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Il lockdown tiene sospesa

l'adozione internazionale

L'ansia di due genitori 

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Nonostante il dolore di un'interminabile attesa, il trinomio amore, speranza e coraggio permette alle famiglie adottive di affrontare con dignità i quotidiani schiaffi burocratici. Da ultime le conseguenze di una pandemia globale, che ha cancellato loro i viaggi di ricongiungimento con i figli. Si tratta di ulteriore limbo per molte coppie italiane, 21 delle quali pronte ad accogliere nelle proprie vite dei bambini cinesi, che chiedono semplicemente di essere ascoltate.

La legge 184, promulgata nel maggio 1983, afferma che ciascun minore ha il diritto di vivere ed essere educato nell'ambito familiare senza distinzione di sesso, etnia, età, lingua, religione e nel rispetto della sua identità culturale. Quando il nucleo di provenienza non è in grado di provvedere alla sua tutela, è diritto del bambino essere affidato a un'altra famiglia che possa assicurare le relazioni affettive di cui ha bisogno. Sottoscritta la Convenzione dell'Aja nel 1993 a tema «Protezione dei Minori e cooperazione in materia di adozione internazionale», gli Stati firmatari hanno affermato che lo sviluppo armonioso della personalità di un minore può esistere solo se lo stesso ha l'opportunità di crescere in un ambiente familiare felice, amorevole e comprensivo. Un diritto innegabile, nato in seno all'adozione internazionale e riconosciuto da tutte le parti interessate.

«Desideriamo solo portare i nostri figli a casa - spiega Paola Perotti, mamma e docente nelle Giudicarie che si è affidata, con il marito Ilario Zanetti, all'associazione "Aibi. Amici dei Bambini" - siamo consapevoli della delicatezza di questo momento, ma basarsi su notizie quotidiane in continuo mutamento provoca una tremenda angoscia. Conosciuto il nome, il cognome, il volto, la storia di un bambino rimasto orfano e residente in un istituto, saperlo lontano è insostenibile, specie se questa distanza è accentuata da un iter burocratico che aggrava quello abitualmente sopportato in silenzio. C'è chi risponde: "hanno aspettato anni, cosa vuoi che siano alcuni mesi o un ulteriore anno" e fa male, ci fa sentire abbandonati». L'abbinamento richiede in media tre anni ed è certificato dalla cosiddetta "Pergamena verde", una sorta di semaforo a conferma della riuscita. Il passo successivo è la "Pergamena rossa", l'invito ufficiale da parte del governo cinese a solcare il suolo orientale. Il viaggio a carico delle famiglie è di tre settimane, due delle quali da trascorrere nella capitale per apprendere le usanze locali.

«Non è nostra intenzione forzare la mano - hanno aggiunto Paola e Ilario, coppia trentina che sta aspettando di poter abbracciare il secondo figlio - anzi è doveroso sottolineare che il governo cinese ha continuato a effettuare gli abbinamenti durante il lockdown. D'altra parte però ci sono coppie già in possesso della documentazione necessaria per recarsi a Pechino. Abbiamo ricevuto la "Pergamena verde" in marzo: ogni giorno guardiamo la fotografia del bambino che è e sarà nostro figlio. È sempre presente nei nostri discorsi, nei nostri progetti, nel nostro cuore. Questa è la storia di tante famiglie che soffrono al pensiero di dover attendere ancora molto, prima di poter coccolare un figlio che si trova dall'altra parte del mondo. Resistiamo perché esistiamo, tutti noi». Anche la deputata Lia Quartapelle (Pd) si è schierata al fianco delle famiglie: concorde sulla risoluzione urgente di questo stallo, è ora in contatto con l'ambasciatore italiano in Cina.

«L'adozione internazionale è un percorso irto di difficoltà - ha fatto sapere Laura Laera, vicepresidente della Commissione per le Adozioni Internazionali - ma pieno di grandi emozioni e dimensioni umane inesplorate. Il mondo è oggi impegnato nella battaglia contro un nuovo virus, che ha sconvolto le nostre abitudini e le nostre vite in generale. Alcuni Paesi da cui provengono i bambini adottivi stanno tentando di arginare i contagi, con restrizioni nei confronti degli italiani in partenza. Sono certa che le famiglie sapranno essere all'altezza del momento: persone coraggiose, abituate ad affrontare ostacoli e rischi per accogliere bambini bisognosi di affetto e di cure».

Il rapporto «CAI» del 2019 conferma purtroppo un trend negativo in Italia: sono 969 le coppie adottive, rispetto alle 1.819 del 2015. Un calo dovuto alle trasformazioni dei Paesi di origine, sempre più destabilizzati dai repentini cambiamenti politici, economici e sociali. A livello nazionale Lombardia, Veneto e Campania sono le regioni in cui vivono più coppie adottive. Se in molte aree del bel Paese il trend è in discesa, il Trentino Alto Adige si distingue per l'aumento delle famiglie che decidono di intraprendere il percorso dell'adozione. Amare è l'atto in grado di abbattere la forbice sociale, non può esserne subordinato. Eppure il Covid-19, rafforzatosi con l'immobilità istituzionale, continua ad avere il potere decisionale, anche nell'ambito delle adozioni internazionali.

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