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Lavorare per chi è in prima linea

Servizi Italia rimette a nuovo

camici dei sanitari e biancheria

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La «primissima linea» non combatte da sola. La filiera produttiva che sostiene medici, infermieri e operatori sanitari che da settimane lottano contro il Covid 19 ha tra le sue fila anche una realtà nazionale e territoriale, la «Servizi Italia spa», 50 impianti produttivi in sette Paesi (34 in Italia, poi Brasile, Turchia, India, Albania, Marocco e Singapore), oltre 3700 persone fra dipendenti e collaboratori, e presente anche ad Arco negli spazi produttivi che fino al 2012 sono stati della storica Zbm. È qui che da settimane, senza sosta, si lava tutto ciò che è biancheria di primaria importanza per le strutture ospedaliere e sanitarie in generale, Rsa comprese, di tutto il Trentino Alto Adige. Dalla biancheria dei letti, compresi quelli delle terapie intensive, a quella delle sale operatorie, a casacche, divise e più in generale alla dotazione di abbigliamento di servizio per il personale, medici e infermieri in primis. A ritmi vertiginosi.

I numeri parlano chiaro, più di ogni altra cosa: dall’inizio dell’emergenza vera e propria, nel mese di marzo, i capi spediti di confezionato (camici, divise, etc.) sono cresciuti del 75% passando da 6.500 a oltre 11.500 spedizioni al giorno mentre la quantità di biancheria da corsia/letto e sala operatoria trattata nello stabilimento di via Linfano ha visto un incremento del 10%. Settemila posti letto serviti, 14.000 divise di operatori sanitari lavate e sanificate, tenendo presente che ogni operatore effettua 4-5 cambi settimanali.

Maggiore produzione ma anche in minor tempo perché gli ospedali e le strutture sanitarie non possono aspettare: «Prima dell’inizio dell’emergenza Coronavirus - sottolinea il direttore della realtà arcense Franco Bonisolli - le nostre consegne avvenivano nelle 48 ore: il cliente consegnava la merce il lunedì e noi la riportavamo il mercoledì. Adesso i tempi sono stati dimezzati, si lavora sulle 24 ore, quello che arriva oggi dobbiamo consegnarlo domani».

In tempi “normali” la produzione dello stabilimento di via Linfano è suddivisa tra un 70% dedicato al settore sanitario e un 30 a quello della ristorazione e del ricettivo in generale. Il secondo si è azzerato, tanto è vero che la casa madre ha chiesto la cassa integrazione per 80 lavoratori a rotazione, ma di fatto la produzione va avanti a pieno ritmo con 110 unità a settimane alterne. «Le misure di protezione per i nostri dipendenti sono perfettamente in regola - precisa ancora il direttore Bonisolli - L’Uopsal, l’unità operativa della Provincia, ha effettuato due ispezioni, hanno parlato coi dipendenti e hanno trovato tutto perfettamente in regola, tanto da farci i complimenti. Il personale è motivato e non si sta di certo risparmiando. E di questo dobbiamo ringraziarli, tutti».

Si lavora e si lavora tanto ma il contraccolpo economico dell’emergenza Covid-19 difficilmente risparmierà anche la «Servizi Italia spa»: «L’impatto non è ancora stato quantificato - precisano dall’azienda - Ma in questo momento la nostra priorità è gestire l’emergenza e sostenere le strutture che lottano in prima linea». «Noi ci siamo e vogliamo esserci - aggiunge il direttore Fausto Bonisolli - In prima linea ci stanno altri ma ai nostri dipendenti abbiamo chiesto qualche sacrificio e nessuno si è tirato indietro. Abbiamo ricevuto anche un encomio dall’Azienda sanitaria provinciale. In questo momento, tra l’altro, il rapporto cliente-fornitore va oltre lo standard tradizionale». Perché anche così si combatte una battaglia dura e lunga. Insieme.

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