"Maledetti" compiti estivi, la psicologa: «I genitori non facciano i professori»

di Matteo Lunelli

È l'argomento per eccellenza in ogni casa italiana, da  sempre, ancora più del campionato di calcio o delle bizze del meteo: i  compiti estivi. Mamme e papà, ma anche nonni e parenti, ne sono coinvolti,  ogni estate. E noi mettiamo chiartezza a riguardo, affrontando il tema  con la psicologa dell'infanzia Serena Costa, 36 anni con studio a Verla  di Giovo, che è anche blogger su "Connettiti alla psicologia", con tanti articoli e consigli utili per le famiglie, sulle  tematiche più discusse e dibattute che riguardano la vita dei bambini,  dai neonati fino agli adolescenti. 

 

Dottoressa, siamo oltre la metà di  luglio e dopo alcune settimane di relax è il momento di aprire i libri? Il tema è ampio e complicato, con mille sfumature, a partire dalle differenze  di età: per un bambino di seconda elementare il ragionamento è molto differente  rispetto a un liceale al terzo anno. Il punto di partenza resta che la  responsabilità dei compiti è dei bambini o dei ragazzi. Quello che è fondamentale  è chiarire quale sia il ruolo dei genitori. 

Non basta che siano dei controllori? Io li definirei dei motivatori, piuttosto. Ma soprattutto delle guide. Loro non sono i principali protagonisti, ma possono essere un aiuto soprattutto  nella fase organizzativa: ad esempio facendo presente che ci saranno la  settimana di mare e quella di colonia e che quindi dovranno accelerare.  Oppure aiutando nella logistica quotidiana, quindi dando dei tempi per  i compiti e dei tempi per il gioco e lo svago. 

Se i bambini non riuscissero  proprio a organizzarsi? Bisogna permettere loro il rischio, ovvero che  arrivino verso la fine delle vacanze senza aver ancora aperto i libri:  a quel punto dovranno farli riflettere sulle loro scelte. 

Se, viceversa, si rivelassero particolarmente bravi e disciplinati?  Il rinforzo a un comportamento positivo va dato. 

Rinforzo significa premio? Regalo? Anche, ma può essere semplicemente una lode verbale, un "bravo", un complimento. O anche un piccolo segno concreto, magari inerente allo studio: ad esempio  se hanno fatto bene i compiti di storia si può regalare un libro sui dinosauri.  L'importante è che non ci sia il ricatto, ovvero ?se farai ti regalerò?. 

Alziamo il tiro: liceali. Per loro la questione compiti diventa un affare  più personale, ma è importante che i genitori mantengano il proprio ruolo  di motivatori. 

L'estate è lunga, le giornate anche, e a volte gli impegni  sono pochi, gli amici sono al mare e i genitori al lavoro. Cosa fare? Qui entra il tema della noia, che è una cosa positiva. I ragazzi di oggi  sono in difficoltà a gestirla e il rischio è che trascorrano troppo tempo  con il cellulare in mano: bisogna dare regole e stimolarli a utilizzarlo  in maniera positiva. L'estate per i più grandi può essere il momento giusto  per coltivare le proprie passioni o hobby, ma anche per condividere, se  possibile, con i genitori esperienze diverse, che possono essere un viaggio  o semplicemente una gita o una visita al museo. 

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