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Villa Rosa, pavimenti lisci

dalla Corte dei Conti

quattro condanne lievi

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Quattro condanne minime - 1.470 euro in tutto - e due assoluzioni, per il “caso” dei pavimenti scivolosi del nuovo ospedale di Villa Rosa. Così si è concluso il giudizio davanti alla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti, dove erano stati citati in giudizio sei dipendenti della Provincia, tre dipendenti dell’Azienda sanitaria e un libero professionista (quattro posizioni erano state però già chiuse prima del giudizio con il rito monitorio, ovvero il pagamento di una somma).

Ma la partita giudiziaria sull’intervento realizzato dall’Azienda sanitaria per rendere i pavimenti in marmo più ruvidi non è chiusa: la procura regionale della Corte dei conti, che aveva contestato un danno erariale pari a 215.871 euro, ha infatti già presentato appello.

Il procedimento contabile aveva preso le mosse da un articolo del nostro giornale, in cui si dava conto dei soldi spesi per il trattamento antiscivolo a soli tre anni dall’apertura. Già in fase di apertura, avevano rilevato i carabinieri del Nas, incaricati di svolgere gli accertamenti, sarebbe stato evidente che i coefficienti di attrito erano al limite, anzi sotto al limite di legge dello 0,40 per alcune prove fatte sui pavimenti su superficie asciutta. Eppure nulla venne contestato alle imprese costruttrici.

Anche in fase di collaudo, sempre secondo il procuratore regionale Marcovalerio Pozzato, i tecnici si limitarono a fare verifiche formali. Da qui la necessità di intervenire in seguito. Anche perché, come sostiene la procura, ci sarebbero stati svariati scivoloni, per fortuna senza gravi conseguenze, segnalati dai direttori sanitari.

In sede di giudizio il collegio, prima di pronunciarsi, aveva nominato un Ctu, un consulente tecnico d’ufficio. Le conclusione non sono state nette. «ll Collegio - si legge in sentenza - ritiene che nel corso del giudizio sia stato accertato, con un sufficiente margine di certezza, come il trattamento antiscivolo eseguito nel 2017 sulla pavimentazione in ceramica MC posata in occasione del III° lotto dei lavori fosse casualmente riconducibile a due fattori: l’originario impiego di materiale inidoneo (astrattamente addebitabile agli odierni convenuti) e la successiva manutenzione della pavimentazione, a cura dell’Azienda sanitaria, con prodotti inidonei (certamente non addebitabile agli odierni convenuti)».

Ma, non potendo stabilire quanto questo secondo aspetto potesse incidere, per il collegio il danno doveva essere ricalcolato nella misura del 50%. E non sull’intera superficie (11.394 metri quadrati di pavimenti), come sosteneva la procura, ma solo su una porzione del lotto III (409,49 metri quadrati, quelli su cui ci sarebbe stata la certezza che non era a norma secondo il Ctu).

Da qui una condanna decisamente minima: l’ingegner Alessandro Zanoni, all’epoca dirigente del progetto speciale grandi opere della Provincia, dovrà pagare 327 euro, l’ingegner Bruno Moratelli, direttore dei lavori, 818 euro, mentre Roberto Zanini e Paolo Mezzena, entrambi dipendenti della Provincia e con posizioni marginali, sono stati condannati a pagare 163 euro. Il collegio ha invece assolto Paola Bonetti (Provincia) e Stefano Zanghellini, all’epoca operatore territoriale del servizio immobili dell’Azienda sanitaria.
La sentenza, come detto, è stata già appellata.

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