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Parrocchia, debito da paura

da 1 milione a 660 mila euro

ma con Covid poche elemosine

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È stata la parola «grazie» a caratterizzare l’incontro di presentazione del rendiconto della parrocchia di Pergine, l’altra sera alla Provvidenza: un ringraziamento che in prima persona ha voluto portare il parroco, don Antonio Brugnara, a tutte quelle persone «che la parrocchia ha alle spalle - ha detto - e che ogni mese aiutano economicamente le finanze parrocchiali, oltre ai volontari che in tutti gli ambiti, dalla chiesa all’oratorio, spendono il loro tempo. È un bel segnale, di una comunità che sa prendersi carico della parrocchia nell’opera di razionalizzazione del debito che stiamo portando avanti in questi anni».
E infatti, come noto, a fine 2016 il debito che la parrocchia stava accumulando aveva sfiorato 1 milione di euro (965.709 euro per la precisione): una situazione critica che però, in soli tre anni, sta lentamente rientrando entro confini meno drammatici. Il debito infatti è stato abbattuto di circa 300 mila euro e alla fine del 2019 si attestava a 662.027 euro (era 777.200 euro a fine 2017 e 686.713 euro a fine 2018). Sostanzialmente stabile invece la perdita di bilancio annuale, che viaggia attorno ai 20 mila euro.

A complicare la situazione tuttavia è stata la pandemia da coronavirus, che con la sospensione delle celebrazioni ha causato una mancata entrata di offerte per circa 35 mila euro: sono state sospese le rate del mutuo (attualmente sei rate, per un totale di 22.307,88 euro), e molto probabilmente si proseguirà con questa linea finché sarà possibile, cioè a fine gennaio 2021.

Inoltre, nel solo mese di settembre, dopo che sono stati resi noti i primi dati del bilancio condizionato dall’emergenza Covid, sono arrivati circa 14 mila euro di offerte, che hanno portato il disavanzo causato dalla pandemia a circa 20 mila euro ancora da colmare.

La serata è stata anche l’occasione per fare un sommario «bilancio sociale», per mettere nero su bianco anche il molto tempo che diverse persone regalano alla parrocchia o all’oratorio. Un bilancio che, fortunatamente, vede un segno positivo a fine anno rispetto al 2018: segno questo di una comunità che investe più forze volontarie per le varie iniziative. Si stimano infatti circa 45.204 ore donate (32.247 per l’oratorio e 12.957 per la chiesa, fra coro, sacristi, pulizie) nel solo 2019, con un incremento di circa 6 mila ore rispetto all’anno precedente: trasportando quest’impegno in Ula (unità lavorative annue) è come se la parrocchia potesse contare 25 dipendenti a tempo pieno.

Don Antonio ha poi ricordato alcune iniziative in corso: è stata fatta richiesta di contributo per il restauro del tetto, il rifacimento delle pareti e la sostituzione delle finestre della Monegaria (l’edificio adiacente alla chiesa di Sant’Antonio gravemente compromesso, con il tetto a serio rischio crollo) e si sta predisponendo analoga richiesta per il restauro degli armadi in legno della sagrestia della chiesa parrocchiale,dei banchi del coro e per una pala del Seicento che andrà poi collocata nella chiesa di San Carlo. Nelle scorse settimane è stato anche spostato il fonte battesimale dal centro dell’aula della chiesa all’angolo occidentale, sua antica collocazione. È infine in corso una trattativa con il Comune per cedere, in comodato gratuito, parte del campo dietro la canonica a favore dei ragazzi della vicina scuola elementare «Gianni Rodari», per una ricreazione in sicurezza.

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