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I cooperatori "ribelli"

ribadiscono il no

alla fusione Trento-Lavis

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La prima assemblea dell’Associazione soci cooperatori trentini ha ribadito una convinzione e chiarito un obiettivo. La convinzione è che le cose - così come sono andate nell’assemblea straordinaria della Cassa Rurale di Lavis del novembre scorso, quando si è decisa la fusione con la rurale di Trento - non sono andate in modo corretto: così si andrà avanti, se servirà, con il ricorso presentato subito dopo l’assemblea da chi ha poi fondato l’associazione, che è ora in attesa di sentenza dopo diverse vicissitudini giudiziarie. L’obiettivo della neonata associazione, invece, è quello di promuovere la partecipazione e la conoscenza dei soci della Cooperazione trentina.

Quello che l’Associazione, che ha come presidente Giovanni Ghezzer, non vuole essere è un’alternativa alla Federazione della Cooperazione e nemmeno una voce di opposizione interna. «Cammineremo a fianco della Federazione - ha affermato Ghezzer nell’auditorium della Cantina La Vis - per aiutarla a ritrovare quella dimensione sociale che è andata persa, per promuovere una partecipazione attiva di soci informati. Perché quello che è successo a Lavis non si ripeta più».

In sala circa 150 persone, che hanno ascoltato in religioso silenzio gli interventi e sono intervenute con entusiasmo a sostegno del lavoro di chi si è preso l’onere di portare avanti l’azione legale dopo i fatti di novembre. Si è evidenziata, nei diversi interventi, anzitutto la fatica necessaria della democrazia e del decidere assieme; è stato sottolineato lo scopo primario della Cooperazione nell’essere vicina alle comunità, in particolare in un territorio come quello trentino; è stato ribadito più volte il valore della rappresentatività.

Sul palco, fra gli altri, si sono succeduti Michele Santuari, presidente della Comunità della Valle di Cembra, Cesare Cattani ex presidente della Cassa rurale Bassa Anaunia, Diego Paolazzi, uno dei due consiglieri dimissionari della rurale di Lavis. Cattani ha parlato del settore del credito: «La base sociale delle cooperative si è moltiplicata nel numero, ma è stata ignorata nella sostanza. Sulle fusioni, infatti, nei numeri si è stati molto precisi, ma sui soci si sono sentite solo frasi di circostanza. Nel concreto si registra un allentamento dell’appartenenza dei soci. Necessario sarebbe uno studio reale, che valuti il cambio di dimensione delle cooperative in relazione alla capacità di mantenere vivi i valori della Cooperazione. Le Casse rurali trentine non hanno saputo affrontare con adeguato coraggio una riorganizzazione che portasse a una rappresentanza autorevole e condivisa».

L’Associazione soci cooperatori trentini cerca ora un concreto sostegno economico per continuare la battaglia legale sulla fusione fra Lavis e Trento e immagina un futuro di lavoro sulla partecipazione e valorizzazione dei soci.

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