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Le minoranze fuori dall'Aula

l'assestamento votato lo stesso

con lo sgarbo della «legge Gilmozzi»

Lo scontro: i 218 milioni da Roma per il post-Covid messinel capitolo di Fugatti

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COSER @ladige

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Si è conclusa alle 23,30 di venerdì la seduta del consiglio provinciale di Trento sul disegno di legge dell’assestamento di bilancio. Ore di votazione, anche in serata in assenza delle minoranze che hanno abbandonato l’aula per protesta nel corso del pomeriggio, che, fino ad ora, hanno permesso di togliere complessivamente dal grande plico che sta a fianco del presidente del consiglio, nella maggior parte dei casi con voto negativo, 2700 emendamenti e sub emendamenti su circa 11 mila.

Votati in serata anche due articoli il 24 (compreso l’emendamento della giunta sulla governance della Fem) e il 25 sui 44 che compongono il ddl.

Curiosa la vicenda della legge sulle seconde case: dopo che la giunta aveva annunciato la volontà di eliminare la «legge Gilmozzi» che vieta la costruzione di seconde case in Trentino, le minoranze erano insorte. Il Consiglio provinciale ha approvato infine con 20 sì e il voto di astensione dell’unico esponente di minoranza presente in aula, l’emendamento firmato dall’assessore all’urbanistica all’articolo 37 del ddl 60 sull’assestamento del bilancio di previsione, per la “riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente da destinare ad alloggi per tempo libero e vacanze”.

La versione della modifica che introduce una deroga alla cosiddetta “legge Gilmozzi” del 2008 sull’urbanistica - una deroga di 2 anni alla norma sulle seconde case - è quella elaborata dalla Giunta per arrivare ad un accordo con le minoranze. Accordo che era stato quasi raggiunto prima della mezzanotte di giovedì.
A motivare la volontà dell’esecutivo di valorizzare la trattativa portata avanti con le minoranze è stato, prima del voto, il presidente della Provincia Fugatti. «La Giunta – ha ricordato – aveva predisposto un emendamento iniziale, ma poi – ha proseguito – c’è c’è stato un giusto dibattito su questo tema che era sicuramente il più importante messo al centro della trattativa con le minoranze. Trattativa che – ha aggiunto il governatore – si è era quasi conclusa con la condivisione di una nuova versione dell’emendamento, firmata dall’assessore, che modificava il testo originario».

All’intesa definitiva, ha osservato, mancava davvero poco, quindi la giunta è andata avanti anche senza l’ok delle minoranze: «Oggi – ha concluso Fugatti – la Giunta potrebbe votare il testo originario prescindendo dal negoziato con le minoranze che per loro scelta hanno abbandonato l’aula. Invece – ha spiegato – abbiamo deciso di approvare il testo con le ultime modifiche sulle quali l’accordo con loro era quasi raggiunto: non ci siamo quindi dimenticati dell’importante lavoro svolto nelle trattative compiute su un tema anche divisivo come questo».

Quattro esponenti di maggioranza hanno preso la parola per ringraziare di questa decisione il presidente «che in tal modo, diversamente da come viene dipinto, dimostra di essere un signore e di non essere vendicativo privilegiando il bene del Trentino».

Il governatore, hanno aggiunto, «non ha voluto approfittare dell’assenza strumentale e inqualificabile delle minoranze, portando invece avanti le modifiche concordate con loro. E questo testimonia il suo senso di responsabilità e la sua lealtà nel rispettare la trattativa. L’immagine della Giunta che le minoranze vogliono accreditare all’esterno non è quella reale e questo passaggio lo evidenzia: quel che avviene qui non è quel che loro stanno raccontando».


LE MINORANZE: SECONDE CASE, NESSUN ACCORDO

Ben diversa la reazione delle minoranze, che tacciano Fugatti di comportarsi da monarca.  «Fermo restando che le minoranze hanno abbandonato i lavori del Consiglio perché il Presidente Fugatti ha deciso unilateralmente e senza trasparenza rispetto ai 218 milioni di euro concessi dal Governo al Trentino di non condividere insieme in questo bilancio su quali voci destinarli per la ripresa della nostra comunità, ma di »parcheggiarli« in un forziere di cui solo la Giunta ha le chiavi, dichiarando che deciderà lui cosa farne e poi lo comunicherà». Lo ribadiscono i gruppi consiliari provinciali di Pd, Patt, Futura, Onda Civica e Gruppo misto.

«Desideriamo con forza precisare - prosegue la nota - che l’emendamento che oggi la maggioranza si è approvata in aula sul tema delle seconde case non è frutto di un accordo con le minoranze. La maggioranza non racconti bugie per cercare di condividere con le minoranze una responsabilità che resterà solo sua: quella di avere aumentato il numero di seconde case nelle valli del Trentino. Abbiamo contestato fin da subito il metodo, cioè l’aver presentato questa modifica di legge solo all’ultimo minuto in aula, bypassando la commissione come luogo di confronto sui dati, nel merito e una vera dialettica con i comuni e gli interlocutori che su questa materia andavano ascoltati, abbiamo sottolineato come essa violasse il Piano Urbanistico Provinciale, eludendo le procedure per la sua modifica». 


LA MAGGIORANZA: NON SIAMO SOLDATINI

I capigruppo di maggioranza nel consiglio provinciale di Trento «rifiutano con decisione l’etichetta affibbiata loro dal consigliere Zeni di «soldatini che alzano la mano a comando», e ritengono che in questa circostanza l’atto istituzionalmente molto grave, che delegittima l’aula, sia piuttosto l’abbandono dei lavori da parte dei consiglieri di opposizione». «Infatti - prosegue la nota - a valle di un dialogo costruttivo del presidente della giunta con tutte le forze di minoranza, sia singolarmente che cumulativamente, l’estemporaneità dell’esplosione del caso sui 217 milioni deve far riflettere. Ripercorriamo gli accadimenti degli ultimi giorni, dando rilevanza sia al tema tecnico che politico, che in questo caso viaggiano paralleli».

«Nel testo depositato dell’assestamento, le entrate (in termini di competenza) per il 2020 erano 135 milioni. Alla vigilia della discussione in Aula è stato siglato l’accordo in Conferenza Stato - Regioni, che attribuiva alla Provincia autonoma di Trento ulteriori 217 milioni rispetto ai 136 già concessi. Ma, a differenza di questi ultimi per cui esisteva già una copertura finanziaria da parte dello Stato, i 217 ad oggi non trovano copertura sul bilancio nazionale: il Governo infatti si è impegnato ad autorizzarli «con il primo provvedimento legislativo utile».

Conseguentemente, ad oggi tali risorse non sono utilizzabili dalla Provincia autonoma di Trento. Da ciò pertanto la decisione, che ha uno storico alle spalle che per ampiezza era solo di poco inferiore, ai tempi di Dellai, di iscrivere tali risorse in entrata, accantonandole in uscita su un fondo indisponibile fino a quando lo Stato non provvederà a darvi copertura», conclude la nota.

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