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Covid, l'ex Rettore Bassi fa le pulci ai dati, e accusa: "In Trentino situazione grave, lo dicono le cifre, però ufficialmente va tutto bene"

L'analisi dei grafici, e la conclusione: una divergenza incredibile

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le cifre non mentono, e il presidente della provincia Fugatti, insieme ai vertici dell'Azienda Sanitaria, dovranno prima o poi dirci cosa sta succedendo. E' il monito dell'ex Rettore dell'Università di Trento, Davide Bassi, che torna a puntare la lente sulla situazione Covid in Trentino, con questo suo post. nel quale analizza scrupolosamente la "anomalia trentina" e ci spiega che prima o poi "arriverà il conguaglio" per cifre che altrimenti non si spiegano.

L'articolo di Davide Bassi:

A quanto pare la Provincia Autonoma di Trento si sta attenendo strettamente alle 7 regolette semi-serie che avevo proposto ("Sette regole per un presidente di Regione che vuole rimanere in giallo", ndr). Con impegno e costanza degni di miglior causa, il Trentino è riuscito a emergere nel panorama nazionale come una anomalia sempre più evidente.

Partiamo dal dato aggiornato ad oggi del rapporto tra persone ricoverate e persone attualmente positive (la fonte dei dati utilizzati per la costruzione di tutti i grafici mostrati in questo post è la Protezione Civile Nazionale, a parte tre grafici che sono stati scaricati dal sito di AGENAS).

Il Trentino è rappresentato dal punto rosso. Il punto verde corrisponde alla media nazionale. I punti blu corrispondono alle altre regioni/PPAA
 
 

La figura mostrata sopra era stata originariamente costruita per verificare se ci fosse una qualche correlazione tra il tasso di ricovero e l'indice di vecchiaia delle diverse Regioni/PPAA. A partire dall'inizio di novembre il dato del Trentino (punto rosso) si è progressivamente staccato dalla "nuvola" formata dai dati delle altre Regioni/PPAA mostrando un comportamento anomalo. I dati aggiornati giornalmente del rapporto ospedalizzati/attualmente positivi li possiamo trovare nel sito AGENAS:

 

Tratto da AGENAS


 

 

Notiamo che la distanza del Trentino rispetto a tutte le altre Regioni/PPAA italiane è cresciuta rispetto alla situazione di 5 giorni fa, segno di una divergenza ormai in atto che - se non corretta per tempo - porterà in tempi relativamente brevi alla necessità di fare un inevitabile "conguaglio". Non voglio neppure pensare che tutto quello che accade sia il frutto di una ingenua strategia volta a nascondere molti contagi nel maldestro tentativo di salvare la stagione turistica invernale. Comportamenti di questo tipo non pagano perché prima o poi qualcuno all'Istituto Superiore di Sanità si deciderà a chiedere spiegazioni.

La divergenza in atto tra il dato trentino e quello nazionale è ancora più evidente se osserviamo come il valore del rapporto tra ricoverati ed attualmente positivi sia cambiato nel corso delle ultime 8 settimane:

 

Andamento temporale del rapporto tra il numero dei ricoverati nei reparti Covid (tutti i reparti, incluse le terapie intensive) ed il numero delle persone attualmente positive.

 

Il dato nazionale (linea blu) è leggermente calato durante l'ultimo mese, probabilmente a causa dei problemi di saturazione delle strutture ospedaliere in alcune Regioni/PPAA. Opposto andamento si osserva per il dato trentino (linea rossa). La divergenza in atto è molto evidente. Sarebbe assurdo presumere che, a partire dal mese di novembre, circoli in Trentino una mutazione del virus particolarmente aggressiva. Non c'è neppure evidenza che i contagi in Trentino siano concentrati su fasce d'età decisamente più anziane rispetto al resto d'Italia. Dobbiamo quindi cercare altre spiegazioni.

Per capire meglio, vediamo come si è generata nel tempo questa situazione confrontando l'andamento di alcuni parametri trentini rispetto alla media nazionale. Poiché la seconda ondata della pandemia ha colpito tutto il territorio italiano e la maggioranza delle Regioni/PPAA si trova attualmente in zona arancio/rossa, la media nazionale è un buon riferimento per capire come stanno andando effettivamente le cose in Trentino. 

