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Precari, disoccupati, in cassa
L’altra faccia del virus:
10mila nuovi poveri

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C’è chi aveva un lavoro precario che si è bruscamente interrotto con l’emergenza Coronavirus. C’è chi faceva le pulizie in mense, alberghi, case di riposo e ha visto una riduzione di orario o la sospensione del lavoro che ha ridotto il già magro stipendio. C’è chi faceva il cameriere e non sa se riprenderà l’impiego e quando. C’è chi prende la cassa integrazione, che nel migliore di casi è pari ai due terzi del reddito precedente, e non ce la fa più con l’affitto e le spese. E c’è chi la cassa integrazione la sta ancora aspettando. Sono single, ma sempre più famiglie con figli, immigrati da altri Paesi o da altre regioni italiane, ma sempre più trentini. Sono i nuovi poveri da Covid: almeno 10mila persone e più di tremila nuclei familiari che si aggiungono alle 3.500 famiglie con 8.600 persone nei guai prima della crisi, quando le persone in condizioni di deprivazione materiale grave erano l’1,6% della popolazione. Oggi il numero è raddoppiato e si avvicina ai 20mila poveri.

A guardare i numeri delle richieste del bonus alimentare, per la verità, si toccano i 10mila nuclei familiari con 40 mila componenti ( l’Adige del 23 aprile). È tuttavia probabile, e soprattutto auspicabile, che una parte di queste persone abbiamo sofferto una difficoltà temporanea. Ma ci sono coloro che non vedono prospettive neanche nei prossimi mesi. La Caritas diocesana in queste settimane segue un migliaio di famiglie in difficoltà per oltre 2.500 persone. A Trento i nuclei familiari seguiti sono quintuplicati, in Alto Garda e in Rotaliana sono raddoppiati, in Vallagarina sono aumentati del 30%. Le 17 associazioni e cooperative sociali, 16 trentine e una altoatesina, del Cnca, il Coordinamento delle comunità di accoglienza, si occupano di quasi 7.300 persone. E dicono che il peggio deve ancora venire.

«A Trento seguiamo 207 nuclei familiari con 536 persone» dice Cristian Gatti , direttore della Fondazione Comunità Solidale che insieme alla Caritas è in prima fila nel sostegno alle famiglie in difficoltà. «Prima di questa emergenza, seguivamo 40 famiglie. Questi due mesi hanno cambiato la situazione. Lavoriamo in coordinamento col Comune di Trento rispetto alla richiesta di pacchi viveri e li distribuiamo sul territorio con l’aiuto del Banco Alimentare. Abbiamo distribuito più di 1.100 pacchi viveri e 200 buoni spesa del valore di 25 euro ciascuno». Sono quelli finanziati dalle Casse rurali e da Cassa Centrale Banca. La distribuzione avviene a domicilio, come è logico in questi tempi, «con la partecipazione di tanti volontari delle parrocchie».

«Tra le famiglie che seguiamo - prosegue Gatti - 85 sono formate da una sola persona, in media di 50 anni, 69 hanno figli minori a carico, le altre sono coppie senza figli. Se prima gli stranieri erano i due terzi del totale, gli italiani un terzo, ora ci sono molti più italiani e trentini». Ma chi sono i nuovi poveri? «C’è la persona che ha perso il lavoro precario, donne impiegate nell’assistenza domiciliare o nelle pulizie, che lavoravano in mense, alberghi, case di riposo dove hanno ridotto l’orario o le persone, c’è chi lavorava nella ristorazione come cameriere. Non rispondiamo più alle povertà classiche ma a queste situazioni di soppressione del lavoro, in primo luogo del lavoro stagionale».
In altre zone del Trentino l’incremento delle famiglie a cui la Caritas e altre associazioni, in collaborazione con le Comunità di valle, fanno arrivare i pacchi viveri è meno accentuato che nel capoluogo ma ugualmente impressionante: in Rotaliana si è passati da 30 a 70, ad Arco da 58 a 108, in Vallagarina da 95 a 130. A Rovereto i nuclei familiari seguiti dalla Caritas sono 140, a Riva del Garda sono arrivati a 240. Al 24 aprile scorso la Caritas diocesana e la Fondazione Comunità Solidale davano sostegno in provincia a 860 nuclei familiari con 2.500 persone. Ora siamo arrivati ad un migliaio di famiglie.

Le comunità di accoglienza riunite nel Cnca, che contano 859 dipendenti, 1.382 volontari e 35 collaboratori, seguono quasi 7.300 persone, di cui 6.000 in Trentino e il resto in Alto Adige. «Le nostre realtà hanno continuato a lavorare in queste settimane, facendo un lavoro straordinario, e sono a diretto contatto con l’utenza, tra cui troviamo tante nuove povertà - afferma il presidente del Cnca regionale Claudio Bassetti - Punto d’Incontro, ad esempio, ha continuato ad offrire la mensa, anche se per le misure di sicurezza ha dovuto ridurre le persone presenti insieme da 60 a 20 e quindi allungare i turni, magari con file all’esterno. L’Apas, che si occupa di carcerati ed ex carcerati, ha preso in gestione negli appartamenti 9 persone che per motivi sanitari non potevano stare in carcere. Ama, Auto Mutuo Aiuto, ha visto un aumento consistente delle richieste di aiuto e con assistenza telefonica ha affrontato casi di solitudine, angoscia, violenze in famiglia. La cooperativa La Rete è rimasta in contatto a distanza con i disabili che segue, reinventandosi le attività».

Ma Bassetti lancia anche un ulteriore allarme sulla situazione degli alloggi. «Attualmente abbiamo parecchie persone nei dormitori della città, che sono pieni e dove avviene anche la distribuzione del cibo. Ma questa soluzione di emergenza, perché in genere i dormitori chiudevano prima, dura fino al 31 maggio. Tra una settimana 200 persone si troveranno in mezzo alla strada, senza tetto. È necessario prolungare l’utilizzo dei dormitori almeno fino al 31 luglio, conclusione ufficiale dell’emergenza».

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