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Settimana santa, tempo di martiri

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La coincidenza della pandemia con la Settimana santa, iniziata ieri con la domenica delle Palme, invita a un dato consolante: il nostro tempo è caratterizzato anche da coraggiosi “testimoni” che danno la vita per la loro missione.

A Roma il rito si è svolto nella basilica vaticana, senza la consueta processione in piazza San Pietro; ma con il Papa vi era solo una dozzina di fedeli, ben distanziati. La grande navata sembrava dunque vuota: un silenzio che gridava a tutti l’incombenza minacciosa del coronavirus.

Francesco, nella sua omelia, dopo aver ricordato che Cristo si diede senza riserve, per amore, riferendosi alla solidarietà urgente negli ardui momenti attuali, ha commentato: «La vita non serve, se non si serve». In questi giorni, infatti, i cristiani fanno memoria di Gesù che, ha detto il Papa, fu «condannato ingiustamente dalla istituzione religiosa e da quella politica». Eppure - notiamo - se Egli avesse voluto, gli bastava non venire a Gerusalemme, e rimanere nella lontana Galilea per evitare una fine tremenda; scelse, invece, di testimoniare la verità, a qualsiasi costo, e dunque di affrontare il martirio.

“Martire”, in greco, significa “testimone”: la prima Chiesa chiamò dunque “martiri” quei coraggiosi che, pur sottoposti a torture dai persecutori, “testimoniarono” senza esitare la loro fede nel Dio di Gesù, pur sapendo che con questa scelta si avviavano a morte sicura. Di “testimoni” di questo genere è costellata la storia della Chiesa e delle Chiese: non solo dei primi secoli, ma lungo duemila anni, e fino ai nostri giorni.

In questa lunghissima schiera di vittime di poteri prepotenti, ricordiamo, a settantacinque anni dal martirio, Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano impiccato in Germania il 9 aprile 1945. Ma non fu giustiziato perché Cristiano (molti nazisti si consideravano cristiani!), ma perché proclamava “idolatrico” il Nazismo, e oppressore della dignità umana. Perciò aveva partecipato alla preparazione di un attentato ad Hitler, poi attuato, ma fallito, il 20 luglio 1944. Alcuni “cospiratori” furono messi a morte subito; Bonhoeffer, dopo alcuni mesi di prigionia. E da allora moltissimi cristiani, al di là di differenze confessionali, lo considerano un esemplare “testimone” della fede.

Cambiamo pagina. Adesso, ai tempi del coronavirus, vediamo che decine di persone - medici e infermieri, uomini e donne - impegnate con la loro professionalità a salvare vite, sono state abbattute dal virus. Non sappiamo se fossero credenti, non credenti, diversamente credenti, cristiane o no: sappiamo che senza arrendersi hanno agito per amore dei/delle pazienti, pronte a offrire, a chi stava morendo senza accanto ai propri cari, una lieve carezza, un ultimo sorriso.

Queste donne questi uomini sono morti testimoniando un amore vero; dunque, sono martiri. Fin che il mondo, fin che Chiese e religioni hanno di tale rappresentanti, la speranza per il nostro futuro non è infondata.

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