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Sicor, di nuovo alta tensione: l'azienda disdice il contratto, il sindacato si mobilita

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Paolo Pedrotti @ladige

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«Mentre il Tribunale di Rovereto sta decidendo in merito alla denuncia per comportamento antisindacale della Sicor Spa, l’amministratore delegato ha pensato che proprio questo fosse il momento più propizio per convocare i lavoratori uno ad uno e sottoporre loro, singolarmente, l’adesione al contratto nazionale Cisal-Anpit, sigle pressoché sconosciute, un contratto che per intenderci prevede minimi sindacali enormemente inferiori al contratto dei metalmeccanici sinora applicato». Lo sostiene in una nota diffusa la Fiom del Trentino. Secondo quanto riferisce il sindacato, «chi si rifiuta di firmare si è sentito dire in toni poco amichevoli che l’azienda gli invierà a casa una raccomandata».

L’associazione di categoria, definisce «gravissimo e intollerabile il comportamento dell’azienda, sia nei confronti dei lavoratori, sia nei confronti delle istituzioni democratiche», e lancia un appello alla politica e alla società civile, chiedendo di far sentire la propria voce «mentre in una importante realtà produttiva del territorio, che occupa oltre 150 lavoratori e che ha usufruito e continua a usufruire dei benefici dell’autonomia speciale, stanno accadendo fatti mai accaduti in nessuna azienda italiana».

La reazione del sindacato viene dopo un lungo braccio di ferro. Il silenzio di queste settimane aveva lasciato tutti un po’ in ansia. I nodi sul tappeto erano tanti, grossi e non si stava facendo nulla per scioglierli.

I presagi non erano buoni. Nelle scorse ore, si sono avverate le peggiori previsioni: «Abbiamo notizie fondate che Sicor ha comunicato la propria volontà di uscire da Confindustria con decorrenza dal primo gennaio - annuncia la segretaria Fiom Manuela Terragnolo - questo ci preoccupa in vista della disdetta del contratto nazionale. Perché la disdetta non è mai stata sospesa o ritirata. Solo, non conosciamo le modalità con cui, semmai, vogliono renderla operativa. Per questo abbiamo detto ai lavoratori di non firmare nulla, e di chiedere l’assistenza del sindacato». Nel frattempo ieri un segnale i dipendenti Sicor l’hanno dato: uno sciopero, tra le 13 e le 14, anche per «accompagnare» l’udienza davanti al giudice del lavoro Michele Cuccaro, a seguito della denuncia per condotta anti sindacale nei confronti dell’azienda.

Per capire serve qualche passo indietro. La mobilitazione è cominciata lo scorso luglio. Il nocciolo del problema riguardava - e riguarda, a ben vedere - il contratto integrativo. L’azienda riteneva prioritario rivederlo, per risolvere alcuni problemi organizzativi. Ma le ipotesi su cui l’azienda sembrava disposta a discutere, erano ritenute dai lavoratori - all’epoca solo la Fiom era rappresentata in azienda - semplicemente inaccettabili.

Alla fine si è arrivati allo scontro, con l’azienda che ha disdettato il contratto integrativo e i lavoratori che denunciavano il rischio di perdere la quattordicesima (il premio di produzione) e il superminimo (reso assorbibile).

A questo punto sono cominciati gli scioperi.

Uno stato d’agitazione duro, ma con azioni tutto sommato non eccessive: lo sciopero di un’ora a turno garantiva all’azienda di mantenere la piena operatività. Ma la tensione si è alzata comunque. Fino all’annuncio dell’azienda, che ha inviato ai sindacati la disdetta del contratto nazionale. Un atto senza precedenti (se si esclude la Fiat di Marchionne, certo). Un atto che ha portato finalmente la Provincia ad intervenire, aprendo (e facendosi in qualche modo garante) un tavolo tra azienda, Confindustria e sindacati, nel frattempo diventati due: oltre alla Fiom, ora anche la Fim segue le maestranze Sicor.

A tavolo ancora aperto, infine, si era tenuto il referendum sull’integrativo: la maggior parte dei lavoratori ha sposato la tesi Fiom, escudendo la possibilità di avere un contratto integrativo peggiorativo rispetto al passato. Da quel giorno, tuttavia, non si è più mosso nulla. Nelle scorse ore, come detto, la scelta di uscire da Confindustria. Il che rende giuridicamente possibile firmare un contratto diverso da quello firmato da Confindustria.

Da qui la preoccupazione dei lavoratori. Lo sciopero - organizzato e gestito dai rappresentanti interni Fiom e Fim - ha visto la partecipazione tra l’80 e il 90% dei lavoratori, che tra le 13 e le 14 hanno organizzato un presidio silenzioso di fronte ai cancelli dell’azienda. «I lavoratori con questa nuova mobilitazione - evidenziano Fiom e Fim - hanno voluto dire alla dirigenza Sicor che non sono rassegnati alla perdita della retribuzione aziendale e men che meno a vedersi togliere i diritti ed il salario del Contratto Nazionale Metalmeccanici, decisi a difendere in ogni sede il proprio salario ed i propri diritti».

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