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Alex Schwazer: «Provetta

manomessa, un'altra

perizia a mio favore»

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«Ogni volta che si va avanti e si fanno accertamenti in questa indagine, si scoprono delle nuove cose, finora sempre a mio favore. Sono ottimista».

Alex Schwazer continua la sua battaglia e resta fiducioso anche alla luce della deposizione del colonnello dei Ris di Parma, Giampiero Lago, che ha illustrato in tribunale a Bolzano l’esito del supplemento di perizia effettuata, su richiesta del giudice per le indagini preliminari Walter Pelino, nell’ambito dell’inchiesta per doping che vede indagato l’ex marciatore, da ormai quattro anni.

Come noto, nelle urine del campione altoatesino, erano stati rinvenuti metaboliti di testosterone, considerati dopanti, ma anche un’alta concentrazione di Dna.

Quest’ultima caratteristica, secondo la difesa, dimostrerebbe presunti interventi di manipolazione.

Era così stata disposta una perizia per verificare se l’alta concentrazione di Dna sia normale per un’atleta: sono stati effettuati degli esami su 37 atleti italiani che si erano messi a disposizione volontariamente per il test, in assenza di una letteratura scientifica su questo tema (originariamente gli atleti dovevano essere 50 ma ci sono state alcune defezioni, anche a causa del Covid). Dalla perizia è emerso che in nessun caso, nelle urine dei 37 atleti, è stata rinvenuta una quantità di Dna simile a quella trovata nelle provette di Schwazer, nemmeno lontanamente.

L’esito è quindi favorevole alla difesa, sostenuta dall’avvocato Gerhard Brandstatter , che commenta: «Il Dna anomalo di quel controllo antidoping del 1° gennaio 2016 oltre a non essere anonimo (era inserita la località del controllo, ndr), unito alle e-mail dove c’è scritta la parola complotto in lingua inglese (’plot’) credo lasciano ben pochi dubbi sull’intera vicenda».

Il col. Lago, comunque, non si è sbilanciato sulle cause che hanno determinato l’alta concentrazione di Dna, spiegando che ci sono tre ipotesi, nessuna delle quali, da un punto di vista scientifico, prevale sulle altre: il doping, una patologia oppure una manomissione.

Schwazer commenta: «Non è stato doping né una patologia, perché all’epoca mi allenavo ad alto livello e stavo benissimo. Il giorno del prelievo avevo percorso 40 km di allenamento. Resta quindi solo una causa: la manomissione della mia provetta».

Infine l’avvocato Borrella dell’agenzia mondiale antidoping Wada, parte offesa nel procedimento assieme alla federazione internazionale Iaaf, ha annunciato di voler depositare, nella prossima udienza, delle osservazioni da parte del loro consulente, il dottor Vincenzo Pascali.

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