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Dal 3 giugno i lavoratori Ue

nei campi del Trentino

e senza obbligo di quarantena

 

 

Le aziende trentine attendono 17mila collaboratori dall'estero

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Un sospiro di sollievo per migliaia di aziende agricole trentine: potranno, a breve, avere a disposizione lavoratori comunitari (17 mila) dall’estero per il lavoro nei campi, evitando la messa in quarantena. Altra novità di rilievo: è in fase di progettazione un Fondo per lo sviluppo pubblico-privato per lo sviluppo dell’agricoltura trentina. Se n’è parlato ieri, al tavolo verde della Provincia con le organizzazioni agricole.

Manodopera nei campi.

«L’apertura delle frontiere italiane ai cittadini europei è un’ottima notizia per il settore agricolo per fare fronte alla mancanza di manodopera nelle campagne» commenta Gianluca Barbacovi, presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige. La riapertura delle frontiere, dal 3 giugno e senza obbligo di quarantena, è prevista dall’ultimo Dpcm. «L’apertura di corridoi verdi per la libera circolazione degli stagionali agricoli all’interno dell’Unione Europea» aggiunge Barbacovi «è stata fortemente sollecitata da Coldiretti a livello nazionale e locale, e ha già premesso a decine di migliaia di lavoratori comunitari di tornare a lavorare nella campagne di Germania e Gran Bretagna. Consente di garantire professionalità ed esperienza alle nostre imprese agricole».

Resta, irrisolto, il problema dei lavoratori extracomunitari: sono circa 1.700 quelli attesi in Trentino. Intanto, non potranno entrare in Italia. «Stiamo lavorando per risolvere il problema e favorirne l’ingresso» dice Barbacovi. Massimo Tomasi, direttore di Cia del Trentino, puntualizza: «Ci sono due problemi: le frontiere sono chiuse fino al 15 giugno e il decreto flussi è per ora bloccato. La speranza è che i lavoratori extracomunitari, da Moldavia, Albania, Serbia, India, Pakistan, possano entrare e poi sia possibile l’isolamento fiduciario attivo che gli permette di lavorare da subito. In Sicilia, grazie ad un accordo bilaterale tra governi, stanno arrivando lavoratori dal Marocco, che però devono stare quarantena sorvegliata in casa. Ci sono anche difficoltà per i comunitari rumeni, perché l’Ungheria pone ostacoli al transito».

Le risorse locali.

I lavoratori stranieri, impiegati da anni, sono quelli che offrono più garanzie alle aziende agricole trentine. «Come Coldiretti» dice Barbacovi «non abbandoniamo però il percorso che ha visto l’attivazione della piattaforma dell’Agenzia del lavoro, dove ci sono oltre 5.400 cittadini trentini iscritti. Vogliamo dare una opportunità a disoccupati e giovani studenti, utilizzando l’ente bilaterale (Ebta, ndr) per favorire l’incontro tra candidati lavoratori e imprese».

Un sostegno alle assunzioni.

Assumere uno studente inesperto o un lavoratore nel turismo, per le aziende agricole non è sempre un passaggio indolore. Serve formazione, un periodo di apprendistato per la piena operatività in azienda. Per questo è stato proposto alla Provincia di sostenere l’inserimento con un contributo ad hoc. L’assessore Giulia Zanotelli, ieri, si è detta disponibile a prendere in considerazione la richiesta della aziende, condivisa dalla struttura tecnica dell’assessorato.

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