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Bus e treni preoccupano
Ma Andreatta rassicura

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Da un lato il sistema scolastico che, per il momento, sta reggendo abbastanza bene. Dall’altro, una discussione che persiste: quella sui trasporti pubblici sovraffollati. Su alcuni di essi infatti la capienza dell’80%, come previsto dalle normative vigenti, sembra ben lontana dall’essere rispettata.

«Sembra», però, dato che il mobility manager della Provincia, Roberto Andreatta, ha ben chiaro il quadro della situazione: «Ci sono arrivate segnalazioni e abbiamo provveduto ad effettuare dei controlli, riscontrando un carico regolare su tutti i mezzi e limitandoci alla ridistribuzione delle persone in piedi in alcuni casi. Per coloro che non lo sapessero, ricordo che la capienza dell’80% prevede che il distanziamento vada a decadere: si tratta dunque di una mancanza oggettiva ma legittima, per consentire agli automezzi di viaggiare praticamente a pieno carico e garantire gli spostamenti di studenti e pendolari».

Un rischio calcolato, dunque, anche se, come già riscontrato nei primi giorni di scuola, sui trasporti che attraversano il centro nelle ore più “calde” della giornata (sostanzialmente all’entrata e all’uscita dei ragazzi dalle scuole) il numero di passeggeri pare essere ben oltre il limite consentito. Sono ormai quotidiane infatti le foto e le segnalazioni delle situazioni sui trasporti pubblici, fatte pervenire anche allo stesso dirigente Andreatta da genitori che si dicono preoccupati. Ragazzi accalcati e molto vicini tra loro anche per tratte di venti minuti, protetti dalla mascherina ma, sostengono mamme e papà, troppo vicini tra loro.

Altro punto importante: i controlli. Alla fermata dell’autobus a pochi passi dal liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Trento, ad esempio, si è assistito ieri ad una scena alquanto surreale: una pattuglia della Polizia locale infatti presenziava proprio davanti all’entrata della scuola, fermando qualche studente che, appena uscito dalla struttura, ancora non aveva avuto il tempo di indossare la mascherina. Ad una ventina di metri di distanza, tuttavia, alcuni autobus si riempivano fino a lasciare a terra qualche sventurato studente. Difficile capire quando il tanto discusso 80% della disponibilità venga in effetti raggiunto, senza qualcuno che ponga un freno e, soprattutto, senza un reale aumento del numero di automezzi disponibili che possa davvero “spezzare” il flusso di ragazzi desiderosi di rientrare a casa.

Anche su questo punto però, Andreatta ha voluto porre l’attenzione: «Non esiste un deposito o una struttura in cui comprare autobus già pronti, occorre che vengano costruiti ed immatricolati, procedura che dura circa un paio d’anni. La tematica del maggior numero di mezzi ormai viene discussa da tempo in tutte le Regioni, tuttavia non c’è reale disponibilità. Basti pensare che in un primo momento si pensava di trasportare il 50% degli utenti, situazione che probabilmente avrebbe trasmesso maggiore sicurezza ma che, di contro, con il numero attuale di mezzi a disposizione avrebbe impedito a tantissime persone di salire». Discorso diverso invece per altre tratte, come quella ferroviaria della Trento-Malé che per ora, nonostante qualche momento di affollamento, sembra aver trovato la propria dimensione. Gli addetti al controllo sul treno assicurano infatti che, nell’ora di punta e nello specifico con il viaggio delle ore 13.26, i 200 posti disponibili (metà in piedi e metà seduti) in relazione alle norme anti-Covid vengono occupati solo in parte, con circa 120 viaggianti nei momenti di maggior afflusso.

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