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Sognando le gare
#iorestoacasa in compagnia
di Nadia Battocletti

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Nadia, hai una voce... sorridente.

«Davvero?».

Davvero.

«Sono contenta».

E dove sei?

«A Cavareno, il mio paese, in val di Non. Sono a casa. Quassù, nell’alta valle, non abbiamo meleti, non abbiamo veleni. E quasi nessun contagiato».

Nadia Battocletti va di corsa: ai campionati europei under 20 ha vinto due medaglie d’oro (2018 e 2019, nel cross), un argento (2019, nei 5mila in pista) e un bronzo (2017, nei 3mila in pista). E non va di corsa soltanto nell’atletica leggera ma anche nella vita.

A casa con chi, Nadia?

«Mamma e Roger».

Federer?

«Quasi. Il mio labrador nero, Roger in onore di Federer».

Il tuo idolo.

«Da piccola, per 4 anni, ho giocato a tennis. Avevo una racchetta firmata da Federer».

Firmata veramente?

«Mannò... Di quella serie, con la firma stampigliata sopra».

Sennò era da esporre...

«Magari l’avessi avuta!».

...anzi, da mettere sotto chiave.

«Il cane l’ho preso nel 2011 quando ho smesso col tennis».

Nadia, quanti anni hai?

«Venti, il giorno di Pasqua».

Il 12 aprile?

«Proprio. E frequento il primo anno di Ingegneria edile - Architettura, a Mesiano».

Ma come fai?

«In che senso?».

Un’atleta di vertice come te - di livello europeo - deve allenarsi un sacco: come fai a frequentare un’università così impegnativa?

«Te lo spiego».

Vai. Parla.

«Sveglia alle 5.30, allenamento, alle 8.30 l’università, fino alle 19.30. Poi un altro allenamento, ma non sempre. Questa la giornata tipo, in tempi normali».

Buonanotte.

«Quella, alle 22».

Complimenti!

«Avevo addirittura una mezza idea di iscrivermi a Medicina ma sarebbe stata troppo dura. In più avrei dovuto andare fuori regione».

E non ti andava?

«Sono figlia unica, ho un legame fortissimo con i miei genitori».

Papà Giuliano, il tuo allenatore, ex azzurro del mezzofondo...

«...e mamma Jawhara, ex campionessa nazionale sugli 800 metri».

Campionessa del Marocco, giusto?

«Giusto. E comunque, per tornare al discorso di prima, da ottobre sto in affitto a Trento: siamo in cinque in un appartamento ma quando è scoppiata l’emergenza sono tornata in valle».

Va bene Trento, ma le tue giornate sono pur sempre lunghissime. Strafaticose.

«Quand’ero alle superiori non era tanto diverso: alle 6.40 prendevo il pullman per Cles».

Insomma, sei allenata.

«Esatto».

Hai già dato degli esami?

«Tre».

Nientemeno.

«Diritto urbanistico, Geometria, Analisi 1».

Tutti bene?

«Trenta, ventotto, ventisei».

Tombola.

«Anche in questi giorni ho molto da studiare. Seguo le lezioni online , chiaramente, e devo produrre dei progetti».

Perché Ingegneria edile - Architettura?

«Mi affascina. Soprattutto le strutture moderne: diritte, storte, di tutte le forme. Ce ne sono alcune che ti domandi: ma come fanno a stare in piedi?».

Bella domanda!

«Non è che se mi appoggio crollano?».

L’architetto preferito?

«Gaudì. Mi ispira un sacco».

E in questi giorni esci per allenarti?

«No».

Però potresti: gli atleti del tuo calibro hanno l’autorizzazione.

«Lo so, ma c’è un grandissimo punto di domanda sulla stagione agonistica. Mi sono allenata fino a due settimane fa come una matta. Preparavo i campionati italiani assoluti di cross: dovevano essere il 15 marzo a Campi Bisenzio, vicino a Firenze, ma quando mancavano pochi giorni hanno deciso di annullarli, ovviamente».

Dura da digerire.

«Già, ma prima viene la salute».

Chiaro.

«E comunque avevo bisogno di rilassarmi, mentalmente. Da ottobre andavo a correre tutti i giorni: staccare era la cosa migliore da fare».

Quando ricomincerai?

«Domani. Abbiamo organizzato una palestrina in casa».

Ma il moroso ce l’hai?

«Jacopo De Marchi, di Trieste».

Un atleta?

«Mezzofondista come me, campione italiano indoor dei 3mila metri, nel 2019, per la categoria Promesse. Anch’io sono tra le Promesse».

I promessi mezzofondisti.

«Jacopo ha due anni più di me, stiamo insieme dal 2017. Frequenta Economia, sta scrivendo la tesi e a ottobre si trasferirà a Trento per conseguire la laurea magistrale di Finanza».

Cosa ti manca della vita normale?

«Le gare. Ne sento proprio il bisogno!».

Qual è la prima cosa che farai quando l’emergenza sarà finita?

«Una lunghissima passeggiata. Magari con Roger, fino alla pasticceria del paese».

Golosa?

«Un sacco. E in questi giorni mamma si sta scatenando: torte, dolci, pane. Di tutto».

Il virus ti ha spaventata?

«Un pochino. In paese ho i nonni: ho pensato a loro. Dopo avere visto cos’è successo in Cina, comunque, abbiamo avuto il tempo di prepararci. In casa, per pulire, utilizziamo la candeggina. Io, nella borsa, ho l’amuchina. Ma da sempre».

Sul serio?

«Certo. Viaggio molto, prendo i mezzi pubblici. È la cosa giusta da fare».

La quarantena ci cambierà?

«La paura ci sarà sempre, rimarrà nel nostro tempo. E poi guarda: a Hong Kong sembrava che l’emergenza fosse finita, invece è arrivata una nuova ondata di contagi. Insomma: sarà difficile uscirne, “noi” come Italia, ma ancor più difficile “noi” come mondo».

Tu preghi?

«Sono musulmana, quando posso faccio tutte le preghiere. E pratico il Ramadan».

Quando hai scelto la fede musulmana?

«Non c’è stata una scelta: lo sono da sempre, sono cresciuta nell’ambiente di mamma. Lei mi ha insegnato a rispettare tutte le religioni».

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