Partiamo dal dato dei contagi settimanali. Il grafico è aggiornato ad oggi:

Nuovi contagi settimanali. La data del punto coincide con l'ultimo giorno della settimana considerata ai fini del conteggio. Il dato è normalizzato rispetto ad un campione di 100.000 abitanti  


Si vede con molta chiarezza l'effetto di "troncamento" introdotto dalla arbitraria decisione di inizio novembre di far aspettare 10-15 giorni i positivi (spesso sintomatici) antigenici prima di sottoporli al tampone molecolare. Il numero di nuovi contagi del Trentino (che durante il mese di ottobre era abbastanza allineato rispetto alla media nazionale), improvvisamente a novembre ha smesso di crescere. Durante le prime tre settimane di novembre il numero dei nuovi contagi in Trentino è stato artificialmente stabilizzato spostando progressivamente la diagnostica dei nuovi casi di Covid-19 dai tamponi molecolari ai tamponi rapidi antigenici e lasciando fuori dalle statistiche ufficiali molte migliaia di contagiati. Notate inoltre che essendo il numero dei casi "ufficiali" più o meno costante non sorprendentemente l'indice di riproduzione del contagio R del Trentino è rapidamente sceso ad 1.

Vediamo cosa è successo per le persone attualmente positive. Sappiamo che attualmente la prevalenza della Covid-19 in Trentino si attesta intorno all'1,85%, corrispondente a circa 10.000 attualmente positivi (o se preferite circa 1.850 attualmente positivi per ogni 100.000 abitanti. Vediamo cosa dicono i dati ufficiali comunicati dalla Provincia a Roma (linea rossa):

Andamento temporale del numero di attualmente positivi. Il dato è normalizzato rispetto ad un campione di 100.000 abitanti  


Qui l'anomalia trentina è clamorosa. Addirittura osserviamo una tendenza a decrescere, mentre il dato nazionale non ha ancora raggiunto il picco. Peccato che il valore vero del Trentino  (1.850) sia decisamente più alto della media nazionale.

Vediamo allora la tendenza dei ricoveri. Il numero dei ricoveri è un buon indicatore di quante siano effettivamente le persone positive. Se uno si sente male corre al pronto soccorso indipendentemente dal fatto che gli sia stato somministrato il tampone molecolare o quello rapido antigenico. Vediamo come è cambiato nel tempo lo stato dei ricoveri nei reparti Covid del Trentino:

 

Andamento temporale del numero di ricoveri nei reparti Covid (tutti i reparti). Il dato è normalizzato rispetto ad un campione di 100.000 abitanti  


 

Il dato del Trentino a ottobre era migliore (più basso) della media nazionale, ma poi proprio all'inizio di novembre c'è stato il superamento del dato nazionale con una divergenza che si vede progredire nel corso delle ultime due settimane. Altro che "zona gialla con pochi contagi". Abbiamo una situazione sanitaria peggiore rispetto alla media nazionale come del resto è confermato dall'alto livello di occupazione dei letti disponibili nei reparti Covid. Che la situazione sia molto preoccupante ce lo conferma l'AGENAS. 

I valori di occupazione dei posti letto nei reparti Covid del Trentino, aggiornati al 22 novembre, sono il 46% ed il 70% per le terapie intensive ed i reparti ordinari, rispettivamente. Per confronto, le medie nazionali sono 43% e 51%, nettamente inferiori rispetto al valore del Trentino specialmente per i reparti Covid ordinari. In Trentino, come nel resto d'Italia, l'aumento dei posti letto Covid (che si vedono nei grafici AGENAS come brusche riduzioni del tasso di occupazione dei posti letto) è avvenuto a scapito delle altre attività di tipo ospedaliero.

 

 

Occupazione dei reparto Covid ordinari (sotto) e di terapia intensiva (sopra). Notate che a differenza dei grafici precedenti, il colore blu riguarda il dato trentino, mentre il colore giallo indica la media nazionale. Tratto da AGENAS



Concludiamo con il dato (ahimé) dei decessi. Purtroppo, anche riguardo a questo dato, i numeri del Trentino sono peggiori rispetto alla media nazionale:

 

 

Pur con le fluttuazioni attese a causa delle limitate dimensioni della popolazione trentina il dato dei decessi registrati in Trentino durante la seconda ondata pandemica è stabilmente superiore rispetto alla media nazionale.    
 
Questi sono i fatti "nudi e crudi". Poi se qualcuno si illude che la furbizia possa pagare e preferisce raccontare favolette, ne prendo atto, sia pure con un misto di delusione e tristezza.

 

 

 

 

 

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