Salta al contenuto principale

Mvt- Il campione trentino di tutti i tempi

Nuova sfida: Bettega vs Paternoster

Votate il vostro atleta del cuore

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
5 minuti 31 secondi

Nuova sfida tra del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra il grandissimo pilota di Rally Attilio Bettega e la star del ciclismo su pista Letizia Paternoster.

Per votare, scegliete un’opzione e poi cliccate “Invia”.

NOTA: per un errore tecnico del form, abbiamo dovuto azzerare la votazione, che è ripresa alle ore 9. Ci scusiamo con i nostri lettori

 

 

INDIMENTICABILE ATTILIO BETTEGA

Com’è possibile che Attilio Bettega, scomparso 35 anni fa, sia così fortemente radicato nei cuori di amici e tifosi? Abbiamo raccolto alcune voci e tutte raccontano che era uomo stimato, antidivo, generoso e riservato, ma soprattutto velocissimo al volante di qualsiasi mezzo con il quale abbia gareggiato. La sua storia inizia nel 1969, quando sulle pagine del settimanale Auto Italiana nella rubrica «Chiedetelo al Campione», venne pubblicata una domanda rivolta a Sandro Munari dal sedicenne Attilio Bettega da Molveno.

«Vorrei mi spiegasse come lei entra in un tornante a seconda che esso sia asfaltato, innevato o in terra battuta e, di conseguenza, come lo percorre e come ne esce». Le sue imprese le conosciamo tutti, ma l’uomo com’era? «Non aveva nemici ed era schivo, - racconta Marco Avi - timido e di poche parole, ma immediatamente disponibile a trasmettere la sua tecnica di guida. Spiegava a novelli piloti i trucchi del mestiere. Ricordo che accennai ad un problema sulla mia Renault da gara ed Attilio si fermò a parlare con i tecnici di Renault France. Pochi giorni dopo arrivarono i pezzi. Non l’avevo chiesto, ma lui era così. Una sera, ci raccontò del contratto offerto da Cesare Fiorio. Una cifra scritta su un pacchetto di sigarette. Poi, la stretta di mano che valeva più d’una firma. Tuttora, quando ci si trova con gli amici d’allora, Attilio è con noi. Si crea un clima particolare, condito di aneddoti. Sicuramente ha lasciato un segno indelebile. Ha insegnato cos’è l’amicizia, quella vera».
La sua carriera ebbe inizio nel 1972 con una Fiat 128 coupé di famiglia e l’anno seguente conquista il titolo Triveneto. Nel 1977 domina il primo trofeo A 112 Abarth. In premio la partecipazione al Rally d’Aosta con la Lancia Stratos. E’ 2° assoluto, alle spalle del driver ufficiale Lancia, Sandro Munari. L’anno dopo, sempre con la Stratos, conquista l’argento ad Antibes ed al rally Hunsruck, mentre la prima vittoria arriva ad Aosta con la Fiat 131 Abarth. Nel’79 è pilota ufficiale Abarth e conquista il primo gradino del podio in Costa Smeralda, al 4 Regioni, al Rally della Lana ed in Valle d’Aosta. Nel 1980 è in squadra con due mostri, Rohrl ed Alen. Ed è ancora dominatore in Valle d’Aosta ed è 6° assoluto al Montecarlo con la piccola Fiat Ritmo 75. Strepitosa la sua performance sul Col del Turinì, la speciale più impegnativa e selettiva del mondiale rally, dove stacca il miglior tempo ed entra nella leggenda. Riconfermato pilota ufficiale l’anno dopo, è primo al Ciocco e bronzo nel rally Mondiale dell’Acropoli con la 131 ufficiale. Nel 2015, 30° anniversario della sua scomparsa, il figlio Alessandro, peraltro ottimo rallysta, volle ricordare il papà. Arrivarono amici, piloti, navigatori, meccanici e giornalisti da tutta Italia ed Europa. Fu una festa non una commemorazione, come disse la moglie Isabella.
Lui era il «Rally Made in Italy». In un periodo, dove in ogni gara potevano alternarsi al comando almeno una decina di piloti, Attilio era sempre tra i primi. Capace di regalare straordinario spettacolo. Già, l’abbiamo perso troppo presto. Il 2 maggio 1985 in Corsica nella prova mondiale del Tour De Corse al volante della Lancia ufficiale 037. Affronta il quarto tratto cronometrato, Zerubia. La macchina esce di strada e la vita del driver trentino si ferma alle 10 e 45.


