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Vita e film di Alberto Sordi

questa sera in televisione

il docu-film con Edoardo Persce

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RAI - Ansa

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“Alberto Sordi come una maschera della nostra cultura, della commedia dell’arte, se ancora si può dire... E’ come se io l’avessi indossata, affidandomi al cuore e alla pancia”. Nel centenario della nascita, Rai1 celebra l’Albertone nazionale con un film tv, in onda oggi 24 marzo in prima serata, in cui il ruolo del popolare attore romano è interpretato da Edoardo Pesce (David di Donatello per Dogman): «Permette? Alberto Sordi», con la regia di Luca Manfredi (in Arte Nino), che ha firmato la sceneggiatura con Dido Castelli. Una coproduzione Ocean Productions con Rai Fiction.

Il grande attore era nato il 15 giugno del 1920 ed è morto il 24 febbraio del 2003. Il film racconta i vent’anni in cui il giovane Alberto Sordi è diventato l’uomo che - come disse Ettore Scola - “non ci ha mai permesso di essere tristi”.

“Oltre duecento film e una galleria di personaggi indimenticabili, un gioco di invenzioni e di tic sui loro modi di parlare e di muoversi, come il suo famosissimo saltello, eppure - fa notare Manfredi - Alberto ha dovuto faticare non poco per vedere riconosciuto il suo talento”.

Il film vuole ricordare le origini e la straordinaria vitalità dell’attore, l’artista e l’uomo, tra difetti e virtù. Pesce interpreta un giovane e tenace Alberto Sordi, ripercorrendo i primi vent’anni della carriera, dal 1937 al 1957, dall’espulsione dall’Accademia di recitazione di Milano, poi doppiatore di Oliver Hardy, le partecipazioni alla radio e nel varietà, fino alla popolarità con il personaggio di Nando Moriconi. In quel periodo nasce l’amicizia con Fellini che lo avrebbe portato al successo come al cinema. “Spero che il pubblico apprezzi, non c’è niente di pretenzioso, non ne ho fatto una macchietta”, sottolinea Pesce.

“Ma il saltello mi è venuto facile. Stando un mese nel personaggio, mi sono affezionato molto di più. Si è creata quasi una magia, nel mio privato. E’ stato bello immaginare questo Sordi privato, ho lavorato di fantasia, avevo un’idea quasi astratta dell’Alberto Sordi uomo. Ho sentito una vicinanza. E’ stata una cosa sentimentale e istintiva, molto mia. All’inizio, ho avuto molte insicurezze, molte remore, sia sull’età che sul fisico. Io sono molto alto...”.

“Abbiamo utilizzato Pesce anche per interpretare Sordi giovanissimo - spiega il regista - senza optare per un attore giovane per quelle scene, perché, all’epoca, i diciottenni dimostravano almeno dieci anni in più. La stessa cosa è avvenuta con Elio Germano nel film tv su mio padre. Edoardo è molto camaleontico. E’ una scelta individuale per quanto riguarda le biografie”.

E ancora l’attore: “Abbiamo lavorato sulla mia romanità, sulla musicalità: insieme, abbiamo tarato il personaggio. Anche se il pubblico, poi, vuole vedere il vero Sordi. Manfredi: “Non abbiamo cercato una somiglianza a tutti i costi. Il lavoro è stato sull’interpretazione”. Pesce: “Non mi sono documentato troppo, mi è bastato il Sordi che già conoscevo, e quella certa romanità nobile, le espressioni che ho sempre sentito in casa. Il film di Sordi che preferisco è Il vedovo”.

Nel cast Pia Lanciotti nel ruolo di Andreina Pagnani, un grande amore giovanile di Sordi che fece all’epoca scandalo, perché lei era più grande di 14 anni: “Il tratteggio dei personaggi è stato molto delicato. Andreina era una creatura profondamente gentile. Una grande attrice e l’amore con Sordi fu un vero e proprio incontro dell’anima”, dice. Alberto Paradossi, che interpreta il giovane Fellini, sottolinea: “Questa è la mia parte più importante, a differenza di Edoardo, e mi è capitato questo monumento umano. Quando con Pesce ci siamo incontrati sul set siamo detti: “Ma che stamo a fa’?!”. Io sono toscano mentre Federico Fellini era riminese. E’ stato un grande onore”.

Francesco Foti è Vittorio De Sica, mentre Paola Tiziani Cruciani interpreta “la madre di tutte le madri, quella che ha impedito ad Alberto Sordi di avere una vita sentimentale! Mi sono ispirata a una moltitudine, quella delle madri che sognano segretamente che il figlio non abbandoni mai casa e non si sposi!”. “Quando ho scelto di realizzare questo film - dice ancora il regista - era questo l’obiettivo: non far dimenticare. Un recente sondaggio ha chiesto ai giovani chi era il ‘celebre Albertone’ e molti di loro hanno risposto ‘uno sciatore’, probabilmente pensando a Tomba. Ecco, ritengo sia compito del servizio pubblico preservare la memoria di personaggi di questo calibro”.

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