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Quarantena e poi tampone

a tutte le badanti arrivate

da Romania e Bulgaria

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Badante

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È in aumento nell’ultimo mese il flusso di badanti che arrivano in Trentino da Paesi dell’Europa orientale. Per chi proviene da Romania e Bulgaria (due fra le eccezioni nella Ue) o da zone extracomunitarie, in Trentino valgono gli obblighi previsti per gli altri cittadini: in sostanza si tratta dell’autocertificazione e della sorveglianza sanitaria attiva, con due settimane di isolamento fiduciario.

Una procedura evidentemente tanto più necessaria per una platea di lavoratori destinata a operare accanto a persone anziane, cioè alle più esposte a conseguenze gravi nel caso malaugurato di un contagio. Nel vicino Veneto, le badanti rientrano nelle categorie (come personale sanitario ospedaliero e delle rsa, operatori assistenziali, stagionali in agricoltura) per le quali un’ordinanza regionale valida fino al 6 settembre obbliga a sottoporsi al tampone rinofaringeo al rientro da qualunque Paese estero.

In Trentino il tampone viene effettuato alle badanti alla fine del periodo di quarantena, per verificarne infine la negatività al nuovo coronavirus. Viceversa, un test negativo al rientro in Italia non avrebbe alcun valore dal punto di vista delle disposizioni ufficiali di prevenzione epidemica. Per questa categoria di lavoratrici e lavoratori del welfare provenienti da Stati per i quali sono previste limitazioni agli spostamenti, l’ingresso è consentito, nello specifico, a fronte di un contratto e di una famiglia di referenza in Trentino. Qualora la famiglia che ha assunto la o il badante dichiarasse di non essere in grado di fornire un alloggio in isolamento, l’Azienda provinciale servizi sanitari ha messo a disposizione una struttura a San Cristoforo.

Qui sono ospitate 23 persone e prevalentemente si tratta appunto di badanti che non hanno un posto per trascorrervi la quarantena.

Nel’ultimo mese sono transitate nel centro di accoglienza oltre cinquanta badanti, provenienti per lo più da Paesi Ue quali la Bulgaria e la Romania per i quali però è prevista la quarantena; altre aree di origine assai frequenti sono la Moldavia e l’Ucraina.
Proprio l’introduzione dell’obbligo di isolamento per arrivi da Bulgaria e Romania ha generato un aumento del numero di ospiti nella struttura dell’Apss, dove fino a un mese fa c’erano in media cinque-sei persone contemporaneamente. Per le badanti che arrivano invece da Paesi per i quali non è prescritta alcuna misura di prevenzione, spetterà a loro stesse e ai familiari degli anziani mettere in atto protocolli di sicurezza sanitaria per monitorare la situazione e minimizzare i rischi di contagio. Questo peraltro vale per chiunque possa avere contatti con soggetti fragili, come ha ripetutamente raccomandato lo stesso direttore del dipartimento di prevenzione, Antonio Ferro, invitando per esempio anche i giovani che rientrano da vacanze trascorso all’estero o in Italia a osservare un periodo di un paio di settimane in cui adottare la massima cautela nel relazionarsi con la propria cerchia sociale e parentale abituale, a cominciare ovviamente dalle persone più anziane. Più in generale, il dirigente dell’Apss ha esteso questa raccomandazione a tutti coloro che tornano da situazioni non del tutto sotto controllo o da zone in cui il virus circola più che altrove, specie in qualche contesto dove distanziamento e obbligo di mascherina non erano del tutto rispettati. Z. S.

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