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L'addio a Zuelli, il rettore

al servizio degli studenti

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Ogni studente vorrebbe un professore come Fulvio Zuelli, un preside come lui, o un rettore. Il centro della vita di Zuelli era l'università; al centro della sua università i ragazzi e le ragazze che la frequentano.
Zuelli non era sposato: a Trento ha vissuto da solo ma non è mai stato solo. Gli studenti lo cercavano, i colleghi speravano di trovare un posto libero al suo tavolo, la sera, nel solito ristorante alla solita ora, per cena.
«Il suo è stato una sorta di laico celibato trasformato in un servizio per gli altri», ha detto Giandomenico Falcon , professore emerito dell'Università di Trento. «Fulvio ha messo la sua solitudine a disposizione degli altri».
Hanno parlato in tanti, ieri, alla cerimonia funebre. Zuelli è stato ricordato nel "luogo del cuore": il cortile del Rettorato.
Tutti hanno definito il professore scomparso mercoledì una persona speciale, delicata, sensibile, visionaria nel precorrere i tempi: Sanbapolis è una sua creazione, le residenze per gli studenti il fiore all'occhiello. Il suo orgoglio. Del tutto naturale che dopo essere stato il rettore dell'Ateneo di Trento dal 1990 al 1996, venisse nominato presidente dell'Opera universitaria, ruolo ricoperto dal 1997 al 2014.
«Zuelli è stato rettore in un periodo particolarmente difficile per l'Università, dopo la grande crescita», ha detto Paolo Collini , il rettore di oggi. «Zuelli ne ha seguito la trasformazione, l'ha messa sui binari che l'hanno condotta fin qui. Sono stati gli anni fondamentali del nuovo statuto, quelli in cui Trento cominciò a sentirsi per davvero una città universitaria». Il suo motto era "uniti nelle diversità" per trovare sempre una strada comune. «Gli studenti, diceva, sono il lascito dell'Università alla città di Trento».
Zuelli amava stare tra gli studenti e a loro ha dedicato la vita, ha detto Maria Laura Frigotto , presidente dell'Opera universitaria. Li rispettava profondamente. «Per lui il diritto allo studio veniva prima di ogni altra cosa».
Nel 1984 Giurisprudenza nasceva ed eravamo in 200 studenti, ha ricordato Luciano Bocchi . «Eravamo entusiasti ma spaesati, in una sede provvisoria, tra mille incertezze. Zuelli è stato il punto fermo, la persona con cui confrontarsi. Abbiamo costruito l'università insieme, amavi dire, caro professore». Zuelli ascoltava, e non è una cosa scontata; consigliava, e sapeva come farti sentire importante.
«Fulvio è stato un amico carissimo», racconta Franco Mastragostino della Scuola di specializzazione in studi sull'amministrazione pubblica (Spisa) di Bologna e in precedenza professore di Diritto amministrativo a Trento. «Aveva una grande capacità di mediazione. Fulvio ha raccordato l'Università alla città di Trento e alle istituzioni. Prima c'era uno scollamento tra l'Ateneo e il capoluogo: l'Università era un corpo estraneo. Oggi, grazie a lui, c'è la piena integrazione».
Per Zuelli l'accoglienza degli studenti era fondamentale e andava migliorata, ricorda l'amico Guido Alliney intervenuto a nome della famiglia. «Ha immaginato e poi realizzato grandi opere. Fulvio entrava nei particolari, amava il bello, per gli universitari voleva gli arredi adatti».
«Fulvio era un uomo libero e vedeva l'Università come un'istituzione libera», dice con la voce rotta dall'emozione Daria de Pretis , rettrice a sua volta dal 2013 fino alla nomina a giudice della Corte costituzionale nel novembre 2014. «Tante volte mi disse, mi raccomando, Daria, l'Università deve restare libera, autonoma. Era la sua grande preoccupazione».

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