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Sul suicidio assistito

occorre essere precisi

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Il tema del “fine vita” e del “suicidio assistito”: una replica a Guibert nella lettera del giorno con la risposta del Direttore.

Sul suicidio assistito occorre essere precisi

Facendo seguito all’argomentata risposta del Direttore alla lettera di Renzo Gubert a proposito del mio articolo (non “lettera”) del 15 ottobre, mi limito ad aggiungere talune sintetiche osservazioni. In uno dei passaggi essenziali del suo discorso il senatore scrive che «La Corte Costituzionale non ha legittimato l’aiuto al suicidio e proprioper questo Cappato chiede di violare la legge». In realtà la Corte, in determinate condizioni, ha reso non punibile - e quindi legalmente permesso - l’aiuto al suicidio. Cappato chiede di conseguenza che tale autorevole disposizione, la quale ha valore di legge, venga rispettata, promettendo, in caso contrario, di continuare ad aiutare i pazienti a recarsi in Svizzera. Fatta salva la richiesta, rivolta ai politici, di apprestare finalmente una legge organica sul fine vita. Tutto ciò è ben diverso - anzi per certi aspetti esattamente il contrario - di quanto riportato da Gubert. Qui non si tratta di avere opinioni diverse, ma di essere precisi o meno. Inoltre, a scanso di equivoci, è bene ribadire che nel mio articolo non si parla di un generico aiuto al suicidio, ma del suicidio medicalmente assistito per pazienti che, trovandosi in condizioni cliniche di grave patologia, sono autorizzati a richiederlo. Infine, se nell’articolo non si specifica quale ASL abbia rifiutato la richiesta non è per incuria, ma perché nel comunicato dell’Associazione Luca Coscioni, ripreso dall’Ansa, tale indicazione non compare. In ogni caso, come ha ricordato il Direttore, il problema del fine vita è qualcosa che interpella ognuno di noi e che, come tale, non può non essere oggetto di un pluralistico dibattito, sia nel Paese, sia nei media, sia in Parlamento. Niente da stupirsi quindi se un giornale come l’Adige - attento alle tematiche odierne e aperto alle diverse voci della società e della cultura - ne parli.

Giovanni Fornero

 


Giusto contestualizzare la situazione

Grazie professore. Preciso solo che l’Ansa non ha parlato di un luogo perché in casi come questi, per tutelare gli interessati e per ovvie ragioni di riservatezza (anche in questo caso, c’è una legge chiara che invita a tutelare l’individuo), si evita di dare un’informazione che potrebbe in qualche modo far appunto riconoscere l’interessato. Il resto non posso che sottoscriverlo, ribadendo che al Parlamento spetta - da tempo - il compito di fare una legge chiara, non sull’onda di un’emozione (inutile citare il caso Englaro e le prese di posizione che generò), ma alla luce di questioni un tempo impensabili.
Ai tempi della Costituente l’accanimento terapeutico, ad esempio, sostanzialmente non esisteva, perché la scienza non aveva ancora fatto i passi che avrebbe fatto poi.
Parlo di accanimento terapeutico per ricordare non certo a lei, ma all’ex senatore Gubert, che parliamo di pazienti in condizioni cliniche, come lei giustamente ricorda professore, di grave patologia.

lettere@ladige.it

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