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"Mia mamma aveva paura, e non l'hanno protetta", parla il figlio di Deborah

Cortesano, lui allontanato, ma poteva tornare a lavorare in campagna

Cortesano, femminicidio, Lorenzo Cattoni
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Cortesano, femminicidio, Lorenzo Cattoni

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TRENTO - Aveva paura del marito da cui si stava separando, Deborah. Lo aveva rivelato ai suoi figli e alle persone più care. Ora sono loro, fragili e frastornati, a prendersela con chi la loro mamma non l'ha protetta abbastanza.

Parla guardando il terreno il figlio maschio più grande di Deborah Saltori. Fuori dalla stradina delle case a schiera dove sono venuti ad abitare insieme alla mamma, a pochi metri da nonna Anna, cerca di trovare una ragione di quanto successo.

«Dopo l'ultima aggressione era stato a Spini in prigione per due settimane. Poi era stato mandato a casa e aveva diritto di recarsi in campagna a lavorare. Prima fino alle due, ora fino alle 17. Gli avevano concesso l'uso del cellulare e così poteva contattarla», dice a voce alta quasi rivolgendosi a quei giudici che con i loro provvedimenti a suo dire non sufficientemente restrittivi non hanno tenuto quell'uomo abbastanza lontano. O forse il ragazzo parla direttamente a chi le leggi le ha pensate, a chi incoraggia le vittime a denunciare e poi però non fa di tutto perché non succeda loro niente. Scuote le testa quasi per riuscire a buttare fuori quelle lacrime compresse dentro per il troppo dolore. 

Il servizio completo sul giornale in edicola, o su http://edicola.ladige.it/

 

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