Jurka e i presagi (giusti e sbagliati)
DAIDOLA-CASSANDRA.
«Ogni iniziativa dal punto di vista imprenditoriale può avere dei margini di rischio, ma non sono tanto questi margini di rischio che dobbiamo valutare, quanto la capacità del proponente a far fronte alle esigenze finanziarie del progetto. E sulla solidità economica della Cantina di La Vis direi che non ci sono dubbi». Così, nel marzo 2003, parlò Mauro Colaone, all'epoca dirigente generale del Dipartimento agricoltura e foreste della Provincia e presidente del Comitato tecnico per il settore agricolo, da cui si era appena dimesso il professor Giorgio Daidola, docente universitario a Trento di ragioneria, analisi di bilancio ed economia e gestione delle imprese turistiche. Daidola era stufo di veder approvati progetti «che - disse all'Adige - non solo non garantiscono un minimo di redditività, ma costituiscono degli evidenti sperperi di denaro pubblico per realizzare iniziative demagogiche che spesso smentiscono le stesse linee di politica economica della Provincia». Maso Franch è stato ora acquistato da Cooperfidi e la cantina di La Vis ha debiti per cento milioni di euro. Daidola-Cassandra, purtroppo, aveva ragione. Ma a Piazza Dante nessunò lo ascoltò.
JURKA, CHE STAR!

UN ANNO FA.
«Non esistevano divisioni sul progetto, anche se magari c'era il rischio che qualcuno volesse sfruttare l'occasione per verificare il proprio peso dentro il partito. Voglio sottolineare questo investimento unitario per la crescita dell'Upt. Questo mi pare l'elemento politico più importante»
Marco Tanas, 19 settembre 2009
Queste le dichiarazioni subito dopo la riconferma a segretario provinciale dell'Upt. Lo scorso 10 luglio è stato sostituito dal triumvirato FraGiL (Fravezzi-Gilmozzi-Lunelli).