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Decreto scuola, seduta notturna

e alta tensione alla Camera

Corsa per evitare la decadenza

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Ripresa notturna alla Camera, impegnata nell’esame del decreto scuola, dopo l’interruzione di ieri sera per consentire la sanificazione dell’aula.

La seduta, ad alta tensione, è ripresa verso mezzanotte per proseguire, tranne le sospensioni per la sanificazione, fino a stamattina alle 11.30 circa, quando si effettuerà il voto finale sul decreto.

In aula e fuori intanto non si placa la polemica sul plexiglass tra i banchi, ipotesi lanciata dalla ministra Azzolina per la prevenzione anti-covid senza ridurre il numero di studenti nelle classi. Nella foto, una simulazione di un'aula con banchi separati fisicamente, realizzata da Qb e Bc Studio architettura.

Sullo sfondo di questo scenario, molti Comuni e presidi hanno espresso dubbi sulla riapertura di settembre. Il governo ha poi indicato anche altre modalità per tornare in classe, ad esempio avvalendosi di teatri e musei.

Ma la seduta alla Camera sul Dl scuola è stata sospesa dopo una bagarre suscitata dai deputati della Lega, che hanno innalzato uno striscione con la scritta «Azzolina bocciata».

Critiche anche alle regole per le spiagge libere: «Troppe limitazioni e pochi controlli», dicono i sindaci.

Dopo la giornata di giovedì in cui le opposizioni, specie la Lega, hanno fatto ostruzionismo nel tentativo di farlo decadere, è stata poi la maggioranza a chiudere i canali di dialogo, mentre diversi esponenti del centrodestra, specie Fi e Fdi, hanno cercato invano contatti con i gruppi della coalizione di governo per trovare un accordo e concludere il voto in giornata.

L’eventuale decadenza del decreto farebbe saltare gli esami di maturità, scenario che susciterebbe la rabbia delle famiglie che potrebbe scaricarsi contro le opposizioni.

Giovedì pomeriggio, dopo il voto di fiducia incassato dal governo, è iniziato l’ostruzionismo sugli ordini del giorno, i documenti di indirizzo sull’applicazione del decreto.

L’obiettivo era impedire l’approvazione del decreto entro domenica, la sua decadenza, con conseguente richiesta di dimissioni del ministro Azzolina. Un tentativo di spallata al governo. Di qui la decisione della maggioranza giovedì a mezzanotte di ricorrere alla seduta fiume, vale a dire senza interruzioni, tranne quelle ogni tre ore per sanificare l’Aula.
I lavori sono dunque proseguiti tutta la notte e tutta la giornata di venerdì e proseguono, ininterrottamente, fino a sabato mattina con il voto finale.

L’ostruzionismo  ha portato a momenti di grande tensione in Aula a Monteciorio, con la sospensione della seduta quando i leghisti hanno innalzato un stiscione con sopra scitto «Azzolina bocciata».
Una scelta, quella dell’ostruzionismo, criticata dalla maggioranza, con Vito Crimi che ha definito «irresponsabili» e «incoscienti» le opposizioni che con l’ostruzionismo farebbero saltare gli esami: «capricci di forze politiche miopi e assetate di potere», ha rincarato la dose. «Faremo di tutto per impedirlo, ma è giusto che gli italiani sappiano che livello di incoscienza si sta toccando alla Camera», ha detto Gianluca Vacca (M5s).

Ma la preoccupazione che gli esami saltino davvero e che una vittoria parlamentare si risolva in una sconfitta politica ha raggiunto le opposizioni. Pur ribadendo la contrarietà al complesso delle norme, il vicecapogruppo di Fdi Tommaso Foti, in Aula, ha preso le distanze dalla linea dura della Lega («se avessimo voluto fare ostruzionismo ora saremmo ancora alla discussione generale»), sollevando però il tema di un decreto rimasto per 53 giorni in Senato e che la Camera si è trovata a dover ratificare in poche ore. Una critica che diversi esponenti della maggioranza hanno espresso lunedì durante l’esame del decreto in Commissione.

Anche gli ambasciatori del partito di via Bellerio hanno detto alla maggioranza di essere stati disposti a porre fine all’ostruzionismo, se per esempio fosse stata concessa la diretta televisiva per le dichiarazioni di voto finali. Ma a questo punto è stata la maggioranza a irrigidirsi: fatti i calcoli, il sì al decreto arriva comunque nella mattinata di sabato, in tempo per la visione  da parte di Sergio Mattarella e la sua promulgazione in Gazzetta. Ma il fatto che tutti i decreti siano esaminati alternativamente da una sola Camera e ratificati dalla seconda ormai è apertamente criticato anche da molti esponenti della maggioranza.

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