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È ora di tagliare i senatori 

La lettera al Direttore.

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Arriva il referendum, tagliamo

Caro dottor Faustini, ecco profilarsi all’orizzonte elettorale lo schieramento difensivo del numero dei nostri rappresentanti politici. A nessuno può sfuggire l’esubero numerico di parlamentari suddivisi, anche, in due più o meno inutili blocchi. Molti, difensori d’ufficio, “temono” che dai tagli eventuali possa scaturirne un sicuro “deficit” rappresentativo sul territorio. E già perchè ora, invece, il loro “assiduo” controllo avrebbe dovuto impedire che in molti quadranti territoriali si perpetuino nefandezze come l’elefantiasi di dipendenti della regione “troppo” autonoma Siciliana. Senatori e deputati di questa “mucca” regionale non hanno mai battuto ciglio nel constatare che a quelle “mammelle” sono attaccati circa 20 mila dipendenti diretti, più circa 50 mila forestali e decine di migliaia di persone degli ex patronati e lavori socialmente utili, con un totale di circa duecentomila dipendenti, dati forse lievitati dal 2006, dal noto libro del duo Rizzo/Stella, il tutto sotto il silente strabismo di senatori e onorevoli. Quindi bando agli sprechi e tagliamo, anche i senatori a vita, l’inutile Senato non è una casa di riposo per anziani, si accontentino delle laute pensioni. Pertanto è ora di snellire il tutto chiudendo il doppione Senato, con risparmio di tempo e denaro.

Giovanni Meli

Valutiamo le conseguenze

Come noto, non sono esattamente un difensore d’ufficio, ma il Parlamento - che è stato disegnato così perché uscivamo dalla dittatura fascista - non può essere considerato il principe dei nostri mali. Abbiamo ben altri problemi, ma a qualcuno piace farci pensare che si risolveranno solo tagliando qualche poltrona. Magari fosse così! Come lei ci ricorda, citando anche Rizzo e Stella, gli scandali e gli sprechi non mancano, ma un Parlamento più piccolo rischierà solo di lasciare fuori dall’aula pensieri, idee, sfumature, sensibilità. Insisto nel dire che il rischio è sempre quello di tagliare la democrazia insieme ai costi della politica, costi che a loro volta non vanno confusi con i costi dei politici. L’idea del “mandiamoli tutti a casa” torna spesso, ma chiediamoci chi poi resterebbe nel Palazzo: i migliori? I più onesti? I più capaci? La statistica e le alchimie dei partiti fanno pensare a ben altro.

lettere@ladige.it

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