Se gli antirazzisti spaccano tutto

La lettera al Direttore.

Se gli antirazzisti spaccano tutto

Egregio direttore Alberto Faustini, potrebbe risultare, per certi versi, una provocazione la mia, ma mi sento di censurare questa esagerazione su ciò che veramente è, o non è, vero, serio razzismo. Per me sta diventando una vera ipocrisia del politicamente corretto. I veri antirazzisti non vanno in piazza per spaccare tutto ciò che trovano. Non incendiano automobili, cassonetti e non sa le prendono con la “storia”. La storia positiva o negativa serve come esperienza sul futuro. La figlia stessa del povero Floyd ha dichiarato «Mio padre ha cambiato il mondo», ma non ha detto nulla su come si possa sconfiggere l’odio. Odio per tutto ciò che, con troppa disinvoltura e ipocrisia politica, si riversa con fuorviante provocazione su tutti i termini esistenti del linguaggio.

Un gestore costretto a cambiare il nome della propria malga, malga esistente da ben cento anni. Il termine Neger, lo chiarisce pure il gestore di questa malga, deriva giustamente dal latino Niger (il colore nero). In lombardo, chiamano il vin negher (vino nero, se può importarvi). Senza alcun fine razzista. Ci mancherebbe ora che si debba cambiare tutto ciò che secondo questi pseudoscientifici antirazzisti, porta il nome di Nero. Negramaro, passo Nigra, via Negrelli, salame Negroni, Ada Negri, solo per fare alcuni esempi. Per chi andrà in Val di Fassa, altro esempio esemplare: la Baita Ciampiè, nel proprio menù offre come antipasto “la vaca negra” specialità della Valle. Vogliamo ora cambiare il tutto per disambiguazione? Direttore, non è che ora per caso dovrà adeguarsi e stampare il Suo giornale col colore rosso? Non diffondiamo ora tutto come provocazione del pensiero.
Spazzino, netturbino, operatore ecologico? La verità rimane comunque. Le strade nella nostra società vanno “spazzate”, questa è la realtà. Non continuiamo a diffondere “verità” per confonderle con la realtà delle cose. Smettiamola con questi continui inganni sul futuro, intravedendo l’orca su tutto, per ipocrisia cultural/politica. E, soprattutto, non distruggiamo il passato: lo si usi come esperienza, per migliorare il futuro.

Vittorino Veronese

Non metterei tutto nello stesso calderone

Gli antirazzisti non vanno certo in piazza per spaccare tutto ciò che trovano, ma quando sono esasperati - come accade negli Stati Uniti - molte delle loro reazioni si possono capire (capire, ripeto, che è concetto diverso dal giustificare). Noi però non possiamo nemmeno capire quanto sia in salita, anche nel 2020, la vita di chi ha un colore della pelle diverso. La verità è che la situazione è ancora allucinante. Abbiamo fatto qualche centimetro, ma restano chilometri e chilometri da fare per raggiungere, non dico l’uguaglianza, ma almeno un po’ di rispetto, un po’ di equilibrio. Sulla questione dei nomi si rischia di sprofondare nel ridicolo, ma anche le parole hanno un peso. Non dimentichiamolo. E non è mai sbagliato interrogarsi su quella che a noi sembra una piuma - perché magari siamo abituati da sempre a quel nome, al quale infatti diamo poco peso - e che per altri invece è una valanga, un macigno, un peso insormontabile.
Non possiamo più dare nulla per scontato. Ed è giusto così, perché il mondo è come un oceano: lo si può cambiare anche agendo su ogni piccola goccia.

lettere@ladige.it

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