LA STAR LETIZIA PATERNOSTER

Tra i 64 atleti al via del concorso «Mvt» dell’Adige, Letizia Paternoster è probabilmente colei che nei prossimi anni vedrà mutare più sensibilmente il proprio curriculum. Anche se il palmares della ciclista nonesa presenta già numeri da capogiro, infatti, bisogna ricordarsi che stiamo parlando di una ragazza che solamente a luglio compirà 21 anni: nonostante questo, la fuoriclasse di Revò, dopo un’incetta di titoli nelle categorie giovanili, ha già recitato un ruolo di primissimo piano nelle prime stagioni da élite, tanto che il suo nome era tra quelli cerchiati in rosso al momento di ipotizzare chi a Tokyo avesse potuto regalare ai colori azzurri qualche medaglia. Com’è andata, però, lo sappiamo tutti: il Covid-19 ha fatto slittare i Giochi Olimpici al 2021 (sperando non ci siano altri impedimenti che mettano a rischio la rassegna nipponica) e Letizia dovrà aspettare altri dodici mesi per assaporare l’atmosfera del villaggio e poi giocarsi le proprie carte in quella che per ogni sportivo è l’appuntamento più importante.

Figlia del «trentino nel mondo» Paul, che dall’Australia (nacque a Melbourne) tornò nei paesi d’origine e lì conobbe Maria, Letizia è salita in sella da bambina anche se nessuno dei genitori si era mai imbattuto nel ciclismo. «Ero già piuttosto decisa da bambina - racconta la giovane azzurra - e anche se il papà non era troppo contento, mentre la mamma magari voleva vedermi impegnata nella danza, volli entrare nella squadra dell’Anaune». Un’annata incredibile, quella delle «ragazze del ‘99», sia a livello italiano che regionale: basti pensare che già nelle gare della categoria giovanissimi Letizia condivideva i podi con le bolzanine Elena Pirrone e Alessia Vigilia, poi diventate compagne di Nazionale in diverse occasioni.
Il primo acuto vero, Paternoster lo ha calato il primo luglio del 2012, quando a Malo, nel vicentino, la nonesa si vestì di tricolore vincendo i Campionati italiani esordienti primo anno, regalando una grande soddisfazione al Team Femminile Trentino: nonostante Letizia dovesse ancora compiere 13 anni, l’anima del Team Geltrude Berlanda disse agli appassionati di segnarsi il suo nome in agenda, e a quanto pare ci aveva visto lungo.
I successi sono andati sempre in crescendo, passando da nazionali a internazionali: alla prima vera esperienza in maglia azzurra, a Tbilisi nelle Olimpiadi giovanili del 2015, fu subito medaglia d’oro. Con il passaggio alla categoria juniores, la definitiva esplosione e la collezione di maglie iridate e europee su pista che si è fatta via via sempre più ampia, senza dimenticare le medaglie e i successi su strada. Nello scorso luglio, una nuova perla, con la spettacolare volata che le ha regalato il titolo continentale under 23, un alloro che Letizia avrebbe voluto difendere in settembre nei Campionati europei di Trento, cancellati però dal Coronavirus. Le occasioni per vincere, anche in casa, non mancheranno: stiamo pur sempre parlando di una ventenne...


LA SITUAZIONE NEI TABELLONI

Nella sfida di ieri Marco Martinelli con 217 voti (58,6%) ha battuto Joel Retornaz (153 voti, 41,4%)

 

Tabellone parte sinistra

Tabellone parte destra

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy