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Covid, il cluster di Pechino gestito

con molti test e chiusure locali

Niente lockdown generalizzati

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Il nuovo approccio della Cina per contenere la pandemia di coronavirus nella capitale Pechino potrebbe essere «un segnale di come la Cina gestirà future epidemie». Lo ha riportato venerdì 19 giugno il New York Times.

I leader di Pechino «non stanno schiacciando l’intera città e la sua nascente rinascita economica, con pesanti restrizioni».

È l’opinione di Keith Bradsher e Chris Buckley, autori dell’articolo: «In questa ondata di coronavirus, la Cina tenta qualcosa di nuovo: la moderazione».

L’articolo afferma che i test e il tracciamento dei contatti sono «la chiave per la strategia di contenimento del governo», osservando che negozi, ristoranti e parrucchieri sono ancora aperti in alcune parti di Pechino.
Le autorità locali hanno dichiarato che, secondo i dati di sabato 20 giugno, la capacità di analisi di Pechino è passata da 100.000 a più di 230.000 test dell’acido nucleico al giorno

Dal 13 giugno sono state organizzate le analisi dell’acido nucleico per le persone che lavorano nel mercato all’ingrosso Xinfadi, collegato alla maggior parte dei casi recentemente segnalati, i residenti nelle comunità vicine e le persone che hanno visitato il mercato.

Secondo il governo municipale, la città ha anche dato priorità ai test per i dipendenti di ristoranti, negozi di alimentari, mercati all’ingrosso e anche delle imprese di consegna espressa e di consegna di alimenti.

Il South China Morning Post (SCMP) ha riportato che Pechino ha adottato misure più severe nella sua seconda fase di gestione della malattia da nuovo coronavirus, tra cui l’installazione 24 ore su 24 di posti di blocco per la sicurezza nelle comunità locali e l’invito alla popolazione di aumentare il distanziamento sociale.
«Il rischio che i casi importati inizino a far scoppiare nuovi focolai rimane la minaccia principale per la Cina, è quindi necessaria una risposta rapida e vigorosa per contenere l’epidemia», ha affermato Michael Baker, professore di sanità pubblica presso l’Università di Otago a Wellington, citato dal
SCMP.
La risposta della Cina è «molto probabile che abbia successo, data l’esperienza dimostrata con tali misure di controllo», ha detto Baker.

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