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Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi 
Sedicesimi: Scartezzini vs Angeli
Votate il vostro atleta del cuore

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4 minuti 42 secondi

 Nuova sfida tra del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra il mezzofondista Mariano Scartezzini e la bandiera della pallamano roveretana Viliam Angeli, arrivati ai sedicesimi di finale.

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SCARTEZZINI: IL PIU' FORTE? CHECCO MOSER

Mariano Scartezzini, tre aggettivi per il suo sport.
Piacevole, coinvolgente, affascinante.
La soddisfazione più bella.
La vittoria nei 3000 siepi in Coppa Europa a Torino nel 1979.
La delusione più cocente.
La mancata partecipazione alle Olimpiadi di Mosca del 1980 a causa del boicottaggio deciso per gli atleti azzurri tesserati per i corpi militari.
Il campione di tutti i tempi?
Pietro Mennea.
La squadra del cuore?
Inter.
L’avversario più tosto?
I keniani, tutti, e i polacchi Malinowski e Maminski.
Il compagno a cui era più legato?
Da giovane trascorrevo molto tempo con Gianni Demadonna e Vittorio Fontanella. Il suo pregio migliore?
Saper raggiungere gli obiettivi prefissati.
Il suo difetto peggiore?
Sono un po’ pigro, ma non nelle cose importanti.
Conta più il talento o il sacrificio?
È importante avere talento che però può venir sprecato, ma se non ti alleni con costanza e sacrificio, i risultati non arrivano, Chi deve ringraziare se è arrivato al successo?
I genitori che mi hanno donato il talento e mi hanno sempre permesso di praticare lo sport e poi le società, gli allenatori e i compagni che mi hanno sostenuto.
Allo sport trentino manca...
A vederlo da Bologna praticamente nulla, apprezzo molto il movimento sportivo trentino. A livello individuale ci sono eccellenze, soprattutto nelle discipline invernali, negli sport di squadra la situazione è rosea, se escludiamo il calcio. Direi che in Trentino meglio di così sia difficile fare. A parte il suo, lo sport preferito?
Mi piace vederli tutti. A livello di pratica lo sci di fondo, la pallavolo, il tennistavolo. Del resto sono cresciuto nell’oratorio di Santa Maria Maggiore a Trento nella Virtus, una polisportiva, e dunque era naturale provare un po’ di tutto. La paura più grande?
Quando gareggiavo, temevo di non essere pronto a sufficienza per la gara. Al di là di questo, non ho mai avuto grandi paure.
Cosa le fa perdere la pazienza?
Le persone altezzose, gli sbruffoni, quelli alla “faccio tutto io”. Più che farmi perdere la pazienza, proprio non le sopporto.
È superstizioso?
No, non lo sono mai stato.
Come trascorre il tempo libero?
Mi piace leggere, passeggiare, corricchiare sui colli attorno a Bologna, dove vivo. E gioco a scacchi on-line Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere?
Ritengo una fortuna vivere in Italia, al di fuori del nostro Paese mi è piaciuta molto l’Australia.
Da piccolo sognava di...
Di partecipare ai Giochi Olimpici.
Chi è per lei l’Mvt?
A mio avviso Francesco Moser, anche se ho visto che è già stato clamorosamente eliminato. Un vero peccato, meritava lui.


ANGELI: CHI VOTEREI? FRANCESCO MOSER

Viliam Angeli, tre aggettivi per il suo sport.

Splendido, appassionante e coinvolgente, insomma uno sport completo.
La soddisfazione più bella.
Sicuramente il 1° storico scudetto con Rovereto.
La delusione più cocente.
L’amarezza del ko contro Scafati, nella semifinale playoff del 1984, resta ancora grande.
Il campione di tutti i tempi? Restando nel mondo della pallamano direi Miliac, terzino della Jugoslavia con un mancino preciso e letale. Un esempio.
La squadra del cuore? Milan.
L’avversario più tosto? Roberto Pischianz, contro di lui e la sua Trieste erano sempre scintille.
Il compagno a cui era più legato? Luigi “Gigi” Vecchio, una persona fantastica.
Il suo pregio migliore? Spetterebbe agli altri individuare quello più adatto, ma direi coerente.
Il suo difetto peggiore? Tanti. A volte voglio essere troppo preciso e in una squadra può risultare difficile da digerire.
Conta più il talento o il sacrificio? Vanno a braccetto e per essere un campione servono entrambi. Il talento è fondamentale, ma bisogna saperlo sfruttare.
Chi deve ringraziare se è arrivato al successo? Di certo la famiglia che mi ha supportato aiutandomi a coltivare la passione per lo sport. Un ringraziamento speciale va pure all’allenatore Petar Vukicevic, il tecnico di Umago che seppe guidare l’Handball Club Rovereto alla vittoria di 3 scudetti.
Allo sport trentino manca...
Un tessuto imprenditoriale più forte e coraggioso per fare un deciso e decisivo salto di qualità, soprattutto nel calcio. Però possiamo contare su strutture all’avanguardia e su tantissimi volontari.
A parte il suo, lo sport preferito? Da ragazzo ho sempre giocato a calcio, mentre da spettatore mi piacciono molto i motori.
La paura più grande? Nulla in particolare. Per lavoro, in ambulanza, ho affrontato e visto situazioni disperate. Forse mi hanno fatto capire quanto siano piccole certe paure quotidiane che, a volte, ci possono sembrare insormontabili.
Cosa le fa perdere la pazienza? La falsità, in tutti gli ambiti.
È superstizioso? Ora no, ma quando giocavo non mancavano mai la musica rock e un bel caffè prima di scendere in campo. Gli scarpini che mi ricordavano belle vittorie, ad esempio, non li buttavo fino alla loro totale distruzione.
Come trascorre il tempo libero? Sono impegnato in politica, ma la vita sportiva mi è rimasta nelle vene. Mi alleno e faccio giardinaggio.
Se non vivesse in Italia, dove vorrebbe vivere? L’Italia offre tutto. Frequento volentieri mare e montagna, ma il lago resta la mia meta preferita dove vivrei tutto l’anno.
Da piccolo sognava di...
Diventare un atleta famoso e da milanista il mito era Rivera. Con la pallamano ho raggiunto il mio sogno.
Chi è per lei l’Mvt? Francesco Moser, il nostro Checco ha fatto cose incredibili. Solo chi va in bicicletta comprende la fatica che serve per eccellere e farlo per lungo tempo.


LA SITUAZIONE NEI GIRONI

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