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La pellicola anti-Covid

sperimentata al Mart

Sgarbi: si evita il contagio

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Contro il contagio da Covid-19 c'è una pellicola che, ricoprendo la superficie che tutti toccano, annienterebbe la carica virale e, di fatto, annullerebbe la possibilità di contagio tra persone che toccano a ripetazione manufatti e che, proprio per questo, potrebbero trasmettere il coronavirus. Il progetto è di quattro imprenditori (tre di Correggio ed uno di Forlì) ed è prodotta in Francia e se dovesse realmente funzionare rivestirà banchi di scuola e mezzi di trasporti di tutta Italia.

A sperimentarla per primo, però, è il Mart, con il presidente Vittorio Sgarbi che ha accettato di buon grado la sponsorizzazione e si è offerto di fare da cavia. Nell'week end, dunque, gli addetti a stendere il telo protettivo «Agivir Culture» sono saliti a Rovereto ed hanno rivestito le panchine, il tavolo della biglietteria, il guardaroba con questa pellicola antibatterica che, assicurano gli ideatori, annulla le possibilità di contagio. Anche se il museo - da disposizioni ministeriali - è chiuso come tutti quelli in Italia.

Se l'esperimento funzionasse davvero toccherà poi, come detto, alle scuole e alle stazioni del trasporto pubblico, tanto per fare un esempio. Ma quello che interessa a Sgarbi è poter riaprire i musei, il Mart su tutti, per consentire ai visitatori di ammirare la grande mostra «Caravaggio. Il contemporaneo». Tant'è che, ora come ora, i manufatti interni del polo culturale di corso Bettini sono stati «fasciati» adeguatamente. E alla Camera dei deputati Sgarbi, ieri, doveva illustrare il progetto anti-Covid e, appunto, chiedere di «restituire» l'arte e la cultura in presenza agli appassionati.

L'azienda emiliana, comunque, è in stretto contatto con il commissario straordinario Arcuri per studiare un piano di intervento alla voce sicurezza. E, come detto, lo stesso Sgarbi sta promuovendo l'impiego di questo salva-contagio sperarando, in questo modo, di riaprire i musei a dicembre.
Come detto, si tratta di una membrana adesiva riposizionabile, di lunga durata, trattata con particelle d'argento che la certificano come prodotto antivirale e antibatterico. E, proprio pensando ai musei, è stata battezzata «Agivir Culture», una piccola, grande rivoluzione in tempo di Covid. La pellicola, prodotta dal gruppo francese «Serge Ferrari», è ovviamente inserita in un contesto di sviluppo e applicazione internazionale per contrastare la diffusione dei virus, tra cui appunto il Covid-19. D'altro canto consente la sanificazione senza ulteriore intervento umano (non usando prodotti e non igienizzando ad ogni passaggio di chicchessia) ed è sfruttabile nelle scuole e nelle università per proteggere banchi, cattedre e laboratori, ma pure nel settore dei trasporti, della ristorazione e in tutti quegli spazi comuni che possono trasmettere il virus.

Ma avendo scelto Vittorio Sgarbi come una sorta di testimonial, si punta inizialmente sui musei. «Un atto di prevenzione essenziale per la sicurezza dei visitatori dei musei che, in questo modo e con gli strumenti già in uso permette ai musei di riaprire senza alcun problema» è, non a caso, il commento del presidente del Mart.
L'idea, come detto, è venuta a tre imprenditori emiliani (Luigi Belluzzi e i fratelli Cristian e Samuele De Pietri) e ad un forlivese (Sauro Moretti) per proteggere i visitatori del coronavirus.

«Agivir Culture è una piccola, grande rivoluzione in tempo di Covid. La pellicola, prodotta in Francia e commercializzata dalla Glab di Reggio Emilia, inserita in un contesto di sviluppo e applicazione internazionale, contrasta la diffusione dei virus, tra cui il Covid-19. Consente la sanificazione senza ulteriore intervento umano. La pellicola si presta all'uso nelle scuole, nei trasporti, nella ristorazione, nelle palestre, nelle funivie o nelle baite e in tutti gli spazi comuni».

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