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Bar e ristoranti, le perdite

per il Covid in Trentino

sono di 350 milioni di euro

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Il conto del Covid per i 1.900 bar, i 1.400 ristoranti, le 500 pizzerie al taglio e gelaterie, per un totale di 3.800 pubblici esercizi trentini, è di oltre 350 milioni di euro di perdite e 10mila lavoratori e lavoratrici a casa senza occupazione.
Nel 2020, spiega un’analisi della Fipe, la Federazione pubblici esercizi di Confcommercio, la ristorazione ha registrato perdite pari a circa il 40% del fatturato. A livello nazionale vuol dire 37,7 miliardi di euro su oltre 90 miliardi di ricavi annui. In Trentino sono, appunto, più di 350 milioni che mancano su circa 900 che costituiscono il volume d’affari annuo della categoria.
Ma come hanno spiegato i responsabili locali delle associazioni imprenditoriali, nel quarto trimestre dell’anno le perdite sono arrivate al 60% del fatturato e nell’ultimo mese, quello della chiusura alle 18 e delle zone arancioni e rosse nei giorni festivi e prefestivi, dal 70 al 100%.
In un anno normale, metà circa dei 900 milioni di fatturato della ristorazione trentina viene dai residenti, metà dai turisti. Quest’anno, oltre alle chiusure, sono mancati anche molti turisti. A fine ottobre le presenze turistiche in Trentino erano sotto del 31% rispetto al corrispondente periodo del 2019. In particolare, mancano il 18% delle presenze degli italiani e il 49% di quelle degli stranieri. Ma novembre e, soprattutto, dicembre, sono andati ancora peggio. Alla fine, il grosso dei 550 milioni incassati nel 2020 dai 3.800 esercizi è arrivato dai trentini.
Dei 15mila addetti del settore, lavorano, o sono in cassa integrazione, i 5.000 fissi, mentre non sono stati chiamati per la stagione invernale, che non è ancora partita, i 10mila stagionali. D’estate avevano lavorato, sia pur meno del solito, ma ora non si sa se e quando saranno impiegati. E a molti di loro sta finendo anche l’indennità di disoccupazione.
Per tutto questo la Fipe Confcommercio insieme alle principali sigle sindacali del commercio e del turismo, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, ha scritto al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli chiedendo un incontro urgente per elaborare insieme un piano organico di interventi per le imprese e i lavoratori dei pubblici esercizi, anche con l’obiettivo di programmare una riapertura in sicurezza dei locali. Il punto di partenza della discussione saranno proprio i conti di fine anno elaborati dall’Ufficio studi di Fipe, che ha messo in luce come il colpo più duro al settore sia arrivato dalle chiusure di novembre e dicembre.
Storicamente, nel periodo delle festività dicembrine per una parte rilevante dei locali si arriva a generare fino al 20% del fatturato annuo. Nel quarto trimestre 2020, invece, le perdite registrate hanno superato i 14 miliardi di euro, con un meno 57,1% dei ricavi, peggio ancora di quello che era successo nel secondo trimestre, quello del lockdown generale. Anche in Trentino, come abbiamo detto, le perdite del quarto trimestre si attestano sul 60%. Questa fine anno, sottolinea la Fipe, ha di fatto vanificato gli sforzi estivi che pure avevano portato ad un contenimento delle perdite in alcune aree turistiche del Paese.
«Chiediamo a governo e Comitato tecnico scientifico di dare prospettive diverse, più certe ma anche più motivanti, ad un settore che ha pagato un prezzo altissimo ma soprattutto che ha già dimostrato di poter lavorare in totale sicurezza - afferma Lino Enrico Stoppani, presidente nazionale di Fipe Confcommercio - Non è più accettabile che i pubblici esercizi, insieme a pochi altri settori, siano i soli a farsi carico dell’azione di contrasto alla pandemia, richiesti di un sacrificio sociale non giustificato dai dati e non accompagnato da adeguate e proporzionate misure compensative».

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