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In tv imperano
i messaggi anti-vita

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Una nostra lettrice è indignata perché in televisione vede ovunque messaggi “anti-vita”, e sdoganamento della genitorialità omosessuale. Il nostro Direttore le risponde: perché cerca ostinatamente un “nemico” dove c’è vita e amore?

In tv imperano
i messaggi anti-vita

Caro direttore, ultimamente mi è capitato di seguire un po’ di più vari programmi in TV. Con tristezza e rammarico ho potuto constatare una grande disfatta …sembra che tutti i valori della nostra cultura e altri anche cristiani definiti dai Papi “irrinunciabili” siano scomparsi dalle coscienze, dalla vita e mentalità delle persone e dai programmi di molte testate e non solo televisive.
Alcuni esempi di trasmissioni recenti. Su Rai uno durante una popolare e familiare trasmissione della domenica del 1 novembre si parla di una coppia omosessuale - due maschi - che convivono felicemente da 30 anni. Le espressioni della conduttrice: «Oh che bello, che bravi…che bella famiglia con i vostri tre figli»! Ne fa un quadretto idilliaco con la solita frase «che conta è l’amore!» ma senza porre la domanda centrale e fondamentale: ma come avete fatto voi ad avere tre bambini? Eppure quei tre bambini saranno cresciuti nel ventre di una donna; di una madre che non conoscono e conosceranno mai. Le tre donne che hanno dato in affitto il loro utero e corpo forse anche con grande profitto, sono sparite per contratto ledendo gravemente il diritto dei bambini di avere una madre e non due padri!
Altro assurdo episodio. In una trasmissione del 6 novembre la conduttrice fra un battere bambolesco di ciglia si scandalizzava e protestava perché un parroco in chiesa ha detto che l’aborto è grave quanto o più della pedofilia. Orrore! Una giovane donna per sostenere altra tesi, ha detto che la pedofilia quella si è grave perché uccide l’anima del bambino! A questo punto c’è veramente da preoccuparsi se addirittura ora in Italia (non in qualche regime dittatoriale) un sacerdote non può esporre verità sacrosante-scritte nella natura, nella dottrina della Chiesa oltre che certificate dalla scienza.
Terza dolorosa constatazione su La7: Una giovane Katja parlando della situazione e dei cortei di protesta che si sono svolti in questo periodo in Polonia, perché per legge viene vietato l’aborto se la motivazione è quella che il feto è ammalato o difettoso. Ebbene la giovane, con grande pacatezza ha reclamato il diritto di aborto che tutte le donne polacche vogliono avere tanto più se il feto nel seno materno è malato. Inoltre ha affermato che questi interventi, anche a livello politico e legislativo, avvengono per l’influenza della Chiesa e dei cattolici perché sono loro che incidono per limitare la volontà, la libertà e l’autodeterminazione delle donne.
Viene da chiedersi e con molta preoccupazione: che futuro, che mondo feroce e incivile senza solidi valori - grazie anche alla grande possibilità di diffusione dei mass-media attuali - vogliamo lasciare alle prossime generazioni che ricevono continuamente messaggi così negativi senza limiti e così anti-vita?

Antonietta Morandi


 

Non si ostini a trovare un nemico ovunque

Se ci fosse un pensiero unico, come lei paventa e teme, questa lettera non sarebbe stata pubblicata. Poteva cambiare canale, mi viene invece da dirle. Avrebbe trovato anche programmi che seguono in ben altro modo questo tema (perché ogni rete cerca di dare spazio alle idee, alle azioni e alle scelte di tutti). Nelle sue lettere una cosa mi sorprende più di ogni altra, però: la sua ostinazione nel cercare un nemico. Una cosa è difendere le proprie idee e schierarsi persino dalla parte di un parroco che a tante altre persone è parso invece sinceramente indifendibile, altra cosa è prendersela con i gay, con la conduttrice di un programma e con ciò che s’è detto su altri canali. In un Paese libero ci sono leggi libere fatte per difendere la libertà di chi ha magari un’idea di libertà diversa dalla sua o dalla mia. Come le ho già detto una volta, nessuna legge obbliga all’aborto: la legge garantisce la possibilità (ripeto: la possibilità) di abortire. Si chiama democrazia. Si chiama appunto libertà. Si chiama, anche, Paese civile. Rivendicare un diritto non è una cosa brutta, perché spesso i diritti vengono calpestati o ignorati in molti Paesi, soprattutto in questo tempo nel quale si tende a mettere in discussione ogni conquista, ogni passo fatto dalla società. Infine, la libertà e la democrazia sono quelle che le permettono di dissentire, di difendere le sue idee, di criticare chi non la pensa come lei. Insomma, non c’è un pensiero unico. Ma nemmeno un unico pensiero, per fortuna.

lettere@ladige.it

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