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Buoni pasto, saltato l'appalto

da 50 milioni di euro in provincia:

i ristoranti e bar non li vogliono

Confesercenti e Confcomercio: "commissioni troppo onerose"

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La notizia dell’avvio del procedimento di decadenza dell’aggiudicazione della gara per la fornitura del servizio di buoni pasto per i dipendenti provinciali conferma - secondo i vertici di Confcommercio Trentino e Confesercenti del Trentino - le perplessità sui criteri che hanno portato alla stesura del bando: il risparmio viene scaricato sugli esercenti che, stretti tra margini già molto ridotti, preferiscono rinunciare all’opportunità.

«La notizia delle difficoltà dell’azienda vincitrice dalla gara - spiega in una nota Marco Fontanari, presidente dell’Associazione ristoratori del Trentino - non è una sorpresa: abbiamo fin da subito denunciato al presidente Fugatti il rischio che questo bando scaricasse sugli esercenti il ribasso presentato dalle aziende partecipanti. Com’era prevedibile, i colleghi hanno preferito non accettare condizioni che riducessero ulteriormente i margini già esigui, a scapito della qualità del servizio e dell’offerta. E, in questi tempi, nessuna rinuncia viene fatta a cuor leggero, segno che la proposta era davvero irricevibile».

«Il principio del massimo ribasso - gli fa eco Giorgio Buratti, presidente dell’Associazione pubblici esercizi - è un sistema che tendenzialmente colpisce l’anello più debole della catena del servizio: in questo caso, a farne le spese sono i pubblici esercizi che vedono ulteriormente erosi i propri margini».
«Già ad inizio giugno - dichiara Massimiliano Peterlana di Confersercenti - avevamo denunciato i possibili scenari che si sono puntualmente avverati: esercizi pubblici che non accettano più i buoni pasto a causa delle commissioni troppo elevate e un peggioramento del servizio, a danno dei consumatori», conclude la nota.

L’appalto da 50 milioni per la gestione del sistema dei buon pasti dei dipendenti della Provincia, dei Comuni e delle società ed enti collegati è saltato la settimana scorsa. Con una determina, infatti, la Provincia ha fatto decadere l’aggiudicazione della gara che era avvenuta nel maggio 2019 in quanto la società che si era aggiudicata inizialmente la gara non è riuscita a stringere accordi con gli esercizi commerciali.

La normativa prevedeva infatti che, «a pena di decadenza, la ditta aveva 45 giorni di tempo per presentare gli accordi di convenzione conclusi con gli esercizi convenzionati». A fine giugno la ditta Cir Food, cooperativa di Reggio Emilia specializzata nella ristorazione collettiva, aveva chiesto la proroga del termine di consegna degli accordi di convenzione ammettendo di aver incontrato resistenze e difficoltà nell’interazione con gli esercizi da convenzionare che erano già attivi.

La Provincia non ha accettato la richiesta e il 5 luglio ha comunicato alal ditta l’avvio del procedimento di decadenza dall’aggiudicazione.

Una aggiudicazione, quella per la gestione del sistema dei buoni pasto, che era già partita in salita per due motivi. Da una parte il ricorso al Tar presentato dalla seconda classificata, la Edenred Italia (ora vincitrice della gara) e dall’altra erano subito emerse le critiche sulle modalità di assegnazione dell’incarico da parte dei ristoratori e dei pubblici esercenti i quali avevano fatto presente che il bando così come strutturato avrebbe finito per far cadere i costi di servizio esclusivamente sulle spalle delle attività commerciali con conseguente calo della qualità del servizio. La colpa sarebbe del meccanismo introdotto con il nuovo bando.

Il sistema di gestione, in vigore nel quadriennio scaduto il primo aprile ma prorogato fino al 30 settembre, prevede per le aziende che accettano i buoni pasto una commissione pari a zero e due tipi di costo: 15 centesimi per ogni buono (tra i 6 e i 10 euro a seconda dei beneficiari) per la trasmissione telematica e altri 15 facoltativi per il pagamento immediato (altrimenti il versamento avviene a 30 giorni o più). Il nuovo scenario prevede invece che la commissione sia applicabile e non potrà superare il massimo ribasso presentato dalle aziende. La conseguenza è che molti bar ed esercizi commerciali hanno deciso di non accettare la convenzione. Ora, con l’aggiudicazione della gara alla seconda classificata, considerato che le condizioni sono le stesse, probabile che bar ed esercizi commerciali avanzeranno le stesse perplessità e decideranno di non firmare le convenzioni.

Alla gara si erano presentate tre aziende, le due già citate e la Day Ristoservice. Due i criteri di aggiudicazione adottati, quello dell’offerta economica e quello tecnico. In entrambi i casi ha avuto la meglio la Cir Food che rispetto a una base d’asta di poco superiore ai 55 milioni di euro ha vinto l’appalto con un ribasso del 10,8% e un’offerta finale di 49.440.000 euro. Dal punto di vista economico solo di poco inferiore l’offerta di Edenred Italia, con un ribasso del 10,01%

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