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Il catering trentino soffre

l'allarme di Confcommercio:

«Settore da aiutare»

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Nell’emergenza post-Covid, il settore del catering trentino soffre più di altri, e non ha visto misure concrete per il rilancio.

Lo afferma un comunicato stampa di Confcommercio: «Se tutto il terziario ha risentito pesantemente degli effetti delle settimane di chiusura forzata e sta cercando lentamente e con difficoltà di ripartire, il settore del catering è ancora fermo e senza alcuna certezza: le preoccupazioni tra gli addetti ai lavori sono fortissime perché le prospettive sono estremamente negative».

In Trentino il settore del catering coinvolge decine di aziende e di professionisti, trovandosi all’interno di un mercato - quello delle cerimonie, delle feste, dei convegni e degli incontri conviviali di ogni tipo - che coinvolge qualche migliaio di lavoratori tra specializzazioni food e non food.

«Il catering – spiega Danilo Moresco, presidente onorario dell’Associazione ristoratori e titolare di un’azienda di catering – sta subendo danni immensi: per noi la chiusura è ancora totale, perché se nella ristorazione qualcosa a fatica si sta muovendo, il settore delle feste, cerimonie, incontri che prevedono rinfreschi, pranzi o cene, è totalmente fermo. Questo significa che da quasi quattro mesi le nostre aziende non hanno entrate, mentre i costi continuano ad accumularsi. Se poi aggiungiamo che il lockdown ha riguardato un periodo dell’anno che costituiva una parte importante del fatturato, si capisce quanto sia drammatica la situazione. Ma ancora peggio, se possibile, è il fatto di non aver alcuna rassicurazione sui tempi: ad oggi non sappiamo ancora se e quando potremo ripartire. Inoltre, praticamente tutti gli eventi già programmati sono stati o spostati o, per la maggior parte, annullati. Lo scenario che ci si pone davanti, a questo punto, è uno scenario di estrema incertezza dovuto all’emergenza sanitaria ed alle conseguenze economiche e sociali che questa sta continuando ad avere».

Ma anche la ripartenza non sarà facile: «Non occorre essere analisti – commenta Moresco – per immaginare che non si tornerà alla normalità molto presto. All’inizio, tra scetticismo, paure più o meno giustificate, misure da seguire, sarà molto complicato. Ma almeno sarà un segnale: ora la situazione è completamente buia. Di Praticamente nessuno ha parlato del nostro settore, né a livello nazionale né provinciale. Eppure è un settore che coinvolge, oltre al food, anche molte altre professionalità che rischiano di essere spazzate via da questo coronavirus. Chiediamo alla nostra Provincia, anche in virtù dell’autonomia, che consideri le nostre aziende e ci aiuti a ripartire».

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