Con il lockdown, boom di richieste del "reddito di cittadinanza", in Trentino +39%

di Franco Gottardi

L’esplosione del reddito di cittadinanza è solo uno degli elementi che fotografano la crisi economica e sociale portata dal Covid anche nella nostra regione, ma è un elemento significativo perché non riguarda settori economici particolari ma l’intera collettività. In Trentino, nel corso del 2020, il numero di famiglie hanno avuto accesso a questa prestazione è aumentato di quasi il 39% rispetto all’anno precedente, passando da 3.049 a 4.236, per un totale di 10.973 persone interessate. Nel contempo è aumentato di molto anche l’importo medio dell’assegno mensile erogato: nel 2019 era stato di 374,46 euro, l’anno scorso la media ha raggiunto i 409,42 euro.

Aumento notevole anche in Alto Adige dove però il reddito di cittadinanza è molto meno utilizzato, per il semplice fatto che mentre a Trento esistono misure di sostegno integrative che non implicano la rinuncia all’aiuto nazionale Bolzano ha erogato prestazioni sostitutive, facendo cadere la richiesta. In ogni caso le famiglie che ne hanno beneficiato a nord di Salorno nel 2020 sono state 570, molte più delle 377 del 2019, e anche in questo caso l’importo mensile dell’assegno è aumentato passando da una media di 422,59 a 482,95.

Trend in crescita anche per quanto riguarda la pensione di cittadinanza, misura rivolta ai nuclei composti da una o più persone con oltre 67 anni di età; i nuclei che in Trentino la ricevono sono passati da 436 a 570 e l’assegno medio da 163,53 euro a 183,30.

Tutti questi e molti altri dati sono stati resi noti ieri mattina nel corso del webinar organizzato dall’Inps regionale per presentare il Rendiconto sociale e il ruolo dell’Inps nel contrasto al Covid-19. Tra le prestazioni specificamente pensate per far fronte ai problemi portati dal coronavirus c’è il congedo parentale straordinario, finalizzato a consentire ai genitori che lavorano di prendersi cura dei figli durante la sospensione dei servizi scolastici causata dall’emergenza epidemiologica; questo congedo prevede un’indennità pari al 50% della retribuzione, senza intaccare la contribuzione che rimane figurativa, può essere fruito da un solo genitore con figli minori di 14 anni ed è stato utilizzato in regione da quasi quarantamila persone, in stragrande maggioranza lavoratori dipendenti: sono stati 17.340 in Trentino rispetto ai 18.384 dell’Alto Adige, più 621 lavoratori autonomi e 106 partite Iva in provincia di Trento e 495 lavoratori autonomi e 101 partite Iva in provincia di Bolzano. Rivolto alle famiglie con bambini piccoli è anche il bonus baby-sitting, misura destinata a dipendenti del settore privato e lavoratori autonomi ma riconosciuta anche a chi lavora nella sanità o nella sicurezza: in questo caso le prestazioni erogate sono state 8.392 in Trentino e 5.626 in Alto Adige.

Passando agli altri tipi di sostegno al reddito quello più largamente utilizzato è stato l’indennità una tantum, meglio nota come bonus 600 euro, specificamente destinata ai lavoratori autonomi le cui attività hanno risentito della pandemia: oltre 143.000 le indennità erogate, 79.958 in Alto Adige e 63.108 in Trentino dove più della metà (34.702) sono state percepite da lavoratori autonomi, 12.346 da lavoratori stagionali del turismo, 9.224 da partite Iva e co.co.co., 6.469 da operai agricoli a tempo determinato e 367 da lavoratori dello spettacolo. Più diffuso in provincia di Trento, con 3.101 domande contro 1.364, invece il reddito di emergenza, l’assegno compreso tra 400 e 840 euro concesso a famiglie che non beneficino già di reddito di cittadinanza o naspi ma che siano state messe in difficoltà dall’emergenza epidemiologica.

Impressionanti anche i numeri relativi alla cassa integrazione, che hanno visto i dipendenti dell’Inps impegnati nel cercare di accelerare le procedure e protagonisti, come hanno riconosciuto con orgoglio i dirigenti, a livello nazionale come campioni di produttività. In Trentino si è passati da una media attestata negli ultimi anni attorno alle 900.000 ore di cassa integrazione ordinaria a oltre 15 milioni di ore in Trentino; in Alto Adige da meno di 2 a oltre 18 milioni. Nel corso del 2020 si è verificato anche un boom di erogazioni di assegni del Fondo di integrazione salariale, a favore di lavoratori di settori esclusi dalla cassa integrazione, soprattutto perché impiegati aziende con meno di 5 dipendenti.

In Trentino si è passati dalle 2.059 ore del 2019 a oltre un milione e mezzo di ore autorizzate; in Alto Adige, con una platesa più ampia di aventi diritto, da circa 81.000 a oltre 11 milioni di ore.
Nella prima parte dell’incontro online di ieri mattina i vertici dell’Inps regionale avevano presentato il rendiconto sociale 2019, anno pre pandemia che aveva mostrato una sostanziale stabilità nella demografia delle imprese e un aumento del lavoro dipendente del 2,6%; segnali di contrazione invece in Trentino nel lavoro autonomo, con un numero di artigiani e commercianti ridotto del 2% e del 2,4%.

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