Salta al contenuto principale

Lotta dura alla Sicor:

gli operai con referendum

decidono di andare avanti

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
2 minuti 48 secondi

Alla Sicor sarà braccio di ferro. Lotta, insomma, per la dignità prima ancora che per il salario. Il referendum tra i lavoratori di martedì ha dato mandato pieno alla Fiom Cgil di battersi contro l’azienda. Meglio, di continuare a combattere come già avviene dal 20 luglio.

I lavoratori hanno scelto il pugno duro: 75 no e 59 sì. Il che non significa che salta il banco ma che la trattativa continua con le maestranze pronte ad andare alla pugna.

Lo scontro, insomma, è tra proprietà e operai con questi ultimi che hanno «armato» i sindacati.
La storia è nota: la Sicor ha tirato una riga sull’integrativo e pure sul contratto collettivo. Troppo, per non prendere provvedimenti. Troppo soprattutto perché rischia di diventare un precedente pericoloso per altre aziende del Trentino. Tant’è che la Fiom Cgil, che da luglio ha avviato una campagna di scioperi a singhiozzo, ha vinto la sua corsa alle urne.

«Se oggi esiste un tavolo di confronto è solo per merito delle mobilitazioni dei lavoratori della Sicor e della solidarietà dimostrata dai lavoratori di tutto il Trentino, grazie alle quali la Provincia è finalmente intervenuta. - diceva prima del referendum la segretaria Manuela Terragnolo - Il tavolo di confronto lo ha conquistato la Fiom, non sarà la Fiom ad abbandonare il tavolo. Ricordiamo a tutti che, conti alla mano, l’effetto del taglio di Pdr, superminimo e quattordicesima equivale, per ciascun lavoratore Sicor, a regalare all’azienda circa 80 mila euro in 10 anni. Per la Fiom se si apre un tavolo contrattuale ci si deve andare dicendo con fermezza che i lavoratori Sicor non sono disponibili né ad abbandonare il Ccnl dei metalmeccanici né a sacrificare 14ma e superminimo per la banale ragione che non è giusto».

La Fim Cisl, di suo, dopo essere entrata nella Rsu ha provato a riportare tutti alla ragione. Ma alla fine ha vinto la Fiom e cosa potrà accadere è un grandissimo punto interrogativo. Che, come detto, non riguarda solo le maestranze della Sicor ma anche i colleghi di altre industrie che stanno osservando con attenzione il caso Sicor per decidere il da farsi. La guerra, dunque, prosegue. Da una parte c’è l’azienda che vuole passare la spugna su contratto nazionale e di secondo livello e dall’altra ci sono sindacati e operai che vogliono combattere. In mezzo, come al solito, c’è la Provincia che non vuole prendere posizione ma che, in fin dei conti, prima o poi dovrà giocare le proprie carte.

«La scelta dei lavoratori della Sicor di non accettare una trattativa gravata della disdetta da parte dell’azienda del contratto collettivo nazionale è una decisione democratica della quale ora tutti devono prendere atto. - questo il commento dell’ex assessore provinciale al lavoro Alessandro Olivi - All’atteggiamento neutrale e burocratico tenuto dalla giunta provinciale hanno risposto gli addetti di quella fabbrica, rivendicando la difesa dei propri diritti, dei propri salari e delle condizioni di lavoro di tutti. Quel risultato ci dice che non è possibile gestire le relazioni industriali con il ricatto e che non è accettabile tendere una mano al dialogo mentre con l’altra si disdettano tutele fondamentali dei lavoratori e si aprono brecce nell’esercizio dei diritti di rappresentanza. Auspico che la Provincia dismetta ora i panni di algido equilibrista e si attivi prontamente e con azioni concrete per favorire il ripristino di un dialogo costruttivo tra le parti».

LEGGI ANCHE: PERCHE' GLI OPERAI SICOR STANNO SCIOPERANDO

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy