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Bufera Cantina Toblino

i licenziamenti approdano

in Consiglio Provinciale

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Tra licenziamenti e soci che se ne vanno sbattendo la porta, il terremoto che ha scosso nei giorni scorsi le mura della Cantina di Toblino arriva anche in consiglio provinciale con una interrogazione firmata dal consigliere di Onda Civica Filippo Degasperi.
«Il 12 ottobre 2020 - scrive il consigliere nell’interrogazione - la Cantina Toblino ha licenziato in tronco due enologi da lungo tempo inseriti nell’organico. Da quanto si apprende la “giusta causa” che ha portato al recesso del contratto di lavoro è l’interpretazione “prudente” che pone al 9% volumetrico il grado minimo naturale per destinare l’uva ad essere vinificata come “atta a IGT Vigneti delle Dolomiti”. Tale lettura risale a vari lustri indietro nel tempo, è stata condivisa con gli organi di controllo, è adottata anche da altre cantine trentine ed è stata condivisa dal cda della stessa Toblino.
Il provvedimento disciplinare ha chiesto conto del perché non sia stato invece interpretato un grado minimo di 8,50% vol. A differenza di quanto avviene con le DOC, nel disciplinare IGT “Vigneti delle Dolomiti” non vi è nessuna indicazione sulla gradazione minima naturale che le uve devono avere per essere rivendicate come tali. Il grado minimo delle uve garantisce, attraverso il vinificatore, la migliore qualità possibile del prodotto al consumatore, e tutela l’immagine del territorio di cui porta il nome (patrimonio Unesco)».
«Questo provvedimento - continua Degasperi -, pur in una sfera privata, crea un pericoloso precedente nei confronti di tutti quei professionisti del campo agroalimentare, che si adoperano, anche con la prudenza professionale, per la migliore valorizzazione e difesa delle produzioni agroalimentari trentine. La qualità dei vini “Vigneti delle Dolomiti” prodotti da uve a soli 8% vol potrebbe essere discutibile e dunque è preferibile indirizzare queste produzioni verso denominazioni generiche come “Vino Bianco” o “Vino rosso”. L’immissione sul mercato di simili produzioni va a danneggiare anche il lavoro dei piccoli vignaioli indipendenti del Trentino che spesso scommettono su questa appellazione per le proprie produzioni artigianali di eccellenza».
Degasperi rileva che, nonostante l’eco mediatica avuta dalla notizia, non si è invece registrato nessun intervento da parte degli organi deputati alla vigilanza, controllo, tutela e promozione della denominazione “Vigneti delle Dolomiti”: Assessorato all’agricoltura, Consorzio di tutela Vini del Trentino, Camera di Commercio e altri servizi. «Quale immagine del Trentino e del suo sistema cooperativo passa ai cittadini trentini e non?», chiede, e interroga quindi la giunta per sapere se intende intervenire e con quali tempi per la modifica del disciplinare “Vigneti delle Dolomiti” al fine di sopperire la chiara mancanza del grado minimo naturale delle uve, in maniera da evitare diverse future, possibili, pericolose interpretazioni, la posizione assunta rispetto alla questione in premessa dal Consorzio vini del Trentino e dalla Camera di Commercio, se si intende avviare una verifica delle procedure di controllo e revisione della gestione della Cantina ed in particolare di cda e direttore generale, «visto lo scarico di responsabilità messo in opera con il provvedimento in oggetto» e se si intende censurare l’operato dell’azienda «che ha introdotto un precedente rispetto a ciò che normalmente e prudenzialmente fanno molte altre cantine trentine. Infine, se si intende attivare l’Agenzia del lavoro per la verifica degli aspetti relativi al licenziamento.

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