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Impiantisti contro il governo: "Non ci sono in ballo pochi giorni di stagione, ma posti di lavoro"

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«Bisogna rendersi conto che per noi ci sono in ballo 12 mesi, non 4. E poi la questione non è rinunciare allo sci, ma tutti i posti di lavoro che ci sono in ballo e di gente che non ha nessuna tutela. In questo modo mandiamo a picco la montagna», dice Valeria Ghezzi, presidente di Anef, cui fanno capo circa il 90% delle 400 aziende funiviarie italiane, distribuite sia nei territori alpini, sia in quelli appenninici, sia nelle isole. Si tratta di oltre 1.500 impianti, con una forza lavoro stimata di circa 13.000 unità, tra fissi e stagionali, nel periodo di piena attività.

All’indomani dell’annuncio della possibile apertura degli impianti di risalita il 18 gennaio anziché il 7 - come richiesto al Governo della Conferenza delle Regioni - la presidente dell’Associazione nazionale impianti a fune sottolinea come la situazione sia già ora di estrema difficoltà per il comparto.

«Ormai se riusciremo ad aprire sarà per salvare un pò di occupazione per le famiglie che non hanno niente e sarà per pagare qualche debito. Non sarà certamente per guadagnare, però è meglio così che aspettare ristori di cui non abbiamo avuto alcun riscontro», prosegue Ghezzi.

«Noi come categoria non abbiamo avuto nulla a marzo e nulla fino ad oggi. I maestri di sci, forse, ad aprile avranno preso i 1.000 euro per le partite iva. Secondo me quello che a Roma non è ancora chiaro è che per noi questi quattro mesi di stagione invernale valgono 12. Se per caso arriviamo ad aprile poi se ne riparla nel 2021, perché il maestro di sci non ha più materia prima e noi nemmeno. E la stagione estiva, sul fatturato annuo del settore, rappresenta una cifra che sta tra il 5 ed il 10%.
Quindi il 90% lo facciamo l’inverno, fino ad aprile», conclude la presidente di Anef.

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