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Evasione ed elusione: così

si nascondono i tesori al fisco

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Vale oltre un miliardo all’anno l’evasione fiscale in Trentino. Una montagna di denaro sottratta all’erario - spiega la professoressa Alessandra Magliaro, docente di diritto tributario all’Università di Trento - che si abbatte agendo su più fronti: accertamenti fiscali approfonditi grazie all’incrocio di banche dati sempre più sofisticate; contrasto all’elusione fiscale, soprattutto internazionale; netta semplificazione della normativa fiscale perché è tra le pieghe di leggi di difficile interpretazione che spesso si nascondono i “furbetti” delle dichiarazioni dei redditi.

Professoressa, l’Agenzia delle entrate per il 2019 ha “snidato” 105 milioni di euro di tasse non pagate, a fronte degli 84 milioni accertati nel 2018. Significa che, oltre alle somme recuperate, anche l’evasione è in aumento?

Sicuramente significa che l’Agenzia delle Entrate, con cui come Università siamo in costante contatto, ha lavorato bene. Sono dati eccellenti, possibili anche grazie ad uno staff giovane e molto preparato. Detto questo, il dato andrebbe analizzato più in profondità.

In che senso?

Un conto è la somma accertata, un altro è quanto è stato effettivamente riscosso. Cioè il denaro entrato nelle casse dell’erario. Eventuali contenziosi, condoni, rottamazioni ed altri fattori possono ridurre in modo sensibile quanto viene realmente recuperato.

Su 100 milioni di evasione accertata quanto si può sperare di portare a casa?

Una media del 50-60% sarebbe già buona, ma sono dati sempre difficili da estrapolare.

Gli accertamenti fiscali sono sempre più orientati verso la grande evasione piuttosto che sulla verifica nella piccola o media azienda.

L’Agenzia dimostra attenzione verso quelle che chiamiamo le pianificazioni fiscali aggressive che mascherano fenomeni di elusione o di evasione fiscale da parte di grandi gruppi internazionali piuttosto che dare la caccia agli errori fatti dai piccoli contribuenti.

Cosa si intende per pianificazione fiscale aggressiva?

È un sistema che sfrutta le disparità transnazionali tra gli ordinamenti tributari per conseguire vantaggi fiscali. Questo attraverso una serie di strumenti finanziari come la creazione di sedi in paesi generosi in fatto di tassazione come potrebbero essere Olanda e Irlanda. Per fare un esempio e semplificando al massimo diciamo che Amazon vende molto in Italia e dunque produce un notevole reddito operando nel nostro Paese. Tuttavia la sua sede in Irlanda e le ramificazioni in Olanda le permettono di pagare meno tasse.

Ma questa semmai è elusione fiscale, non evasione...

È elusione perché spesso si sfruttano i “buchi” nelle normative, anche se l’Unione Europea è sensibile e ha messo in campo strumenti di contrasto. In ogni caso nel nostro Paese l’elusione fiscale viene sanzionata. C’è un articolo dello Statuto dei diritti del contribuente che permette di riportare a tassazione eventuali redditi frutto di elusione fiscale.

Si stima che in Trentino, nonostante indagini e accertamenti, rimanga un miliardo di euro di evasione.

Gli economisti ci insegnano che è difficile stimare l’evasione fiscale. Per rispondere bisognerebbe capire cosa si nasconde all’interno di questa cifra visto che il Trentino è terra di piccole e medie imprese e di personale dipendente.

Si parla di frodi carosello di operazioni estero su estero, di compensazioni indebite.

Sono le nuove frontiere dell’evasione fiscale anche se, per esempio, sulle frodi carosello l’amministrazione finanziaria ha messo in campo validi sistemi di contrasto.

Ma il miliardo di euro di tasse che manca all’appello nel solo Trentino come lo recuperiamo?

Occorre una grande, grandissima semplificazione della normativa fiscale. È tra le maglie di norme spesso di difficile interpretazione e che continuano a cambiare che si infiltra l’evasione fiscale.

La fatturazione elettronica per tutti potrebbe aiutare?

Sicuramente è uno strumento utile perché l’amministrazione potrebbe monitorare in tempo reale tutte le transazioni. Così come può essere utile la limitazione all’uso del denaro contate così da rendere tracciabili i pagamenti, purché questo non sia accompagnato da aggravi e lungaggini per il contribuente.

Soluzioni più drastiche, ma comuni in paesi civili come Germania e Stati Uniti, come il carcere per gli evasori potrebbero essere utili per estirpare il cancro dell’evasione fiscale?

C’era una legge, la 516 del 1982 cosiddetta “manette agli evasori”, ma credo che gli evasori che abbiano scontato in carcere la pena definitiva si contino sulle dita di una mano. Il nostro sistema penale e tributario si basa sulla convinzione che il migliore deterrente sia la pena pecuniaria. Personalmente credo che non sia inasprendo le pene che si ottiene una correzione di rotta. In Italia c’è ancora la percezione, sempre meno in verità, che evadere le tasse sia da furbi e non sia un illecito che colpisce tutti coloro che versano il dovuto. Per questo credo di più nel cambiamento della cultura piuttosto che un inasprimento delle pene.

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