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Trovato l'oncologo per Cles

Arriva Claudio Graiff

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Ospedale, Cles, Valli del Noce

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L'ospedale Valli del Noce sarà interessato nel prossimo futuro - si parla di qualche mese - da una serie di interventi di potenziamento, a livello strutturale ed organizzativo, che si aggiungono alla già annunciata riapertura del Day Hospital Oncologico il prossimo 11 gennaio. E' quanto si apprende dal sindaco del capoluogo Ruggero Mucchi, dal presidente della Conferenza dei sindaci della valle e sindaco Martin Slaifer Ziller e dal commissario straordinario della Comunità della Val di Sole Guido Redolfi , i quali hanno convocato nella giornata di ieri una conferenza stampa che ha toccato numerose questioni, oltre alla riapertura dell'area dedicata ai malati oncologici. 

«Tale chiusura è stata un grave disservizio nei confronti di pazienti in condizioni di salute molto delicate, ai quali non si doveva richedere un sacrificio come il trasferimento a Trento - ha sottolineato Mucchi -. L'attuale pandemia oltretutto ha dato l'ennesima dimostrazione che l'accentramento verso il capoluogo non è la panacea per tutti i mali, al contrario». Lo scorso 4 dicembre i 36 sindaci delle Valli del Noce (13 solandri, 23 nonesi e i commissari straordinari delle Comunità di Valle, Silvano Dominici e Guido Redolfi) avevano inviato una lettera all'assessore provinciale alla sanità Stefania Segnana, al nuovo direttore dell'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari Pier Paolo Benettollo ed ai dirigenti Giancarlo Ruscitti e Giovanni Maria Guerrera: un documento nel quale i primi cittadini, oltre ad esprimere notevole disappunto per la chiusura del day hospital oncologico, avevano richiesto approfondimenti sulle prospettive future del nosocomio, un fondamentale punto di riferimento al quale si rivolge un bacino d'utenza di quasi 90.000 persone, compreso tra due vallate e la Piana Rotaliana. 

E' seguito un confronto in videoconferenza, dal quale sono derivate una serie di promesse, puntualmente presentate da Mucchi. Miglioramenti che porterebbero ad una maggiore fiducia e attrattività nei confronti dell'ospedale periferico, da parte dei pazienti (locali e turisti) e dei professionisti sanitari e lo collocherebbero nella triade dei grandi ospedali provinciali. In merito al day hospital oncologico, grazie al coordinamento del primario Renzo Franch e del direttore dell'ospedale Armando Borghesi , è stato richiamato in servizio il dottor Claudio Graiff , per anni oncologo al San Maurizio di Bolzano. L'attenzione però è massima anche sul Pronto Soccorso, da anni in attesa di un rinnovamento, nelle dimensioni e nella qualità. «Esso è il primo servizio, il cuore pulsante e l'immagine del nosocomio - specifica il sindaco -. Abbiamo proposto il suo trasferimento ricostruendo la palazzina sottostante il nosocomio verso il parcheggio, tenendo conto dei nodi relativi alla viabiltà di viale Degasperi e collegandolo a via Trento e alla futura tangenziale est». E' inoltre in corso uno studio generale di fattibilità per una serie di adeguamenti sugli impianti antincendio, elettrici e di convoglio dei gas medicali, per un totale di 4 milioni e 800.000 euro, alcuni dei quali sono in fase di realizzazione». 

Altro tema molto caldo è il punto nascite, che qualche hanno fa ha traballato. Ora, come ha evidenziato Mucchi, grazie all'arrivo di un nuovo primario e alla fiducia delle famiglie, le acque sono più tranquille. A tal proposito, è in arrivo un ulteriore motivo di consolidamento con la messa a punto (si parla della sua conclusione nel primo quadrimestre del 2021) di una sala operatoria per parti cesarei d'urgenza direttamente in reparto, senza far scendere le pazienti con l'ascensore verso il blocco chirurgico al primo piano. Prioritarie sono anche la riorganizzazione delle degenze e dei reparti appena il Covid lo consentirà. Proprio per effetto della pandemia, resteranno 8 posti letto per la terapia semintensiva e 6 per l'intensiva, anche questi reclamati per lungo tempo; approderà a breve anche un apparecchio all'avanguardia per la laparoscopia, per interventi chirurgici più complessi rispetto all'ordinario. «Tutti segnali che fanno ben sperare sul ruolo degli ospedali periferici come il nostro» ha infine ribadito Mucchi.

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