Roma?

Io non credo che stiamo correndo rischi per la democrazia. Il riferimento deve essere sempre la nostra Costituzione. Certo, a nessuno fa piacere vedere le strade deserte: ma si spera che le prescrizioni, che non sarebbero accettabili in una situazione ordinaria, possano avere effetto.

Gli italiani si sono adeguati alle norme o si può fare di più? Ha visto tanti indisciplinati?

Io credo che sia giusto sottolineare le trasgressioni ma gli italiani hanno accettato le nuove indicazioni in modo massiccio. Sono sul balcone del mio condominio, in una zona centrale di Roma, e vedo che le strade sono deserte. Ho un figlio che abita in un’altra zona della città: non ci vediamo da tempo, se non attraverso Skype o le altre tecnologie.
Lei ha firmato un appello perché il settore della cultura riceva degli aiuti il prima possibile.
Sì, perché la cultura è un settore che sta andando in pezzi. Non bisogna pensare solo alle star, ma ad esempio ai tanti musicisti che vengono pagati solo a prestazione: in questo momento non stanno lavorando e quindi non ricevono alcuna entrata. Lo stesso si può dire per le produzioni televisive. Ma io credo che il racconto e la fruizione culturale proprio in questi momenti diventino fondamentali. Siamo come quando le tribù per difendersi dalle bestie feroci si mettevano in cerchio e si scambiavano racconti.

Crede che la gente tornerà a teatro o al cinema? Oppure tanti si sono resi conto che si può vivere anche senza?

No, qui non sta bene nessuno. Niente potrà sostituire il teatro o la dimensione collettiva della cultura. Dire che stare a casa è bello è enfatico: si tratta di una condizione innaturale. E quando tutto questo sarà finito ne usciremo diversi.

Ad esempio in cosa?

Credo che assisteremo a una battaglia tra chi ne uscirà risentito e impaurito e chi invece si riaprirà al mondo in una dimensione più pacata rispetto al passato. Serviranno meno cinismo, meno iper-produttivismo, meno individualismo. E si dovrà porre rimedio allo smantellamento dello stato sociale al quale abbiamo assistito per troppi anni.

Dottor De Cataldo, come passa le sue giornate?

Il tribunale non è stato chiuso, ma ci vado solo nel caso di emergenze. Per tutto il resto si lavora in smart working. Mi adeguo in tutto e per tutto alle misure. Leggo e ascolto molta opera lirica. Vivo in una zona dove ci sono molti istituti religiosi e l’altra sera hanno diffuso il Rosario. C’erano le finestre illuminate da candele. Anche chi è laico credo che abbia condiviso quel momento. È stato emozionante.

La criminalità fa affari anche con il coronavirus?

La criminalità non si ferma mai, soprattutto quella più grossa e organizzata. Credo che ci sia bisogno dell’impegno ancora maggiore delle forze dell’ordine. È presto per dire se stanno investendo su un settore specifico o su un altro. Ma di sicuro saranno pronti a approfittare quando ci sarà la fase di rilancio dell’economia. La criminalità organizzata c’è sempre quando «ballano i piccioli».

Questa esperienza si sta rivelando utile dal punto di vista letterario? Sta scrivendo?

Credo che quando sarà tutto finito verremo inondati da libri sul virus. Ma aggiungo che avremo bisogno anche di qualcosa di diverso. Se scriverò un libro legato a quanto abbiamo vissuto in queste settimane mi prenderò quindi una distanza temporale. Non ne scriverò nell’immediato.

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