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Cavalcata di Luca Zaia in Veneto

Il suo partito al 47%, la Lega al 14%

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Nel Veneto di Luca Zaia nemmeno la Lega, il suo partito, ha più vita facile. Il governatore si avvia a stra-vincere queste elezioni regionali, e la percentuale che lo porterà per la terza volta a Palazzo Balbi è da record: le proiezioni e i primi voti reali lo danno tra il 75 e il 78%.
Se così sarà, si tratterà del più alto consenso da quando esistono le Regioni.

Una vittoria annunciata, ma non su queste proporzioni. A farne le spese non è stato solo il Pd e il centrosinistra, il cui candidato, Arturo Lorenzoni, è accreditato di un 13%, ma lo stesso partito di Matteo Salvini, che ha pagato dazio al ‘suò Governatore. Il rapporto tra Zaia e Lega, nei dati parziali, è di 1 a 3.  Nelle prime 683 sezioni scrutinate su 4.751 in Veneto la lista del presidente è al 47% , il Carroccio al 14,7%, un divario di 32 punti. In ogni caso, con la terza lista di area (Autonomia Veneta) collegata a Zaia, la galassia leghista arriverà a superare di slancio il 50%. Cose che riuscivano nel Veneto degli ‘70-’80 alla Dc della Balena bianca. In linea teorica ciò consentirebbe a Zaia di governare con un monocolore, senza l’appoggio di Fdi e Fi.

La sua è una cavalcata che dal 2010 non trova ostacoli: ottenne il 60% nel 2010, il 50,1% nel 2015, nel 2020 sarà sopra il 70%. E gli avversari del Pd e centrosinistra si sono sempre più ‘rimpicciolitì nel tempo. L’ultima volta Alessandra Moretti raggiunse il 23%. Questa volta il prof padovano Arturo Lorenzoni, un civico lontano dai partiti, che i Dem hanno scelto come alfiere (non trovando un nome nel partito) si è fermato più indietro, tra il 12 e il 13%. La sua è stata una campagna in salita, anche per il Covid che l’ha colpito nel mezzo della sfida con Zaia, costringendolo prima al ricovero, poi all’isolamento domiciliare.

È vero, tuttavia, che la dotazione di voti l’ha avuta tutta dal Pd - nei parziali sul 12-13% - perchè la sua lista ‘Il Veneto che Vogliamo« ha racimolato meno del 2%, e peggio ancora ha fatto l’altra collegata, ‘Europa Verdè. Nel centrodestra lo strike di Zaia ha probabilmente ridimensionato le aspettative di Fratelli d’Italia: il partito di Giorgia Meloni, che qui si attendeva un boom, avrà un risultato importante, tra 8 e  9%, ma difficilmente a due cifre. Prosegue invece il prosciugamento elettorale di Forza Italia, che resta in coda nella coalizione, sul 3%.

Il partito che esce più penalizzato dalle regionali in Veneto è il M5s, che oscilla sul 3%, soglia dello sbarramento per l’ingresso nell’assemblea veneta, dove 5 anni fa entrò con ben 5 consiglieri, sull’onda di 10,4% dei consensi.

«Che Zaia sia uno dei governatori più amati è un motivo di vanto. Non temo e non soffro nessuna competizione interna, la mia competizione è con il Pd», ha detto il leader della Lega Matteo Salvini in conferenza stampa.

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