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L'Italia non è ripartita

l'allarme Confesercenti

«Fatturato giù, ditte in crisi»

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La Fase 3 e la ripartenza delle attività e degli spostamenti non bastano a far recuperare alle famiglie le normali abitudini di consumo perdute nel periodo di massima emergenza coronavirus. Nonostante le riaperture delle imprese a partire da maggio, il bilancio dei primi sei mesi dell’anno rimane ancora fortemente negativo, con un calo medio della spesa stimabile in quasi 1.900 euro a famiglia. È quanto emerge dalle ultime elaborazioni di Confesercenti che proprio per questo chiede un taglio dell’Iva immediato, anche se a tempo, a favore delle attività più colpite dal lockdown e dalle sue conseguenze.

Lo stop dei consumi è stato infatti sentito in particolare dal settore della somministrazione e della ricettività: l’8% delle imprese non riaprirà e il 61,5% denuncia problemi di liquidità, avverte Confesercenti, che parla di un impatto «fortissimo» anche nel commercio, in cui il 51,3% delle Pmi ha registrato una perdita di metà del fatturato.
«Una rapida ripartenza della spesa delle famiglie è cruciale, soprattutto se si considera che il Pil italiano dipende per buona parte dai consumi interni», commenta la presidente dell’associazione Patrizia De Luise.

Per questo, i piccoli commercianti chiedono di «discutere seriamente» della possibilità di un taglio temporaneo dell’Iva, utile per sostenere la domanda in questa fase d’emergenza, spingendo i consumatori ad anticipare gli acquisti. In questo modo si avrebbe «un effetto propulsivo» sulla spesa, «senza stravolgere troppo il bilancio: l’attuale crollo dei consumi, inevitabilmente, porterà anche ad una riduzione del gettito Iva.

- spiega De Luise - In questo contesto il taglio delle aliquote, soprattutto se chiaramente definito nei suoi limiti di intervento, temporali e di settore, non aggraverebbe troppo la situazione e non spaventerebbe i mercati».

Il calo della spesa rilevato da Confesercenti è dovuto soprattutto allo stop delle attività durante la fase acuta della pandemia, ma anche alla prudenza mostrata dalle famiglie nel periodo di ripartenza. Se prima della crisi il risparmio medio era di 8 euro ogni 100, adesso si è arrivati ad 11, con un conseguente aumento dei risparmi: nel 2020 gli italiani hanno accumulato 32 miliardi di depositi bancari in più (+20%) rispetto al 2019, spinti dalla situazione di incertezza.

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