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Mai più negozi di domenica:

approvato il ddl Failoni

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Solo 18 deroghe all'anno, per tutti i Comuni

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PATN

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Nessuna marcia indietro: la maggioranza provinciale, con il traino della Lega, ha approvato oggi il disegno di legge Failoni sulle chiusure domenicali e festive dei negozi: il decreto è stato approvato questa sera con 21 sì, tra i quali quello di Filippo Degasperi di Onda Civica Trentino, 6 non partecipanti al voto ovvero Ugo Rossi, Paola Demagri (Dallapiccola non era presente in aula) del Patt, Paolo Ghezzi di Futura, Giorgio Tonini, Sara Ferrari e Luca Zeni del Pd, e sei astenuti Alex Marini (Misto), Alessandro Olivi (Pd), Lucia Coppola (Verdi), Pietro De Godenz (Upt), Lorenzo Ossanna (Patt). Nella maggioranza si è astenuto Giorgio Leonardi di Forza Italia. Lo comunica una nota del Consiglio provinciale di Trento.

La legge presentata dall'assessore Roberto Failoni, detta una nuova disciplina delle aperture e delle chiusure delle attività commerciali al dettaglio nei giorni domenicali e festivi. Il provvedimento, per il quale l'esecutivo aveva ottenuto dai capigruppo la procedura d'urgenza, è stato già approvato la settimana scorsa dalla seconda commissione legislativa del consiglio ed è composto di due soli articoli.

La proposta prevede la chiusura in Trentino di negozi e supermercati la domenica e nei giorni festivi ad eccezione al massimo per 18 festività durante l'anno in occasione di eventi o manifestazioni particolari che suggeriscano l'opportunità di migliorare l'accoglienza di residenti e visitatori.

«La nostra decisione sulle chiusure domenicali parte dal fatto che la popolazione trentina si è abituata a fare la spesa dal lunedì a sabato. Il nostro è un intervento anche sociale: invece di fare la spesa la domenica si può pensare che in un territorio come il nostro con i suoi laghi e le sue montagne, si può fare altro, o andare a messa». Intervistato due settimane fa da Radio 1 Rai nel programma Centocittà, il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha chiarito le motivazioni della sua scelta.

Gli emendamenti De Godenz.

Il disegno di legge prevedeva al massimo 15 aperture all'anno. Ma sono divenute 18 grazie all'emendamento del consigliere Piero De Godenz. Il quale esprime soddisfazione per l’approvazione di due suoi emendamenti presentati durante la discussione in aula. “Si tratta” ha spiegato il consigliere “ di modifiche che ritengo definibili come di buonsenso e compromesso, in modo da permettere la ripresa dei commerci dopo la terribile crisi causata dalla pandemia Covid a sostegno di imprenditori e lavoratori.” Nel dettaglio De Godenz è intervenuto con un primo emendamento sul comma 4 dell’articolo 1 richiedendo che in occasione di grandi eventi o manifestazioni che richiamano un notevole afflusso di persone i comuni possano derogare all’obbligo di chiusura domenicale e festiva per un numero maggiore di quindici giornate annue come inizialmente previsto. “Grazie al mio intervento le domeniche sono diventate 18” ha spiegato De Godenz “io, date le festività ravvicinate e l’importanza delle settimane vicine al Natale per i potenziali introiti di tutte le attività commerciali, avevo inizialmente richiesto che tutto il mese di dicembre venisse tolto dal computo ma in seguito, mediando con l’assessore competente - che ringrazio per aver capito la ratio della mia richiesta - abbiamo trovato come soluzione un’aggiunta che permette un miglioramento e quindi un maggior numero di giornate di apertura: lo ritengo un passo avanti, utile e importante”.

