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Telelavoro, c'è l'ok dell'83%

dei dipendenti provinciali

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I dipendenti provinciali promuovono il telelavoro. Da un sondaggio della Fp Cgil guidata da Luigi Diaspro oltre l’80% lo promuove e lo ritiene una modalità da adottare anche per la fase 2 dell’emergenza Covid.
Nella sola Provincia sono stati 3.185 i dipendenti complessivamente impegnati nel lavoro agile su un totale di circa 4.300. Considerando che ca. 500 tra operai ed altre categorie di dipendenti sono di fatto esclusi dalla possibilità di lavorare a distanza, la percentuale di dipendenti in lavoro agile rappresenta ca. l’83 % del totale, mentre a livello nazionale il dato è del 73%.
A cavallo tra la fine di aprile e i primi giorni di maggio, quindi, la Fp Cgil del Trentino ha inviato ai dipendenti provinciali un questionario per rilevare l’esperienza di “lavoro agile/smart working” in corso durante l’emergenza epidemiologica Covid-19. L’obiettivo del questionario è, da una parte, avere un campione significativo di risposte sullo smart working proveniente direttamente dai lavoratori interessati e, dall’altra, ottenere spunti, suggerimenti, attese e valutazioni per rappresentare gli interessi dei medesimi lavoratori in un ipotetico scenario futuro di più ampia diffusione dello smart working.
Al questionario hanno risposto 1220 dipendenti provinciali.

Rispetto alle modalità di orario adottate, 1039 lavoratori (85,1% degli intervistati) rispondono che hanno mantenuto un orario tipo ufficio, 132 lavoratori (10,8% degli intervistati) rispondono che hanno scelto una parcellizzazione oraria, seguendo la scansione più congeniale; 49 (4% degli intervistati) lavoratori hanno risposto altro.

Rispetto al riflesso che ha avuto il “lavoro agile” sui carichi di lavoro 888 lavoratori (72,7% degli intervistati) rispondono che i carichi di lavoro sono rimasti uguali a prima; 187 lavoratori (15,3% degli intervistati) rispondono che i carichi di lavoro sono aumentati; 145 lavoratori (11,8% degli intervistati) rispondono che i carichi di lavoro sono diminuiti.
Rispetto alle conseguenze del ?lavoro agile’ nella conciliazione vita-lavoro, 560 lavoratori (45,9% degli intervistati) rispondono che lo stress è diminuito con lo smart working, mentre 286 lavoratori (23,4% degli intervistati) rispondono che lo stress è aumentato.
Sulle difficoltà ad accedere allo smart working l’82,1% (1002 lavoratori) dice che non ha avuto difficoltà nell’accesso allo smart working e un 17,9% (218 lavoratori) che, invece, ha avuto delle difficoltà.
Alla domanda se ritengano che il ?lavoro agile’ sia una modalità lavorativa valida anche post-emergenza rispondono sì 1.073 lavoratori (87,9% degli intervistati), no i restanti 147 lavoratori (12%).
E se si chiede quanti giorni della settimana lavorativa lavoreresti in modalità “lavoro agile” in un contesto di normalità? 538 lavoratori (44% degli intervistati) rispondono che lavorerebbero in smart working da 1 a 2 giorni alla settimana; - 460 lavoratori (37,7% degli intervistati) rispondono che farebbero smart working da 3 a 4 giorni alla settimana; - 138 lavoratori (11,3% degli intervistati) tutti i giorni; - 84 lavoratori (6,9% degli intervistati) preferirebbero non fare smart working in un contesto di normalità.

Ben 910 lavoratori (77,5% del sotto-campione) ritengono lo smart working lo strumento più adatto per assecondare le esigenze di cura dei familiari.
Ma ci sono anche rischi per il telelavoro: i lavoratori intervistati hanno “votato”, esprimendo un massimo di 2 preferenze ciascuno, i fattori di rischio in ordine di importanza: 1. il fatto di non ?staccare’ mai e di confondere il limite tra vita privata e vita lavorativa; 2. l’isolamento nel rapporto con i colleghi; 3. la difficoltà a rendicontare al datore di lavoro l’attività svolta.

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