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La ’ndrangheta? Non mi Cembra vero

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Nella crisi generale di etica e valori di questi tempi, spicca la decandenza della malavita organizzata. La ‘ndrangheta calabrese ad esempio. Tra i tanti posti dove poteva insediarsi, ha scelto di venire proprio in Trentino; dove non riusciamo neanche a pronunciare la parola «‘ndrangheta». Mio cugino pensava fosse un mezzo di trasporto: «Vat en bici?». «No, pensavo de nar en drangheta».
L’indagine che ha portato alla luce la malavita calabrese in Valle di Cembra è partita da una soffiata anonima: «Alla Famiglia Cooperativa di Lases fanno fuori 30 kg di ‘Nduja piccante a settimana». Sono segnali. Indizi, che hanno spinto i Ros a tendere una trappola al clan dei calabresi. Messa una soppressata su una panchina al parco di Cembra (con accanto un foglio riportante una cinquantina di “H” sparse qui e là per dare l’dea che si trattava di un biglietto scritto in calabrese a cui la pioggia aveva cancellato le vocali), i carabinieri si sono nascosti dietro un cubetto di porfido imitando il verso della ‘Nduja in amore. I calabresi non hanno resistito al richiamo e sono usciti allo scoperto. A quel punto sono stati immobilizzati con dello spray al peperoncino e portati in caserma.
Secondo quanto emerso - ma ricordiamo che le accuse sono tutte da dimostrare - i calabresi avrebbero chiesto il bis di peperoncino. Purtroppo lo spray era finito e hanno dovuto accontentarsi di una salamino piccante e due diavola. Così è nata l’operazione in codice “perfido porfido”, dove si parla anche di cene conviviali a base di capra. In seguito però, le intercettazioni hanno documentato che le cene a base di capra in realtà servivano da copertura, perché la capra era sempre la stessa. Un infiltrato della cosca detto “’u Smilzo” (perché pesa 200 kg ma è molto permaloso) custodiva il denaro sporco direttamente in un doppiofondo ricavato nella capra; ecco il motivo delle continue cene, che in realtà erano a base di smacafam. La capra invece andava e veniva su una Audi con l’autista, che era un altro infiltrato della cosca detto “u’ Vegetarianu” (perché non mai toccato la capra neanche con un cucchiaino).
Tutta questa vicenda porta a galla un elemento inquietante. Un ingrediente oscuro e sconosciuto in Trentino: la creatività. Perché chi ha inventato il nome dell’operazione (“perfido porfido”) è un genio, e gli va riconosciuto. Un artista. Il resto è collusione tra istituzioni e malavita, insomma niente di nuovo qui da noi. Ma l’arte no, l’arte dev’essere celebrata.

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