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Regione, scoppia il caso Cia: adesso che è di Fratelli d'Italia, la Svp non lo vuole in giunta

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@ladige

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L’adesione dell’assessore regionale trentino, Claudio Cia, a Fratelli d’Italia diventa un caso politico per la Regione Trentino Alto Adige.

Non s’è fatta attendere la reazione dei rappresentanti della Svp che si ritrovano tra gli alleati di giunta regionale un esponente del partito di Giorgia Meloni. «Non si può fare come se niente fosse - ha dichiarato il presidente della Provincia di Bolzano e della Regione, Arno Kompatscher - la posizione di Fratelli d’Italia su minoranze ed autonomia non sono conformi a quelle della maggioranza. Ne ho già parlato con l’Obmann, Achammer, e con il presidente della Provincia di Trento, Fugatti. Serve un chiarimento».

È quanto chiede l’Obmann della Svp, Philipp Achammer. «Non ci sarà alcuna rottura di tabù sottobanco. Abbiamo sempre tracciato una linea di chiara distanza da Meloni ed i suoi seguaci», ha dichiarato al Dolomiten, aggiungendo, riferisce ancora il quotidiano, che va anche «chiarito il ruolo di Alessandro Urzì», portavoce di FdI e membro dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale.

A condividere in pieno le partole della Svp è il Patt trentino: «Assieme alla Svp chiediamo che Fratelli d’Italia non faccia parte della Giunta regionale». Lo chiede il segretario politico Simone Marchiori, dopo l’adesione dell’assessore regionale Claudio Cia al partito di Giorgia Meloni.

«Il partito della destra italiana, finora senza esponenti in Provincia, può da questo momento contare su Claudio Cia, passato armi e bagagli fra gli eredi missini. Ciò consentirà, a cascata, la creazione di un gruppo consiliare regionale di FdI, composto da Cia stesso e da Alessandro Urzí, ma anche l’ingresso in automatico di questo partito in Giunta regionale. La mossa dell’assessore, va detto, è assolutamente legittima - scrive Marchiori - ma altrettanto giustamente ha sollevato una serie di pesanti dubbi e critiche da parte dei partiti sudtirolesi, in particolare della Svp, che come Patt condividiamo e facciamo nostri».

Secondo il Patt «Il cambio di casacca di Cia stride, infatti, con il suo definirsi autonomista, vicino alle tradizioni e alla storia di questa terra: Fratelli d’Italia è, infatti, il Partito più nazionalista, centralista, sovranista e antieuropeista presente sulla scena politica istituzionale italiana, partito che raccoglie pure i nostalgici del partito fascista che tanti danni ha causato alla nostra terra. Con buona pace di Giorgia Meloni che considera il fascismo un movimento che va »contestualizzato nella sua epoca«. Queste affermazioni e questi ideali viaggiano, lo diciamo con forza, su binari diametralmente opposti a quelli dell’autonomismo. Ora che la maschera di Cia è caduta, cala pure la coerenza e la serietà di chi più volte ha additato, deriso, criticato e attaccato le scelte degli altri, come se la verità appartenesse solo a certe persone e al proprio movimento politico fatto confluire dalla sera alla mattina in FdI».

La presenza di Fratelli d’Italia in Giunta regionale - prosegue Marchiori - «rappresenta uno scoglio insormontabile per il Patt, che della maggioranza regionale è parte integrante. Non possiamo avvallare in alcun modo questo scivolamento verso la destra italiana più estrema dell’Istituzione regionale e, assieme alla SVP, valuteremo nei prossimi giorni il da farsi per scongiurare un ulteriore allontanamento fra le autonomie di Trento e Bolzano».

Immediata la replica della destra: «Parlare ormai di esplicita volontà di epurazione non è azzardato», replica lo stesso Urzì che ha presentato un’interrogazione al presidente del consiglio regionale per sapere «come si intenda ribadire l’indipendenza dell’ufficio di presidenza da tentativi impacciati di condizionamento da parte del consigliere regionale Achammer nella sua funzione di presidente del proprio partito».

«Ricordo che in ufficio di presidenza assolvo ad un compito fondamentale, che è quello di rappresentare l’opposizione e mai si era avuto notizia prima, nella storia parlamentare della nostra regione, che un partito di maggioranza intimidisse un consigliere di opposizione con parole che ricordano piuttosto approcci ed atteggiamenti tristemente noti in alcune regioni del sud d’Italia o della Bielorussia», prosegue l’esponente di FdI.

Peraltro, conclude Urzì, è stato lo stesso Cia «a dichiarare la piena disponibilità a rimettere l’incarico perché le scelte si fanno per passione e convinzione e non per le poltrone».

 

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