Inoltre, il consigliere è intervenuto con un altro emendamento - art.1 comma 5 - per fare in modo che l’obbligo di chiusura non si applichi a ulteriori tipologie di esercizi commerciali, aggiungendo a quelle già presenti gli esercizi specializzati nella vendita di pane e latte, nella vendita di fiori e piante, gli esercizi che vendono autoveicoli, cicli e motocicli, riviste e giornali, gli esercizi dedicati prevalentemente alla vendita di mobili, quelli dedicati alla vendita di libri, dischi, musicassette, audio, quelli dedicate alla vendita di opere d’arte, antiquariato, stampe e artigianato locale e, infine, gli esercizi che utilizzano le tabelle speciali di cui all’articolo 19 della legge provinciale 30 luglio 2010, n. 17(legge provinciale sul commercio 2010).

Su questo punto l’assessore competente, oltre ad accogliere quanto proposto da De Godenz, ha ampliato la lista, riconoscendo nei fatti la bontà della proposta.

Le critiche della grande Distribuzione.

Critiche alla legge sono venute ieri da Domiziano Paterno del gruppo Eurobrico (leggi qui l'intervista ) che ha parlato di «giunta arrogante».

Ragioni contestate anche da MD guidato dal patron Patrizio Podini: «Parliamo tanto di distanziamento per evitare la pandemia e qui invece di allungare gli orari, li riduciamo facendo qualcosa che va contro i dettami del governo. Per me è un discorso demagogico, quando si dice che lo si fa perché i dipendenti sono stressati: non è vero, vogliono venire a lavorare e prendono il 30% in più. ll mio parere è negativo, i clienti da Rovereto a Verona o Affi ci mettono un attimo ad andare, ci sarà una migrazione e quello della Provincia è un errore strategico».

La grande distribuzione chiede alla giunta di ripensare alla scelta sulla chiusura domenicale dei negozi, alimentari e non alimentari. Lo affermano Sait, Dao e Despar.

«Siamo perplessi - spiega Robert Hillebrand, che ha partecipato per Despar al tavolo con la Provincia sul ddl per le domeniche senza shopping - Riteniamo che la decisione provochi grandi danni, come mancanza di fatturato, ma anche ai collaboratori perché parte degli stipendi che oggi prendono grazie ai festivi non ci saranno più. La tempistica poi è ancora meno buona, viste le difficoltà sui consumi che si registrano a causa del Covid».

Per Hillebrand la chiusura domenicale inciderà negativamente, visto che «andiamo a togliere il 18-20% del fatturato settimanale. La situazione avrà effetto sull’indotto come il padroncino che non lavorerà più la domenica. Forse non si rendono conto del danno che viene fatto, anche perché le province vicine sono aperte, come ad esempio in Veneto, e ci sarà un esodo dei trentini verso questi territori. Un altro aspetto che va considerato è che l’e-commerce verrà avvantaggiato. Non vedo nulla di positivo in questo disegno di legge. Pensiamo anche alla produttività che ogni azienda ha: se non si raggiunge, non si fanno investimenti».

Hillebrand torna anche sul tema dei dipendenti: «I nostri collaboratori hanno garantiti i diritti primari e sono ben tutelati anche quelli di altre aziende».

Critico anche Luca Picciarelli del Sait: «La giunta ci ripensi o almeno ci faccia capire con chiarezza cosa ha in mente - spiega il direttore del consorzio cui aderiscono le Famiglie cooperative - Abbiamo detto con chiarezza che questa scelta ha un impatto occupazionale, non illudiamoci che non ce l’abbia. Pensiamo a cosa è successo ora con le decine di stagionali delle Famiglie cooperative che non abbiamo potuto riassumere a causa dell’emergenza Covid. E per noi le due domeniche del 21 e 28 chiuse hanno già comportato un impatto sui ricavi. Le ricadute sulle Famiglie cooperative turistiche con la chiusura dei festivi sono immediate, ma anche sulla città il tema dell’impatto occupazionale c’è, pensiamo solo alla riduzione degli straordinari pagati».

Delusa anche la Dao con il presidente Ezio Gobbi: «Non è stato un vero e proprio confronto ma un prendere atto della volontà di portare avanti un ddl sulla chiusura domenicale che per noi presenta contorni nebulosi a partire dal fatto di come individuare le località turistiche. Da parte dei rappresentanti del nostro settore l’accoglienza non è stata favorevole né per il metodo né per i tempi anche perché perdere fatturato in una fase come questa del Covid non è piacevole».

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